La Cina punta sulla propria valuta per spingere l’economia. E’ anche cominciato un processo di de-dollarizzazione del petrolio trattando con l’Arabia Saudita.

Siamo all’inizio di una nuova era geopolitica con un mondo multipolare Occidente-Oriente?

I punti chiave della de-dollarizzazione dei pagamenti del petrolio

  • Il conflitto Russia-Ucraina ha accelerato il progetto della Cina di de-dollarizzazione, ponendo lo yuan come valuta forte per gli scambi internazionali. Le sanzioni imposte dall’Occidente alla Russia prevedono il blocco dello Swift. Questo dà una spinta decisiva all’utilizzo del sistema Cross-Border Interbank Payment System (CIPS) cinese. Metodo alternativo allo Swift nei pagamenti transfrontalieri che utilizza lo yuan.
  • E’ però solo una delle occasioni per la Cina di promuovere la propria moneta come valuta di scambio globale. La seconda, certamente la più importante a livello geopolitico, è proporre lo yuan come moneta di scambio per il petrolio. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l’Arabia Saudita sarebbe in trattativa con il governo di Pechino per vendere petrolio alla Cina in yuan. Puntando sempre di più ad una de-dollarizzazione.
  • Se la trattativa andasse in porto, l’accordo Cina-Arabia Saudita scardinerebbe il sistema dei pagamenti del petrolio. Il dollaro, valuta di riferimento dal 1970, lascerebbe la possibilità di veder trattate anche altre materie prime in una valuta diversa da quella americana. La guerra Russia-Ucraina ha dato una spinta forte alla Cina che prova a rubare la scena agli americani in Arabia Saudita fin dal 2016.

I paesi coinvolti in questo processo di uscita dal dollaro

  • Non è la prima volta che le grandi potenze tentano di sganciarsi dal dollaro trattando con l’Arabia Saudita. In passato ci aveva provato anche la Russia provando a imporre il rublo come moneta di scambio. Anche prima dell’arrivo dell’euro, alcuni Stati europei avevano provato a fare lo stesso. Oggi però sembra che la Cina possa avere più chance perché lo scacchiere geopolitico post pandemia è mutato e la Cina è il miglior cliente globale dell’Arabia.
  • Secondo dati riportati da Agi, che cita come fonti la United States Energy Information Administration (EIA) e l’Amministrazione generale delle dogane cinese, oggi dall’Arabia Saudita arrivano in America meno di 500 mila barili al giorno. In Cina invece arrivano 1,76 milioni di barili al giorno (pari a quasi il 25% della produzione saudita).
  • Nel processo di de-dollarizzazione del petrolio la Cina trova sulla sua strada un alleato forte che ha i suoi stessi interessi. Si tratta della Russia di Putin, tagliata fuori dal mondo occidentale, e seconda per importazione di petrolio dall’Arabia Saudita con 1,6 milioni di barili al giorno. L’affare per l’Arabia Saudita potrebbe tradursi più che in un vantaggio economico in maggiore potere sui cinesi. Riducendo così il sostegno all’Iran, già teatro del risiko del petrolio pre-pandemia.
  • La spinta russa si vede anche nella decisione presa a metà marzo 2022 dagli Stati membri dell’Unione economica eurasiatica (EAEU) – che raggruppa Bielorussia, Kazakistan, Russia, Armenia e Kirghizistan – di sviluppare con la Cina un progetto per un sistema monetario e finanziario internazionale indipendente. Il sistema sarà basato su una nuova valuta internazionale, che sarà calcolata come indice delle valute nazionali dei paesi partecipanti e dei prezzi delle materie prime.
  • Nella partita della de-dollarizzazione potrebbe entrare presto anche l’India, terzo consumatore di petrolio al mondo. Infatti sta non solo valutando l’acquisto di greggio russo e altre materie prime a prezzi scontati utilizzando la valuta nazionale, ma ha iniziato a studiare un meccanismo di scambio rupia-rubli. Questo con lo yuan da utilizzare come moneta di riferimento, in modo da aggirare le sanzioni alla Russia.

IDEE DI INVESTIMENTO

L’obiettivo della Cina di rendere la sua valuta una moneta di scambio internazionale arriva in un momento in cui l’economia del Paese fatica a mantenere le promesse. Secondo l’analisi di Schroders l’economia cinese ha iniziato bene il 2022, ma i mercati finanziari stanno già scontando tempi più difficili.

La ragione? Una grande ondata di nuovi casi di Covid-19 in Cina e Hong Kong che nelle ultime settimane ha coinciso con un deterioramento delle prospettive globali. Secondo Schroders, le speranze di una forte inversione di tendenza come quella vista nel 2015-16 rischiano di essere deluse e la crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) cinese sarà più debole di quanto previsto attestandosi su una crescita del 4,6% nel 2022 per salire fino al 5% nel 2023.

Al momento il dollaro non risente delle manovre cinesi sulla sua valuta e non ha un impatto diretto sui portafogli di investimento. Non c’è dubbio però che una buona scelta di investimento deve sempre tenere conto del contesto macroeconomico in cui si opera anche in un’ottica di lungo termine.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura, inoltre, la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

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