Tra le vittime del conflitto Russia-Ucraina c’è il processo appena avviato di transizione energetica. Le tensioni sui prezzi del gas e delle commodity hanno riportato in auge le fonti fossili. E’ tornata così nell’agenda dei governi, Italia compresa, la riapertura delle centrali a carbone.

Tutto questo avrà un impatto diretto sugli sforzi già decisi per migliorare il clima del Pianeta e l’Europa è l’area geografica più impattata. In particolare, a frenare sarà il programma già deciso dalla Commissione europea nel documento Fit for 55. Obiettivo azzerare le emissioni prodotte dalle nuove automobili entro il 2035.

Il settore automotive è certamente il più colpito dai blocchi delle materie prime. Strettamente collegato all’economia delle batterie che segna il passaggio delle auto all’elettrico e ai temi di energia e ambiente. Gli obiettivi fissati dalla Commissione europea saranno difficili da raggiungere soprattutto se i blocchi produttivi delle principali case automobilistiche dovessero proseguire.

I prezzi delle materie prime e in particolare dei metalli che servono per la produzione di batterie sono il problema e creano un nuovo tipo di inflazione denominata greenflation. Basti pensare che il litio è salito di oltre 400% nell’ultimo anno, il rame di oltre il 10% e il cobalto quasi del 55%. E poi c’è il nichel: alla terza settimana di guerra le contrattazioni sono state sospese sul mercato londinese dopo che il prezzo aveva toccato 100 mila dollari a tonnellata.

La strada per la transizione energetica

Sono tanti i settori ad alto rischio di approvvigionamento: oltre alla mobilità elettrica, le energie rinnovabili, la difesa, l’edilizia, l’industria e anche la space economy. In tutti questi settori l’Unione Europea dipende dalla fornitura da parte di altri Stati. Per cercare di arginare il fenomeno è stato varato un piano d’azione europeo che punta su un’Europa più sostenibile e resiliente. La guerra ha però cambiato lo scenario.

La scarsità di metalli e minerali necessari alla transizione energetica è un tema posto dalla Banca Mondiale, secondo cui la produzione dovrà aumentare del 500% entro il 2050. Più di un quarto della produzione dovrà essere di metalli rari che, secondo la lista dell’Unione Europea, è composta da almeno 20 elementi con il litio in testa, seguito dal palladio di cui la Russia è il primo esportatore globale. L’impatto geopolitico della guerra è enorme e le incognite tante per i mercati.

Nella partita gioca un ruolo chiave la Cina che, secondo l’analisi di ISPI, detiene oltre il 60% del mercato delle materie prime rare. Inoltre, al momento, ha un ruolo ambiguo nel conflitto Russia-Ucraina. Una spinta decisiva alla transizione energetica deve passare per forza da rapporti equilibrati tra Occidente – Europa e soprattutto Stati Uniti – sia con la Russia, sia con la Cina. La strada, al momento, è densa di ostacoli.

IDEE DI INVESTIMENTO

Nonostante la frenata impressa dalla guerra Russia-Ucraina la transizione energetica resta un megatrend di investimento di lungo termine ed è strettamente connesso con il climate change. Ma non c’è dubbio che l’Europa debba cambiare passo se vuole centrare gli obiettivi ambiziosi fissati per il 2030. Secondo l’analisi di Pictet Asset Management, l’unica strada è l’indipendenza energetica e le nuove misure della Commissione europea che aggiornano il Green Deal vanno in questa direzione.

In particolare l’UE intende:

  • aumentare gli investimenti in eolico e solare e semplificare le procedure per l’ottenimento di autorizzazioni per velocizzare la realizzazione di progetti di energia rinnovabile. A giugno 2022 verrà lanciata una strategia per sbloccare il potenziale dei pannelli solari da tetto nell’UE;
  • porre maggiore attenzione all’efficienza energetica con il raddoppio del numero previsto di installazioni di pompe di calore per raggiungere quota 30 milioni di unità entro il 2030;
  • accelerare lo sviluppo dell’idrogeno verde con l’obiettivo di alzare i target di produzione da raggiungere entro il 2030 da 5,6 milioni di tonnellate a 20 milioni di tonnellate;
  • coprire il fabbisogno residuo di gas attraverso forniture da produttori diversi dalla Russia;
  • anticipare il termine per il raggiungimento di numerosi obiettivi dal 2030 alla prima metà del decennio. La Germania, per esempio, ha proposto una nuova legislazione per anticipare il traguardo dell’alimentazione energetica al 100% da fonti rinnovabili al 2035.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura, inoltre, la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

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