L’acciaio è considerato uno dei materiali più inquinanti per il Pianeta. Eppure, proprio l’acciaio può dare una spinta decisiva alla decarbonizzazione dell’economia globale. L’acciaio, che alla fine del XIX secolo è stato il protagonista della rivoluzione industriale, è fondamentale anche per la costruzione di turbine eoliche, pannelli solari e piloni dell’elettricità. Questi sono necessari per compiere il processo di transizione energetica dai combustibili fossili al solare e all’eolico.

Il futuro vede l’idrogeno prodotto da energia pulita come il modo più economico per portare le emissioni della produzione di acciaio vicino allo zero entro il 2050. Questo secondo un rapporto BloombergNEF. Oggi il processo industriale dell’acciaio è ancora costoso, ma diventerà più economico rispetto alla produzione a base di carbone o gas naturale entro la metà del secolo. Anche se ci sarà bisogno di costruire di nuovi impianti.

Secondo i calcoli di BloombergNEF, per costruire un numero sufficiente di turbine eoliche, in modo da raggiungere lo zero netto di emissioni entro il 2050, saranno necessari 1,7 miliardi di tonnellate di acciaio. Pari a quanto materiale servirebbe per realizzare 22.224 repliche del Golden Gate di San Francisco. Non si può fare a meno di questo materiale e per questo l’idrogeno verde è considerato la soluzione sostenibile per produrre acciaio.

I pro e i contro dell’idrogeno verde

  • Secondo l’analisi di Pictet Asset Management, l’idrogeno verde è la soluzione più sostenibile perché proviene dall’elettrolisi dell’acqua. Un processo che scinde l’acqua in ossigeno e idrogeno, utilizzando corrente elettrica generata da fonti rinnovabili come il vento e il solare. Il processo produce zero emissioni di carbonio, ed è questo il motivo per cui è noto come “verde”.
  • Il problema è che produrre idrogeno verde, scindendo l’acqua e usando elettricità pulita, richiede enormi quantità di energia rinnovabile e costi elevati. Secondo BNEF, la capacità attualmente pianificata potrebbe produrre solo l’1,8% del gas di cui l’industria siderurgica avrebbe bisogno per raggiungere lo zero netto nel 2050.
  • L’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) afferma che, a livello mondiale, la capacità di idrogeno verde è aumentata da 1 MW nel 2010 a 25 MW nel 2019. Grazie a un drastico calo dei costi delle energie rinnovabili. Il problema è che tale processo rappresenta meno dello 0,1% dell’attuale produzione totale di idrogeno.

La geografia del potere dell’idrogeno verde

La crescita degli investimenti nelle tecnologie che producono idrogeno verde, può cambiare drasticamente il quadro produttivo nel prossimo decennio.

  • La Cina sarà la chiave per ripulire il settore siderurgico. Questo perché produce più della metà dell’acciaio mondiale. In particolare, Baowu Steel Group, campione nazionale di proprietà statale cinese e leader mondiale, è stato tra i produttori di acciaio a impegnarsi nell’obiettivo di neutralità al carbonio entro il 2050. Un decennio prima dell’obiettivo fissato dal presidente Xi per l’intero paese. Pechino punta a raggiungere il picco di emissioni di carbonio prima del 2025 e sta spingendo per un taglio del 30% entro il 2030. È un compito enorme perché l’industria è dominata da altiforni a carbone che saranno difficili da trasformare e molti dei quali sono ancora troppo recenti per essere chiusi.
  • In Europa e Nord America, secondo un’analisi di Mckinsey, c’è l’impegno si diverse società: da Nucor Corp., che utilizza acciaio riciclato nei forni ad arco elettrico. Mentre ArcelorMittal, Posco e Nippon Steel sono da tempo alla ricerca di metodi alternativi per sostituire gli altiforni tradizionali dove il carbonio sotto forma di carbone o monossido di carbonio viene pompato insieme al minerale, creando ferro liquido puro a temperature di oltre 1.000 gradi Celsius. Un’opzione è quella di sostituire il carbone con le biomasse, come legno o rifiuti agricoli, intrappolando le emissioni nel sottosuolo, ma usare il legno come combustibile incide sulla biodiversità e la deforestazione.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

1 Commento

  1. Franco Milli
    7 Settembre 2021 a 1:17 — Rispondi

    Qualcuno si ricorda che per produrre acciaio primario occorre prima di tutto produrre la ghisa ad alti contenuti di carbonio? La ghisa va poi ridotta, come contenuto di carbonio, per gli acciai di qualità!!
    L’acciaio da forni elettrici è un prodotto secondario da recupero dei metallli già impiegati

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