Batterie, pannelli solari e auto elettriche sono i gioielli nel portafoglio dei milionari che hanno investito per primi su clima, decarbonizzazione e biodiversità. La nuova generazione di magnati si trova nella classifica di Bloomberg Green 2020 che mette in fila 15 nomi diventati miliardari grazie alla crescita esplosiva di veicoli elettrici, batterie e energia solare.

Le 15 maggiori fortune derivano da soluzioni climatiche e transizione energetica. Ammontano in totale a 355 miliardi di dollari. La riduzione delle emissioni di gas serra è il minimo denominatore comune di tutte le attività più redditizie.

Sul tetto della classifica siede Elon Musk, Amministratore Delegato di Tesla, la cui fortuna è aumentata del 622% nell’ultimo anno, a 199,2 miliardi di dollari. La ricchezza di Musk è vicina a quella che, più un secolo fa, Rockefeller costruì sul petrolio. Automobili verdi e solare sono gli assi nella manica di Musk e valgolo il 90% della sua ricchezza. L’avventura spaziale di SpaceX, invece, non è presa in considerazione perché decisamente poco ecologica.

L’80% dei miliardari climatici è cinese

La fortuna verde di Musk è quasi tre volte la ricchezza complessiva dei quattro miliardari cinesi al secondo posto. Zeng Yuqun, Huang Shilin, Pei Zhenhua e Li Ping hanno un patrimonio netto verde di 60,7 miliardi di dollari grazie alla loro partecipazione in Contemporary Amperex Technology (CATL), il più grande fornitore al mondo di batterie per i produttori di auto elettriche. Tra i clienti di CATL c’è anche Tesla.

La ricchezza verde si può vedere nella salita nel 2020 dell’indice S&P Global Clean Energy: +231% contro un rialzo del 53% dell’indice S& P500. A volare sono state le azioni dei produttori di pellicole solari, turbine eoliche ed e-bike. Musk tiene alta la bandiera verde della ricchezza americana. Ben l’80% dei miliardari in classifica però proviene dalla Cina. Segno che il Paese è già una realtà nella produzione di tecnologie pulite come i componenti solari e il più grande mercato per le auto elettriche.

L’unico europeo in classifica è Aloys Wobben, imprenditore tedesco, che negli anni 70 del secolo scorso ha sviluppato la sua prima turbina eolica e nel 1984 ha fondato Enercon, una delle più grandi al mondo nel settore eolico. Wobben, una fortuna verde di 8,9 miliardi di dollari che vale il nono posto, è un’eccezione non solo per nazionalità, ma anche per settore: la sua è l’unica azienda legata al vento come energia rinnovabile.

Un’altra eccezione geografica e di settore è il miliardario australiano Anthony Pratt. Con 9 miliardi di dollari di ricchezza verde è al settimo posto. Possiede Pratt Industries, con sede in Georgia, il più grande produttore privato al mondo di carta e imballaggi riciclati al 100%. L’azienda gestisce anche impianti di energia pulita per alimentare i suoi mulini.

Il ruolo delle politiche green a livello globale

Le industrie cinesi, già in forte espansione, dovrebbero aumentare ancora i loro guadagni dopo la promessa del presidente cinese Xi Jinping di raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2060. Le politiche verdi lanciate a livello globale hanno un ruolo chiave: 9 delle 10 maggiori economie mondiali hanno obiettivi di emissioni nette zero.

L’Unione Europea sta sviluppando il piano Green Deal con cui sono stati stanziati centinaia di miliardi di euro di investimenti annuali. Negli Stati Uniti, il presidente Biden ha aderito all’accordo sul clima di Parigi e ha proposto un piano di energia pulita da 2 mila miliardi di dollari.

Accanto alla politica si muove da tempo anche la finanza che ha imboccato la strada della decarbonizzazione dei portafogli. I grandi gestori del risparmio stanno puntando sempre di più verso, per esempio, le emissioni di green bond che hanno già raccolto oltre 28 miliardi di dollari nel 2021 (il totale nel 2020 è stato di 220 miliardi). E’ sempre più evidente che tutti i Paesi stanno incrementando il lancio di green bond e che sono una buona opportunità di investimento attraverso fondi obbligazionari specializzati in green bond.

IDEE DI INVESTIMENTO

Il road map verso emissioni zero richiederà almeno 50 mila miliardi di dollari di investimenti da qui al 2050 a livello globale e la maggior parte del denaro sarà impiegata per innovazione tecnologica secondo i calcoli di Morgan Stanley Research.

I ritorni sull’investimento saranno notevoli: potenzialmente ogni 3 mila miliardi di dollari investiti c’è un guadagno stimato in 10 mila miliardi di dollari. La decarbonizzazione è un affare su cui altri miliardari di lungo corso stanno puntando: Bill Gates, Jeff Bezos o Warren Buffett, solo per citare i più noti, hanno da tempo imboccato la strada degli investimenti nella green economy.

Per investire sulla decarbonizzazione della Terra ci sono prodotti del risparmio gestito definiti Low Carbon, ovvero a basso rischio carbone. Morningstar definisce i fondi Low Carbon attraverso il Carbon risk score, ovvero il punteggio riferibile al carbone in portafoglio che deve essere inferiore al 10% e al Fossil Fuel Involvement, ovvero il coinvolgimento di combustibili fossili, che non deve superare il 7% degli asset totali.

Una buona occasione di diversificazione del portafoglio sono i fondi azionari internazionali low carbon. Ecco i migliori secondo il Carbon Risk di Morningstar presenti sulla piattaforma di Online Sim:

  • Arca Azioni Internazionali è un azionario internazionale con una lunga storia di gestione perché è partito nel 1987. Il fondo rende da inizio anno il 16,30% (dati Morningstar aggiornati a maggio 2021). Tecnologia, finanza e beni di consumo sono i primi settori in portafoglio. Il 59% del portafoglio è investito.
  • Nordea 1 – Global Stable Equity Fund Classe BP EUR Acc è un azionario internazionale nato nel 2006. Il fondo rende da inizio anno il 20,34% (dati Morningstar aggiornati a maggio 2021). Salute, tecnologia, e servizi alla comunicazione sono i primi settori in portafoglio. Gli Stati Uniti sono il primo mercato in portafoglio con il 66%.
  • Jb Equity Fund Special Value Classe B Eur è un azionario internazionale nato nel 2013. Il fondo rende da inizio anno il 16,01% (dati Morningstar aggiornati a maggio 2021). Finanza, tecnologia e salute sono i primi settori in portafoglio. Il 50% è investito sul mercato americano.
  • Raiffeisen PAXetBONUM-Aktien Classe R EUR Acc è un fondo azionario internazionale nato nel 2019. Il fondo rende da inizio anno il 15,91% (dati Morningstar aggiornati a maggio 2021). Tecnologia, finanza e beni industriali sono i primi settori in portafoglio. Il 53% è investito in America.
  • JPMorgan Funds – Global Equity Fund Classe D Usd Acc è un azionario internazionale nato nel 2000. Il fondo rende da inizio anno il 14,51% (dati Morningstar aggiornati a maggio 2021). Finanza, tecnologia e beni di consumo ciclici sono i primi settori in portafoglio. L’America vale il 65% del portafoglio.

Online Sim offre la possibilità di investire in un portafoglio modello sul cambiamento climatico che ha un rendimento annualizzato del 20,86% (dati aggiornati ad maggio 2021) ed è costruito in collaborazione con Main Street Partners, boutique finanziaria inglese specializzata in ESG.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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