Nichel, grafite, litio, cobalto e particelle di plastica di scarto. Sono i componenti delle batterie delle auto del futuro che sostituiranno gradualmente il motore a combustione. L’industria automobilistica è avviata sulla strada della rivoluzione verde che è destinata a ridisegnare i confini delle aziende produttrici – il duello tra Fiat e Renault in Europa è un esempio – e ad avere un impatto significativo sulle materie prime. Questa rivoluzione ha anche un risvolto geopolitico: le celle energetiche, infatti, contengono materie prime estratte in luoghi delicati dal punto di vista politico e ambientale, come la Bolivia e la Repubblica democratica del Congo, e se i tassi di crescita stimati sono indicativi, la domanda supererà l’offerta. La prova? Entro il 2030 secondo i calcoli di BloombergNEF, la società di ricerca che aiuta i professionisti dell’energia a generare opportunità, saranno circa 140 milioni i veicoli elettrici in circolazione e questo richiederà l’estrazione di 3 milioni di tonnellate in più di rame all’anno, di 1,3 milioni di tonnellate in più di nichel e circa di 263.000 tonnellate in più di cobalto.

La rivoluzione dell’auto che tutti definiscono verde nasconde però una verità economica diversa. La scarsità di materie prime costringerà il settore automotive a spingere sul riciclo dei materiali con un onere aggiuntivo in termini di costi che porterà le auto elettriche a generare meno redditività delle auto tradizionali per i costruttori. Per questa ragione per i costruttori automobilistici investire sul riciclo delle materie prime è diventato importante quasi quanto investire nella tecnologia dei nuovi veicoli. La corsa a diventare leader di settore è già partita e vede la Cina in testa rispetto a Stati Uniti ed Europa. Il riciclo delle batterie dei veicoli è già redditizio in Cina e, in particolare, il colosso cinese Ganzhou Highpower Technology, leader assoluto di settore, prevede di aumentare di sei volte il riciclo delle batterie per auto usate il prossimo anno, anche grazie a un ambizioso piano del governo che vuole aumentare la potenza di riciclo a 1 milione di tonnellate all’anno entro il 2030 da circa 60.000 tonnellate, secondo a BloombergNEF.

Auto elettrica: la sfida da vincere è sulle materie prime

Del resto la Cina ha anche il primato della auto elettriche in circolazione secondo quanto emerge dal Global Electric Vehicles Outlook 2019 a cura della International Energy Agency (IEA), l’agenzia fondata dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) per facilitare il coordinamento delle politiche energetiche dei Paesi membri. Secondo il report di IEA nel 2018 la flotta globale di auto elettriche ha superato i 5,1 milioni (in aumento di 2 milioni rispetto al 2017) quasi raddoppiando il numero di nuove immatricolazioni. La Cina è rimasta il più grande mercato di auto elettriche al mondo, seguita da Europa e Stati Uniti. La Norvegia resta il leader mondiale in termini di quota di mercato delle auto elettriche (46%).

L’aumento dei prezzi di cobalto, litio e nichel nell’ultimo anno ha dato una spinta ulteriore al primato cinese. Perché proprio dalla Cina dipende il 90% della raffinazione del cobalto che viene usato anche per produrre le batterie degli smartphone e di tutti i device tecnologici. Il report IEA ipotizza una crescita tra 10 e 25 volte della domanda di cobalto entro il 2030 rispetto ai livelli attuali a causa proprio delle richieste provenienti dal settore automobilistico. Per questo l’agenzia dell’Ocse evidenzia la necessità di forti innovazioni nel campo della chimica per trovare elementi che vadano a sostituire materie prime, alcune per loro natura, scarse, come nichel, litio – definito l’oro bianco – e appunto il cobalto.

Stati Uniti ed Europa si stanno muovendo di rincorsa dietro la Cina. Basti pensare a quanto deciso dal gruppo Volkswagen che per sostenere lo sviluppo della sua auto elettrica ha recentemente lanciato una maxi gara internazionale per approvvigionamenti di cobalto per un valore di ben 50 miliardi di euro dal 2019 al 2030. Del resto, Volkswagen sta adottando la politica più aggressiva del mercato sul fronte dell’elettrica con il lancio di una gamma diversificata di modelli e una previsione di vendite di 22 milioni di veicoli a batteria nei prossimi 10 anni. E non è un caso che sia tedesca l’azienda che più di tutte in Europa sta puntando sul riciclo delle materie prime per batterie. Si tratta della società chimica Basf, che vanta oltre un secolo di esperienza nel riciclo di materiali. In prima fila in Europa c’è anche la belga Umicore che ricicla già le batterie per Tesla Inc. in uno stabilimento a sud di Anversa.

IDEE DI INVESTIMENTO

Nella corsa all’auto elettrica la vera sfida da vincere è quella sulle materie prime necessarie a dare la spinta ai veicoli. Il report IEA mette in evidenza alcuni driver che guideranno il business nei prossimi anni:

  • La politica ha un ruolo chiave: Paesi leader come la Cina, gli Stati Uniti e la Norvegia utilizzano una varietà di misure come standard di risparmio di carburante, incentivi per veicoli a emissioni zero e basse, supporto per l’infrastruttura di ricarica per veicoli elettrici e strumenti economici che aiutano a colmare il divario di costo tra veicoli elettrici e tradizionali.
  • I progressi tecnologici stanno offrendo sostanziali riduzioni dei costi: se nel 2009 un kwh di batteria per veicoli ibridi e full electric costava 700 dollari, secondo un report di Boston Consulting Group, nel 2017 siamo scesi a circa 150 e nel 2030 si passerà a un massimo di 90 dollari.
  • La scarsità delle materie prime per le batterie oggi sul mercato spinge la ricerca di nuove soluzioni come le batterie allo stato solido o prismatiche e l’applicazione di materiali avanzati come il grafene.​

Per investire sulla mobilità e sul trasporto sostenibile, una buona strada è puntare su un fondo azionario che guarda all’ambiente e che integra nel processo di investimenti i criteri ESG (categoria Morningstar: Azionari ecologia) che abbiano un buon rating di sostenibilità.

I migliori fondi azionari ecologia con rating di sostenibilità

ProdottoRendimento YTDRendimento 3yMorningstar Sustainability Rating
Pictet-Environmental Megatrend Selection Classe R USD27,59%9,23%Average
Vontobel Clean Technology Classe B25,64%---Above Average
DWS Invest Climate Tech NC25,14%---Above Average
Nordea 1 – Global Climate and Environment Fund Classe E Eur (acc)24,91%10,85%High
Wellington Climate Strategy D Uh Acc24,25%---Average
BNP Paribas Climate Impact Cl C23,21%8,24%High
Jupiter Global Elgy Gr L USD Acc21,55%4,89%High
Swisscanto (LU) EF Glb ClimateInv DT EUR21,50%8,47%Above Average
BNP Paribas Global Environment Classe Classic Eur Acc20,39%7,90%High
Allianz Climate Transition AT EUR19,63%5,52%Above Average
Mirova Europe Environmental Equity Fund classe R Dis18,77%-2,75%Average
Schroder ISF Glb Clmt Chg Eq B Acc USD18,27%8,69%Average
Amundi Fds Glb Ecology ESG F EUR C17,09%6,53%High
Amundi Fds Eurp Eq Green Imp F2 EUR C15,77%3,09%Average
Templeton Glb Climate Change B(acc)USD13,60%3,35%High
BNP Paribas Green Tigers Cl EUR Cap10,19%3,81%Average
Nella tabella, gli azionari con il bollino della sostenibilità che investono su settori legati all'ecologia ordinati per rendimento da gennaio 2019. Dati in euro annualizzati aggiornati a settembre 2019. Fonte: Morningstar Direct.

Scopri gli altri fondi e sicav disponibili sulla piattaforma Online SIM.


Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

 

Articolo precedente

Obbligazioni: come investire la liquidità quando i tassi sono a zero

Articolo successivo

Investire seguendo Twitter e i Big data

Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *