Il mondo punta sempre di più sull’idrogeno verde (H2) per dare una spinta all’energia pulita. Il piano per il clima del candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti, Joe Biden, prevede un programma di ricerca che ha l’obiettivo di produrre un gas pulito che sia abbastanza economico per alimentare le centrali elettriche da qui al 2030. Allo stesso tempo, Giappone, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda e Unione Europea con il lancio del Green Deal, hanno varato programmi che puntano sull’idrogeno per compiere una conversione energetica che sia in linea con i principi dell’Agenda 2030 della sostenibilità.

L’obiettivo per tutti i Paesi che hanno scelto l’idrogeno è la riduzione dei gas serra nei settori dell’energia, dei trasporti e dell’industria. Nel frattempo, un numero crescente di aziende in tutto il mondo sta costruendo impianti a idrogeno verde sempre più grandi, sperimentando le potenzialità nella produzione di acciaio, di carburante per aviazione a emissioni zero e in alimentazione dei server per la tecnologia.

Secondo un’analisi del MIT di Boston la scelta dell’idrogeno verde – esistono anche forme di idrogeno grigio e blu – è ovvia: è l’elemento più abbondante sulla terra, potrebbe alimentare veicoli (auto, camion, aerei, navi), le centrali elettriche e fornire un modo per immagazzinare energia rinnovabile. L’idrogeno, infatti, non è una fonte energetica pura, come può essere il petrolio, ma un vettore energetico. Finora l’economia dell’idrogeno è stata frenata dagli alti costi di creazione di una versione pulita, dai massicci investimenti necessari per creare le infrastrutture necessarie per metterlo in uso e dai progressi nelle alternative di stoccaggio delle energie concorrenti come le batterie al litio, per esempio.

Cosa è cambiato adesso? La produzione di idrogeno è semplice: si può ottenere semplicemente scindendo l’acqua, in un processo noto come elettrolisi, che era proibitivo in gran parte perché richiede molta elettricità. Adesso il prezzo dell’energia solare ed eolica continua a diminuire e mettere in piedi sistemi di produzione di idrogeno a costi più contenuti sembra molto più fattibile.

Al momento, tuttavia, l’idrogeno pulito è ancora troppo costoso e restano ancora dubbi sulla complessità di un sistema di produzione di idrogeno ad energia solare. Un documento di Nature Energy all’inizio dello scorso anno, prima della pandemia Covid-19, ha scoperto che se la tendenza del mercato di prezzi dell’energie alternative al ribasso continuerà, l’idrogeno verde potrebbe essere economicamente competitivo su scala industriale entro un decennio. Allo stesso modo, l’Agenzia internazionale dell’energia prevede che il costo dell’idrogeno pulito scenderà del 30% entro il 2030. Tutto dipende dalle politiche energetiche degli Stati. Secondo l’analisi di Morgan Stanley la localizzazione di impianti di idrogeno verde vicino ai principali parchi eolici nel Midwest degli Stati Uniti e in Texas potrebbe rendere competitivo il costo del carburante già entro il 2022.

IDEE DI INVESTIMENTO

Mentre l’Unione Europea ha già definito a luglio 2020 la sua roadmap di conversione verso l’idrogeno verde definendo tre fasi – la prima (2020 – 2024) prevede di decarbonizzare l’attuale produzione di idrogeno, con almeno 1 milione di tonnellate di idrogeno rinnovabile e l’installazione di almeno 4 GW di elettrolizzatori, mentre entro il 2050 l’idrogeno deve raggiungere il 13-14% del mix energetico europeo contro il 2% attuale – negli Stati Uniti la strada verso lo sviluppo dell’economia a idrogeno dipenderà molto dal prossimo presidente americano.

Secondo gli analisti di Morgan Stanley, il drastico calo dei prezzi delle rinnovabili e dei costi della tecnologia degli elettrolizzatori insieme con i finanziamenti per supportare l’elettrolisi dell’H2 verde e un’estensione del credito d’imposta sulla produzione di energia eolica fino al 2024, sono elementi necessari per sostenere il cambiamento.
L’impegno dell’UE a favore dell’idrogeno ha dato vita anche alla European Clean Hydrogen Alliance (ECH2A), l’iniziativa della Commissione europea che riunisce enti pubblici e privati, associazioni di imprese e cittadini, per definire le priorità strategiche dei prossimi anni volte alla promozione e allo sviluppo dell’idrogeno. Senza dubbio la pandemia ha impresso velocità allo sviluppo di un mercato energetico più sostenibile.

Secondo la Global Footprint Network (GFN), un’organizzazione di ricerca senza scopo di lucro, che calcola ogni anno l’Earth Overshoot Day sin dagli anni ’70, per esempio, nel 2020 l’impronta di carbonio globale è diminuita di quasi il 15% rispetto allo scorso anno, quella relativa ai prodotti forestali di oltre l’8%.

Secondo l’analisi di Pictet Asset Management, la domanda adesso è se il mondo sia in grado di proseguire questo percorso verso la sostenibilità.

Ecco alcuni punti chiave della ricaduta economica dell’utilizzo dell’idrogeno verde secondo Morgan Stanley:

  • L’adozione diffusa dell’idrogeno può aiutare Paesi e aziende a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione stabiliti dall’Agenda 2030. Entro il 2050 l’idrogeno potrebbe raggiungere un volume di vendite annuali globali pari a 2.500 miliardi di dollari contro i 130 miliardi di dollari del 2017.
  • La crescente disponibilità di fonti energetiche rinnovabili, comprese l’energia solare ed eolica, fa prevedere un forte calo del costo dell’elettricità nel prossimo decennio. Questo renderebbe la produzione di idrogeno tramite il processo di elettrolisi dell’acqua pulita un’operazione molto più efficiente in termini di costi. Entro il 2030 il costo della produzione di idrogeno verde potrebbe corrispondere a quello della produzione a metano.

La Top 5 dei fondi che investono in energie alternative

ProdottoRendimento 1yRendimento YTD
Bgf New Energy Fund Usd Classe E231,11%14,41%
MULTIPARTNER SICAV - RobecoSAM Smart Energy Fund Eur Classe B26,40%8,65%
Pictet - Clean Energy Classe R Usd25,73%12,13%
Multipartner SICAV - RobecoSAM Smart Energy Fund E EUR*25,45%8,13%
Pictet - Clean Energy Classe R Eur25,26%12,04%
Nella tabella i migliori fondi azionari che in investono a livello globale sui settori delle energie alternative ordinati per rendimento a un anno. Dati in euro aggiornati ad agosto 2020. Fonte: Morningstar.

*Il fondo è disponibile in piattaforma nella seguente classe MULTIPARTNER SICAV – RobecoSAM Smart Energy Fund Eur Classe B

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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