Nel 2030 la popolazione globale salirà a 8,5 miliardi di persone (contro i 7,6 miliardi attuali e i 10 miliardi attesi entro il 2050). Sfamarle, secondo le stime delle Nazioni Unite, è una grossa sfida da vincere. L’Obiettivo 2 dell’Agenda 2030 sulla sostenibilità, del resto, indica esplicitamente: porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare l’alimentazione e promuovere l’agricoltura sostenibile.

A nove anni dal traguardo a che punto siamo? Secondo la FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, l’obiettivo fame zero nel 2030 non è raggiungibile. Anzi, il numero globale di persone denutrite arriverà a superare la cifra di 840 milioni conto i circa 700 mila di oggi pari all’8,9% della popolazione mondiale.

Per combattere la fame un passo importante è stato compiuto a fine giugno dai ministri degli Esteri dei Paesi del G20. A Matera hanno firmato una dichiarazione congiunta che prende alcuni impegni importanti dopo che la pandemia ha aggravato la situazione.

In particolare:

  • i Paesi del G20 con la Dichiarazione di Matera incoraggiano la coesione sociale e lo sviluppo della comunità. Questo per ridurre le disuguaglianze socioeconomiche, sviluppare il capitale umano, promuovere l’uguaglianza di genere e l’emancipazione dei giovani. Tutto per promuovere la crescita economica inclusiva globale e lo sviluppo sostenibile;
  • i Paesi del G20 intendono migliorare la condizione delle donne e dei giovani nell’ambito rurale. Questo non solo come tutela di gruppi vulnerabili, ma come leva per promuovere sistemi di alimentazione sostenibile;
  • i Paesi del G20 intendono migliorare i sistemi di protezione sociale facendo più attenzione ai bisogni delle donne;
  • i Paesi del G20 intendono spingere sulla finanza climatica, perché gli investimenti rafforzino le capacità di adattamento del settore agricolo ai cambiamenti climatici.

Il climate change è strettamente collegato al raggiungimento dell’Obiettivo 2 dell’Agenda 2030. Infatti, come calcola il Gruppo Intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), se si arriverà a una temperatura del Pianeta intorno ai 2 gradi centigradi (contro l’obiettivo di abbassarla stabilmente sotto 1,5 gradi) ci saranno circa 420 milioni di persone in più sulla Terra. Queste dovranno fare i conti con ondate di caldo estremo potenzialmente letali. Circa 350 milioni di persone in più, nelle aree urbane, saranno esposte alla scarsità d’acqua a causa di gravi siccità e fino a 80 milioni di persone in più nel mondo, rispetto ad oggi, potrebbero soffrire la fame entro il 2050.

IDEE DI INVESTIMENTO

L’alimentazione del futuro che guarda anche a vincere la fame nel mondo è una sfida che tiene conto sia della qualità sia della sostenibilità ambientale. Già oggi e ancora di più dopo la pandemia la qualità e la quantità del cibo va pesata con la salute delle persone.

In particolare:

  • Serve una dieta per togliere la fame al mondo che guardi a cibi alterativi. Le analisi di Robeco e Bnp Paribas Asset Management evidenziano che servono diete per combattere malattie come l’obesità. Servono anche modelli alimentari che contengano l’inquinamento. Oggi circa un terzo delle emissioni totali di gas serra e il costo sociale è stimato a circa 1.700 miliardi di dollari entro il 2030.
  • Oltre alla domanda di cibi più sani, per Pictet Asset Management servono nuovi modelli di agricoltura che preservino l’agrobiodiversità e facciano affidamento su scienza e innovazione anche in chiave salute. I produttori di cibo, per esempio, possono contribuire a migliorare la sostenibilità della produzione alimentare e sistemi alimentari, dalla fattoria alla tavola. L’agricoltura di precisione può offrire soluzioni per il clima e per i rifiuti alimentari che stanno crescendo velocemente.

Per investire anche in chiave sociale sui trend legati all’alimentazione e all’agricoltura ci sono fondi azionari tematici specializzati che investono in maniera globale.

  • BGF Nutrition Fund Classe E2 EUR è un azionario tematico che investe in azioni emesse da società operanti nella catena del valore del settore agricolo. In fondo investe in società operanti nella produzione, nell’imballaggio, nella fornitura e nella fabbricazione di attrezzature agricole. Nato nel 2009, rende l’11,48% a tre anni secondo dati Morningstar aggiornati a luglio 2021 (+14,83% il rendimento da gennaio 2021). Beni di consumo e materie prime sono i primi settori in portafoglio, gli Stati Uniti pesano per oltre il 39% in portafoglio seguiti da area euro.
  • Pictet – Nutrition Classe R Eur è un azionario internazionale che investe in azioni di società agricole (prodotti chimici per l’agricoltura, attrezzature e infrastrutture, prodotti agricoli e alimenti, combustibili biologici, scienze delle colture, terreni agricoli e forestali). Nato nel 2010, il fondo rende il 10,71% a tre anni secondo dati Morningstar aggiornati a luglio 2021 (+13,54% il rendimento da gennaio 2021). Beni di consumo e materie prime sono i primi settori in portafoglio, gli Stati Uniti pesano per oltre il 45% in portafoglio.
  • DPAM INVEST B Equities Sustainable Food Trends è un azionario internazionale che investe in imprese direttamente o indirettamente impegnate nella catena di produzione e distribuzione del settore agroalimentare e di altri settori connessi e selezionate sulla base di criteri ambientali, sociali e di governance (ESG). Nato nel 2007, il fondo rende il 9,04% a tre anni secondo dati Morningstar aggiornati a luglio 2021 (+15% il rendimento da gennaio 2021). Beni di consumo e materie prime sono i primi settori in portafoglio, geograficamente è ripartito in maniera equa tra America ed Europa area euro (circa 25%).
  • DWS Invest Global Agribusiness NC è un azionario internazionale che investe in aziende che svolgano la propria attività principale nel settore agricolo o traggano benefici dallo stesso. Le società interessate operano nell’ambito della catena multistrato del valore alimentare. Nato nel 2006 il fondo rende il 6,62% a tre anni secondo dati Morningstar aggiornati a luglio 2021 (+14,4% il rendimento da gennaio 2021). Materie prime e beni di consumo sono i primi settori in portafoglio, il 45% del portafoglio è investito in America, il 24% nell’area euro.

infografica fame obiettivo 2030

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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