Il 3 novembre 2026 gli Stati Uniti votano per le elezioni di metà mandato, le Midterm elections che rinnoveranno tutti i 435 seggi della Camera e 35 dei 100 seggi del Senato. Per i mercati l’appuntamento conta soprattutto per una ragione: può modificare gli equilibri del Congresso e, quindi, la capacità dell’amministrazione Trump di portare avanti la propria agenda nella seconda parte del mandato. Ma per chi investe la domanda più importante non è necessariamente chi controllerà Camera e Senato. È quanto le elezioni possono davvero cambiare lo scenario economico e finanziario. Facciamo il punto.

Morgan Stanley invita infatti a guardare oltre il rumore politico: ciclo economico, utili societari, inflazione, tassi di interesse e investimenti nell’Intelligenza Artificiale potrebbero continuare ad avere un peso maggiore sulla direzione dei mercati. Una lettura condivisa, con sfumature diverse, anche da BlackRock, J.P. Morgan Asset Management e Goldman Sachs Asset Management.

Ecco allora cinque lezioni dei midterm USA 2026 utili per chi investe.

  1. L’inflazione può scendere, ma il costo della vita resta alto

La prima lezione arriva dall’economia reale. Il tema centrale della campagna elettorale non è soltanto l’inflazione, ma l’affordability, ovvero la capacità delle famiglie di sostenere il costo delle spese quotidiane.

La distinzione è importante. Se l’inflazione rallenta, significa che i prezzi aumentano meno velocemente, non che tornano automaticamente ai livelli precedenti. È quello che Morgan Stanley definisce il “price level problem”: sanità, alimentari, casa ed energia continuano a pesare sui bilanci familiari anche dopo il rallentamento dell’inflazione.

Per gli investitori è un punto da non sottovalutare. Il costo della vita influenza la fiducia dei consumatori, mentre i consumi rappresentano una componente fondamentale dell’economia statunitense. Può inoltre condizionare il dibattito politico su energia, fiscalità, sanità e spesa pubblica.

La prima lezione è quindi semplice: non basta osservare il dato mensile sull’inflazione. Bisogna capire quanto potere d’acquisto hanno realmente recuperato le famiglie e se i consumi riescono a sostenere la crescita.

  1. Le elezioni possono aumentare la volatilità, ma la storia invita alla prudenza

I Midterm sono spesso associati a una maggiore incertezza sui mercati. I numeri storici confermano almeno in parte questa impressione.

Secondo J.P. Morgan Asset Management, dal 1937 il rendimento medio dell’S&P 500 negli anni delle elezioni di metà mandato è stato del 9,2%, contro il 13,3% degli anni senza Midterm, con una volatilità mediamente superiore. Ma c’è un dettaglio fondamentale: alcuni degli anni peggiori hanno coinciso con shock che avevano poco a che fare con le urne. Nel 2018 e nel 2022, per esempio, un ruolo determinante è stato giocato dalla politica monetaria della Federal Reserve.

BlackRock arriva a conclusioni simili. Secondo la sua analisi, dal 1970 il mercato azionario americano ha storicamente iniziato a recuperare in media circa un mese prima delle elezioni, quando l’incertezza sul risultato cominciava a diminuire. Nei sei mesi successivi al voto, il rendimento medio è stato del 14,1%.

Non significa che nel 2026 accadrà necessariamente lo stesso: le medie storiche descrivono il passato, non prevedono il futuro. Mostrano però quanto sia difficile trasformare il calendario politico in una strategia di market timing.

  1. Tecnologia ed energia: perché sono i settori da osservare

Le elezioni possono avere effetti molto diversi sui singoli comparti. Morgan Stanley indica in particolare tecnologia ed energia tra i settori più esposti al cambiamento del clima politico.

Nel caso della tecnologia, al centro del dibattito ci sono concorrenza, privacy dei dati e soprattutto regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale. Un Congresso con equilibri diversi potrebbe modificare l’intensità del controllo politico, anche attraverso audizioni e iniziative parlamentari che non necessariamente si trasformano in nuove leggi.

L’energia è sensibile per un’altra ragione: il suo costo arriva direttamente nelle bollette e, attraverso trasporti e produzione, indirettamente nei prezzi di molti altri beni. Morgan Stanley sottolinea inoltre come la crescente domanda elettrica dei data center abbia aggiunto una nuova dimensione al tema, collegando energia, infrastrutture e boom dell’AI.

Attenzione però a costruire automatismi del tipo “vince un partito, sale un settore”. BlackRock osserva che la leadership settoriale non ha storicamente seguito in maniera affidabile il colore politico della Casa Bianca: energia, per esempio, ha registrato performance molto differenti da quelle che una semplice lettura politica avrebbe potuto suggerire.

Per chi investe attraverso fondi comuni, la lezione è quindi guardare ai fondamentali dei settori prima che alla loro etichetta politica.

  1. Governo diviso: perché lo stallo non è necessariamente una cattiva notizia

Una delle questioni seguite dai mercati riguarda la possibilità che le elezioni modifichino l’attuale equilibrio del Congresso. Le valutazioni pubblicate a settembre da Morgan Stanley e UBS considerano tra gli scenari possibili un Congresso diviso, ma si tratta di valutazioni pre-elettorali e non di risultati acquisiti.

Per un investitore, un governo diviso non equivale automaticamente a uno scenario negativo.

Con maggioranze diverse tra Casa Bianca e Congresso diventa generalmente più difficile approvare grandi riforme legislative. Questo può produrre gridlock, cioè stallo politico, ma può anche ridurre la probabilità di bruschi cambiamenti nelle regole fiscali o economiche.

Le analisi storiche vanno però interpretate con cautela. Correlazione non significa causalità: se Wall Street è salita durante determinate configurazioni politiche, non significa necessariamente che sia salita grazie a quelle configurazioni. Crescita, utili, inflazione e Federal Reserve possono aver contato molto di più.

Ed è proprio questo uno dei messaggi che emergono dalle analisi dei grandi gestori: il risultato elettorale è una variabile dello scenario, non lo scenario intero.

  1. La lezione più importante: non investire in base alle proprie idee politiche

Qui i dati diventano particolarmente interessanti. BlackRock ha calcolato cosa sarebbe accaduto a un investimento di 100.000 dollari nell’S&P 500 dal 2013 all’inizio del 2026. Restando sempre investiti, il capitale sarebbe cresciuto fino a circa 398.000 dollari. Un investitore che fosse uscito dal mercato ogni volta che alla Casa Bianca c’era il partito opposto alle proprie preferenze politiche avrebbe ottenuto risultati sensibilmente inferiori.

J.P. Morgan Asset Management sottolinea lo stesso rischio: la percezione che gli investitori hanno dell’economia cambia spesso in funzione dell’appartenenza politica, mentre i rendimenti di mercato non seguono necessariamente lo stesso schema.

È un esempio di bias comportamentale: trasformare un’opinione politica in una previsione finanziaria. Un investitore può avere convinzioni molto forti su un’elezione, ma un portafoglio deve rispondere ad altre domande: come stanno crescendo gli utili? Dove stanno andando i tassi? Quali sono le valutazioni? Quanto è concentrato il mercato? Quali economie e settori stanno offrendo opportunità?

IDEE DI INVESTIMENTO

Ma cosa conta più dei Midterm per i mercati nel 2026? È forse questa la vera lezione da tenere presente. Goldman Sachs Asset Management, nel Market Pulse di settembre, continua a indicare utili e solidità dei fondamentali societari tra i principali sostegni dei mercati azionari, pur riconoscendo tra i rischi le valutazioni elevate, eventuali sorprese legate all’AI e il ciclo elettorale. Anche J.P. Morgan Asset Management mette al centro i fondamentali e ricorda che episodi di debolezza verificatisi durante precedenti Midterm sono stati spesso spiegati meglio da fattori economici e monetari che dalle elezioni stesse.

Resta poi il grande tema dell’Intelligenza Artificiale. Gli investimenti in infrastrutture, semiconduttori, data center ed energia stanno muovendo quantità enormi di capitale e possono avere conseguenze su produttività, utili e valutazioni. BlackRock, nel suo outlook autunnale, continua a vedere opportunità legate all’AI, sottolineando però l’importanza di diversificare il rischio derivante dalla concentrazione del mercato.

In altre parole, Washington conta. Ma Federal Reserve, crescita economica e risultati delle aziende possono contare di più.

Per un investitore, le elezioni americane possono diventare soprattutto un buon esercizio di disciplina finanziaria. In particolare:

  • Il primo passo è evitare di modificare il portafoglio soltanto sulla base delle aspettative elettorali. La storia mostra quanto sia difficile individuare in anticipo il momento giusto per uscire e, soprattutto, quello per rientrare.
  • Il secondo è controllare la diversificazione. Se un fondo azionario globale ha accumulato una forte esposizione alle grandi società tecnologiche statunitensi, per esempio, è utile conoscere il peso effettivo di queste aziende e capire quanto il portafoglio dipenda dallo stesso motore di crescita.
  • Il terzo è guardare oltre gli Stati Uniti. Un’elezione americana può avere conseguenze globali attraverso commercio, dollaro, rendimenti obbligazionari e geopolitica. UBS sottolinea proprio che gli effetti dei Midterm possono estendersi agli investitori europei attraverso commercio internazionale, difesa e mercato dei bond.
  • Il quarto punto è distinguere volatilità e rischio. La prima è una variazione dei prezzi, che può aumentare intorno a eventi incerti. Il secondo riguarda la possibilità di non raggiungere i propri obiettivi finanziari.

La bussola resta quella di sempre: obiettivi, orizzonte temporale, diversificazione e fondamentali economici. Per fare il check-up di portafoglio e scoprire come migliorare il tuo investimento in fondi visita il sito Online SIM.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Competenze:
Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Per Online SIM scrive di scenari e storie di mercato, megatrend e idee di investimento, educazione finanziaria.

Esperienza:
É stata caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

Formazione:
Ha una laurea in lingue e letterature straniere e una specializzazione in giornalismo.

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