L’inflazione è tornata al centro delle decisioni delle banche centrali. Il 10 settembre 2026 la Banca centrale europea (BCE) ha aumentato di 25 punti base i tre tassi di riferimento, portando quello sui depositi al 2,50%. Pochi giorni dopo, il 16 settembre, anche la Federal Reserve (FED) ha alzato i tassi di 25 punti base, portando il costo del denaro negli Stati Uniti nell’intervallo 3,75-4%.

Dietro queste decisioni c’è soprattutto l’andamento dei prezzi. La BCE prevede ora un’inflazione media nell’Eurozona del 3% nel 2026, del 2,5% nel 2027 e del 2,1% nel 2028. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e i loro effetti sull’energia sono tra i fattori che hanno riacceso le pressioni inflazionistiche. L’obiettivo della BCE resta riportare stabilmente l’inflazione verso il 2% nel medio periodo.

Per chi investe, però, inflazione e rialzo dei tassi non sono soltanto questioni macroeconomiche. Possono modificare il rendimento reale degli investimenti, il valore delle obbligazioni, le valutazioni delle azioni e perfino il ruolo della liquidità nel portafoglio. Capire questi meccanismi è il primo passo per evitare un errore frequente: pensare che basti ottenere un rendimento positivo per aumentare davvero la propria ricchezza.

Inflazione: perché conta anche per chi investe

L’inflazione misura l’aumento generalizzato dei prezzi di beni e servizi e, di conseguenza, la perdita di potere d’acquisto della moneta. Per un investitore significa che non basta chiedersi quanto rende un investimento. Bisogna chiedersi quanto rende al netto dell’inflazione.

  • È la differenza tra rendimento nominale e rendimento reale.

Facciamo un esempio. Immaginiamo un investimento di 10.000 euro che in un anno renda il 4%. Alla fine dell’anno il capitale sarà diventato 10.400 euro. Se nello stesso periodo l’inflazione è stata del 3%, però, il potere d’acquisto non è aumentato del 4%.

La formula più precisa è:

Rendimento reale = (1 + rendimento nominale) / (1 + inflazione) – 1

Per esempio:

1,04 / 1,03 – 1 = circa 0,97%

Il guadagno reale è quindi inferiore all’1%.

Il principio vale anche al contrario. Un investimento che rende il 2% quando l’inflazione è al 3% produce un rendimento nominale positivo, ma un rendimento reale negativo: il capitale aumenta in euro, mentre diminuisce ciò che con quel capitale è possibile acquistare.

È per questo che l’inflazione rappresenta uno dei rischi meno visibili per chi investe nel lungo periodo.

Scopri l’approfondimento su cos’è l’inflazione e come si calcola.

Perché le banche centrali alzano i tassi quando sale l’inflazione

Per contrastare l’inflazione, le banche centrali possono utilizzare uno dei loro strumenti principali: i tassi di interesse. Il meccanismo, semplificando al massimo, funziona così:

tassi più alti – porta a – credito più costoso – porta a – minori consumi e investimenti – porta a – rallentamento della domanda – porta a – minori pressioni sui prezzi.

  • L’effetto non è immediato. La politica monetaria ha bisogno di tempo per trasmettersi all’economia e, soprattutto, non tutte le forme di inflazione dipendono dalla domanda.

Conseguenze per chi investe: cercare di prevedere con precisione ogni futura decisione delle banche centrali può essere molto difficile. È più utile capire come un ambiente di tassi più elevati può incidere sulle diverse componenti del portafoglio.

Tassi in aumento: cosa succede alle obbligazioni

Il primo effetto riguarda il mercato obbligazionario. Prezzo delle obbligazioni e tassi di interesse tendono a muoversi in direzioni opposte. Supponiamo che un’obbligazione già in circolazione offra una cedola del 2%. Se sul mercato arrivano nuove obbligazioni comparabili che rendono il 3%, il vecchio titolo diventa relativamente meno interessante. Per tornare competitivo, il suo prezzo deve quindi diminuire.

  • Più un’obbligazione ha una scadenza lunga, maggiore può essere la sua sensibilità alle variazioni dei tassi. È qui che entra in gioco la duration, uno degli indicatori utilizzati per valutare la sensibilità di un portafoglio obbligazionario ai movimenti dei rendimenti.
  • Il rialzo dei tassi, però, non porta soltanto rischi. Rendimenti di mercato più elevati significano che le nuove obbligazioni possono offrire remunerazioni più interessanti rispetto a quelle disponibili quando i tassi erano molto bassi. Per chi investe attraverso fondi obbligazionari, il gestore può progressivamente reinvestire i titoli in scadenza in nuove emissioni con rendimenti più elevati.

Conseguenze per chi investe. Un aumento dei tassi può provocare volatilità nel breve periodo ma, contemporaneamente, migliorare le prospettive di rendimento del reddito fisso su un orizzonte più lungo.

Inflazione e tassi: cosa succede alle azioni

Il rapporto tra inflazione, tassi e mercato azionario è meno immediato. Quando i tassi salgono, aumenta innanzitutto il costo del denaro. Per le imprese può diventare più costoso finanziare investimenti, acquisizioni o crescita attraverso il debito. C’è poi un secondo effetto sulle valutazioni. Il prezzo di un’azione riflette anche il valore attribuito oggi agli utili che l’impresa potrebbe generare in futuro. Quando i tassi aumentano, questi flussi futuri vengono scontati utilizzando tassi più elevati e il loro valore attuale può diminuire.

L’effetto può essere più evidente per le società le cui valutazioni dipendono molto da utili attesi lontani nel tempo. Ma la relazione non è automatica.

  • Inflazione elevata non significa necessariamente mercati azionari in calo. Conta la capacità delle singole imprese di trasferire l’aumento dei costi sui prezzi finali, mantenendo ricavi e margini. È il cosiddetto pricing power. Contano inoltre il livello di indebitamento, il settore, la qualità degli utili e la valutazione iniziale dell’azienda

Conseguenze per chi investe: in una fase caratterizzata da inflazione e tassi più elevati aumenta anche l’importanza della selezione dei titoli all’interno dei fondi azionari.

La liquidità protegge davvero dall’inflazione?

Quando aumenta l’incertezza sui mercati, mantenere il denaro fermo può sembrare la scelta più sicura. La liquidità ha certamente una caratteristica importante: presenta una volatilità nominale molto bassa e permette di avere rapidamente a disposizione il capitale. Ma stabilità nominale e conservazione del potere d’acquisto non sono la stessa cosa. In particolare:

  • Se 10.000 euro rimangono invariati per un anno mentre i prezzi aumentano del 3%, alla fine dell’anno sul conto ci saranno sempre 10.000 euro, ma con quella cifra sarà possibile acquistare meno beni e servizi.

Conseguenze per chi investe. Con tassi più elevati aumenta anche la remunerazione potenziale degli strumenti monetari e delle obbligazioni a brevissimo termine. Per capire se il capitale sta realmente crescendo, però, bisogna ancora una volta confrontare il rendimento ottenuto con l’inflazione.

Rendimento nominale e rendimento reale: la differenza che conta

Questo porta a una delle regole fondamentali dell’educazione finanziaria: un rendimento va sempre letto insieme all’inflazione. Consideriamo tre situazioni ipotetiche:

  • rendimento del 4% e inflazione del 2%: il rendimento reale è positivo;
  • rendimento del 4% e inflazione del 4%: il potere d’acquisto rimane sostanzialmente invariato;
  • rendimento del 4% e inflazione del 6%: nonostante il guadagno nominale, il rendimento reale è negativo.

Sul lungo periodo la differenza può diventare considerevole perché l’inflazione si accumula anno dopo anno. Per questo l’obiettivo di un investimento di lungo termine non dovrebbe essere semplicemente evitare oscillazioni del capitale, ma cercare una crescita capace di preservarne e possibilmente aumentarne il potere d’acquisto reale, coerentemente con il proprio profilo di rischio e l’orizzonte temporale.

Come investire quando inflazione e tassi salgono: 5 cose da controllare

Inflazione elevata e rialzo dei tassi non implicano necessariamente che sia necessario cambiare completamente strategia. Sono però un buon momento per verificare se il portafoglio resta coerente con i propri obiettivi.

  1. Guarda il rendimento reale. Un rendimento nominale positivo non garantisce un aumento del potere d’acquisto. Confrontare rendimento e inflazione permette di avere una misura più realistica del risultato dell’investimento.
  2. Controlla la duration dei fondi obbligazionari. I portafogli con duration più elevata tendono a essere maggiormente sensibili alle variazioni dei tassi. Conoscere la duration aiuta a comprendere meglio il rischio che si sta assumendo.
  3. Non confondere liquidità e protezione dall’inflazione. Tenere denaro fermo può ridurre la volatilità, ma non elimina il rischio di perdita del potere d’acquisto.
  4. Diversifica. Obbligazioni, azioni, aree geografiche, settori e differenti scadenze possono reagire in maniera diversa allo stesso scenario macroeconomico. Una diversificazione adeguata riduce la dipendenza del portafoglio da una singola previsione sull’andamento dell’inflazione o dei tassi.
  5. Parti dall’orizzonte temporale. Un aumento dei tassi ha implicazioni molto diverse per chi deve utilizzare il proprio capitale tra un anno e per chi sta investendo con un orizzonte di dieci o vent’anni. Prima di reagire alle decisioni della BCE o della Fed, è quindi utile tornare agli obiettivi per cui si sta investendo.

IDEE DI INVESTIMENTO

Le banche centrali continueranno ad adattare la politica monetaria all’andamento dell’inflazione e dell’economia. La stessa BCE ha ribadito a settembre che le decisioni future saranno prese riunione per riunione sulla base dei nuovi dati.

Per un investitore, quindi, il punto non è indovinare quale sarà il prossimo movimento dei tassi, ma è costruire un portafoglio diversificato e coerente con il proprio profilo di rischio, capace di affrontare scenari differenti e di puntare, nel lungo periodo, a proteggere il valore reale del proprio patrimonio dall’inflazione.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Competenze:
Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Per Online SIM scrive di scenari e storie di mercato, megatrend e idee di investimento, educazione finanziaria.

Esperienza:
É stata caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

Formazione:
Ha una laurea in lingue e letterature straniere e una specializzazione in giornalismo.

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