Un telefono cellulare, una password per entrare nel proprio conto corrente e pochi click per eseguire tutte le operazioni possibili. È la fotografia di un comportamento ormai entrato nella vita quotidiana che vale più di qualsiasi definizione del termine FinTech, che è nato dalla crasi tra le parole “finanza” e “tecnologia” e, secondo la descrizione contenuta nel Quaderno Consob dal titolo Lo sviluppo del FinTech. Opportunità e rischi per l’industria finanziaria nell’era digitale si può tradurre anche più semplicemente come “tecnologia applicata alla finanza”. Detta così sembra ancora una cosa complicata, in realtà il FinTech nasce proprio per semplificare i processi finanziari. Basta citare un esempio caro a Matteo Rizzi, già manager allo Swift, la società internazionale che ha dato il nome, nel gergo tecnico bancario, ai bonifici esteri, ora investitore in start up e autore del libro FinTech Revolution: “Cara nonna, prima andavi a ritirare la pensione in banca e c’era la fila. Non sarebbe tutto più bello se schiacciando un bottone trovassi la tua pensione sul tuo telefono? Questo è il FinTech”.

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FinTech e il sistema bancario

Il FinTech è la digitalizzazione del sistema bancario e finanziario e sta mettendo in discussione qualsiasi modello di business esistente, non solo finanziario, e sta costringendo le imprese a mutare sempre più velocemente. Come si concretizza? Attraverso società innovative, nella maggior parte dei casi start up, che hanno innescato un processo di disintermediazione del sistema finanziario tradizionale. In che modo? La strada è quella di creare piattaforme finanziarie digitali attraverso cui si può:

  • intermediare in modo veloce economico il credito tra privati (servizi di pagamento, investimento, asset management, attività bancarie, creditizie o assicurative);
  • creare nuovi servizi e nuovi modelli di business (robo advisor, consulenza automatizzata, finanziamento alle imprese, crowdfunding, prestiti peer-to-peer) che hanno contribuito in maniera decisiva alla rivoluzione digitale.

La rivoluzione digitale del FinTech è stata spesso descritta come “digital disruption” e non riguarda solo le realtà strettamente legate all’Information Technology, ma coinvolge quasi tutti i settori imprenditoriali. In particolare, però, il settore finanziario e bancario. Secondo il World FinTech report 2018 di Cap Gemini, il 90% delle aziende di settore ritiene che l’agilità del servizio sia un elemento qualificante per soddisfare la clientela e ottenere un vantaggio competitivo, mentre oltre il 76% delle imprese è convinta che la capacità di sviluppare nuovi prodotti e servizi e migliorare quelli esistenti sia un elemento fondamentale per avere successo. Cap Gemini ha fatto i conti in tasca al settore FinTech e ha calcolato come, dal 2009 a 2017, il fatturato abbia raggiunto oltre 110 miliardi di dollari che potrebbero crescere in maniera esponenziale con efficiente ecosistema di partnership.

FinTech Italia

Il settore FinTech in Italia si sta muovendo a livello strategico in linea con quanto accade nel resto del mondo, con delle caratteristiche di eccellenza, secondo quanto emerge dallo studio di Banca d’Italia dal titolo FinTech in Italia. Indagine conoscitiva sull’adozione delle innovazioni tecnologiche applicate ai servizi finanziari. Le iniziative censite a fine 2017 erano 283, un numero niente affatto trascurabile secondo Banca d’Italia, che invece sottolinea come sia limitata la portata degli investimenti programmati – pari a 135 milioni di euro – a testimonianza della rilevanza ancora comparativamente modesta del settore in Italia rispetto al resto de mondo.  La ragione? Secondo il documento di Banca d’Italia, gli investimenti al momento sono troppo onerosi rispetto ai profitti attesi, la domanda di servizi FinTech non è matura e, guardando al futuro, c’è incertezza sul quadro regolamentare.

Dalla fotografia scattata da Startup Italia! insieme con The European House – Ambrosetti emergono numeri simili a quelli di Banca d’Italia sulla vivacità del mercato italiano:

  • su 7.200 imprese innovative censite in Italia, sono 235 quelle catalogate FinTech e tra queste il 50% circa è una startup e il 41% è una società di tipo tradizionale che ha spinto sull’innovazione;
  • I settori più rappresentati sono gli investimenti (18,3%), financial management (14,3%) seguiti da P2P lending, insurtech e pagamenti (10%), criptovalute e retail banking (poco sotto il 5%).

 

Il tema delle partnership tra attori tradizionali e innovativi è adesso al centro del dibattito in Italia, come è emerso nel primo convegno nazionale di AssoFintech, l’associazione che riunisce e rappresenta persone e aziende che lavorano nei settori Fintech e insurtech in Italia. L’obiettivo di AssoFintech, fondata alla fine del 2017 da un gruppo di professionisti attivi nel settore finanziario e assicurativo, che conta già oltre 100 associati tra rappresentanti di startup, banche, assicurazioni e mondo accademico è promuovere la creazione di un sistema fintech italiano anche attraverso alleanze tra attori diversi. Su questa strada si muove anche ItaliaFintech nata come associazione di lobby italiana per il settore, che ha misurato il portfolio Fintech livello europeo che è di oltre 920.000 clienti, di cui ben 425.000 solo in Italia, per un valore tra risparmi, finanziamenti e pagamenti gestiti pari a circa 450 milioni di euro e una capacità di raccolta complessiva di investimenti, a oggi, di 253 milioni di euro.

Solo due anni fa l’opinione diffusa era di una sicura perdita di competitività da parte degli istituti di credito rispetto alle start up FinTech, adesso la tendenza è inversa: le banche corrono per diventare le migliori alleate delle aziende FinTech. Facciamo solo qualche esempio in Europa: in Francia, Bnp Paribas si è alleata con BP2I e Crédit Agricole ha stretto una partnership tecnologica con SILCA; in Italia UniCredit ha dato vita a Value Transformation Services V-TS, una joint venture con il gruppo informatico IBM.

Perché è così importante per le banche essere innovative? La risposta è nello studio World FinTech Report 2018 realizzato da Capgemini: la metà dei clienti delle banche a livello mondiale si rivolge alle società FinTech e sottolinea come abbiano aumentato i clienti soprattutto nella fascia dei Millennials. La diffusione è più significativa nei mercati emergenti, con oltre il 75% di clienti in Cina e in India che affermano di avvalersi di servizi erogati da operatori FinTech, seguite da Emirati e Hong Kong. In particolare in India, secondo una recente analisi della Wharton School of the University of Pennsylvania dal titolo What’s Driving India’s Fintech Boom?. Nello studio si sottolinea come il Paese asiatico sia quello a maggior potenzialità di sviluppo soprattutto dopo il cosiddetto fenomeno di demonetizzazione che ha spinto i pagamenti digitali e amplificato la sfida tra India e Cina come leader del mercati emergenti.

IDEE DI INVESTIMENTO

La digitalizzazione delle banche è uno dei driver che, secondo Deloitte, è decisivo per il settore bancario mondiale nel 2018, anche per quanto riguarda l’organizzazione dei processi interni. Nel 2018, ci aspettiamo un “modesto passo verso un grande salto” si legge nell’outlook Deloitte dal titolo 2018 Banking industry outlook che dimostra come l’applicazione della tecnologia all’industria bancaria sia fondamentale per sostenere i processi di digitalizzazione in atto per l’abilitazione o la fornitura dei servizi finanziari attraverso l’impiego di tecnologie basate su Internet.
Per investire sulll’innovazione finanzaria esiste al momento un solo fondo specializzato: Parvest finance Innovators che rende il 4,54% da aprile 2015 ad aprile 2018. Ci sono fondi specializzati nei servizi finanziari (Categoria Morningtsar: Azionari settore servizi finanziari).

I fondi che investono sulla digitalizzazione dei servizi finanziari

ProdottoRendimento 3yRendimento YTD
Polar Capital Funds PLC - Polar Capital Global Insurance Fund R Inc6,22%-1,92%
Bgf World Financials Fund Usd Classe E25,88%1,89%
Fidelity Funds - Global Financial Services Fund Y-Acc-EUR4,58%-2,63%
Parvest Finance Innovators Privilege-Capitalisation4,54%-0,85%
Robeco New World Financial Equities D €3,84%-0,07%
NN (L) Invest Banking & Insurance Classe X Eur3,59%-5,01%
Jupiter Global Fund - Jupiter Global Financials Class L EUR Acc2,95%-0,32%
Eurizon Azioni Finanza-0,31%-3,60%
Fonditalia Euro Financials T-0,97%0,46%
Mediolanum Challenge Financial Equity Fund L Acc-1,34%-3,52%
Nella tabella i migliori fondi azionari ordinati per rendimento da aprile 2015 ad aprile 2018. Dati % in euro. Fonte: Morningstar.

 

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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