C’era una volta l’Europa a due velocità. E c’è ancora. La prima volta che questo scenario è emerso con forza è stato a febbraio 2017. A sostenere la tesi di un continente Ue con differenti velocità fu Angela Merkel, allora cancelliere uscente poi riconfermata alla guida della Germania, e lo fece alla vigilia delle celebrazioni del sessantesimo anniversario del Trattato che ha istituito la Comunità europea, il 25 marzo 1957. In discussione un anno fa c’era il dopo Brexit. Adesso in discussione non c’è solo la riforma dell’euro, ma proprio l’utilità dell’area euro. Nella discussione sull’euro e sulle diverse velocità economiche dei Paesi dell’area Ue, la Germania ha già trovato un alleato forte nella Francia di Emmanuel Macron.

Da più di un anno un gruppo di influenti economisti francesi e tedeschi ha lanciato alcune proposte di riforma dell’Eurozona pubblicandole sulle colonne de Le Monde e del Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ). Germania e Francia hanno lavorato insieme a una riforma dell’eurozona, almeno fino a quando l’ex leader del Partito socialdemocratico Martin Schulz è rimasto in sella. Poi qualcosa è cambiato. E, come riporta il Financial Times, la Germania adesso non appoggia più l’idea di riforma dell’eurozona proposta dal presidente francese Emmanuel Macron. Cosa li divide? I tedeschi non vogliono un unico bilancio per la zona euro, non vogliono il rafforzamento del meccanismo europeo di stabilità e anche sui crediti deteriorati delle banche non c’è accordo.

Germania e Francia hanno visioni diverse della riforma dell’eurozona

La divergenza di visioni tra Germania e Francia non rende però impossibile la riforma della zona euro che, secondo i francesi, deve essere negoziata a partire da giugno 2018. Il punto di incontro potrebbe essere la creazione di un mercato unico dei bond. Secondo lo scenario dipinto da Assogestioni, l’associazione che raggruppa le aziende del risparmio, le obbligazioni paneuropee dovrebbero essere degli European Safe Bond (ESB) emessi dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) o da un’agenzia europea costituita ad hoc, che dovrebbero avere come collaterali bond governativi emessi dai singoli Stati membri con un’emissione in due tranche: una senior e una junior.

Al momento però le teorie elaborate dagli economisti tedeschi che, a quanto pare, hanno ricominciato a lavorare da soli non fanno pensare a nulla di unitario per l’Ue, anzi. La proposta ufficiale firmata da alcuni tra gli economisti tedeschi più influenti tra cui Kai Konrad del Max-Planck-Institut e Christoph Schmidt, Presidente del Consiglio di esperti economici del Paese guidato da Angela Merkel, prevede una modifica alla legislazione comunitaria che istituisca una procedura di uscita dall’Eurozona all’interno dell’Articolo 50 del Trattato di Lisbona che ha permesso al Regno Unito di compiere la Brexit. Cosa significa? I tedeschi preparano una via di uscita legale dall’euro. La ragione? Esclusivamente di tornaconto.

Il nodo sono i cosiddetti saldi Target2, ovvero il differenziale tra le banche centrali creditrici dei Paesi core e quelle debitrici dei Paesi periferici. La Bundesbank, banca centrale tedesca, a fine febbraio 2018 risulta a credito per 913 miliardi di euro, i debitori sono le altre banche centrali dei Paesi Ue.

IDEE DI INVESTIMENTO

La scadenza del mandato di Mario Draghi come governatore della BCE per quanto ancora abbastanza lontana, è attesa alla fine del 2019, si sta avvicinando. In realtà i giochi per la sua sostituzione si sono già aperti e con ogni probabilità il prossimo governatore sarà espressione del blocco “core” dei paesi dell’eurozona. «La Germania ovviamente punta ad occupare la casella del ruolo più alto in BCE, quello del Governatore che avrà tra i suoi mandati principali creare le condizioni per la banking union», ha commentato Massimo Saitta, Direttore investimenti di Intermonte Advisory e Gestione. «È un processo che passa per una condivisione del rischio tra paesi e che potrebbe generare delle tensioni anche molto importanti».
Secondo l’analisi di Saitta, il gruppo di importanti economisti tedeschi propone una via d’uscita sotto forma di clausole di abbandono della moneta unica che possano nell’eventualità essere attivate. «Al momento l’andamento dello spread BTP/Bund non segnala nessuna tensione ma la proposta di questi economisti tedeschi è un invito a chiunque si troverà a governare nel nostro paese ad non interpretare questo dato con troppa autoindulgenza e soprattutto non attivare proposte di finanza pubblica in deroga al tracciato di rigore previsto dalle regole europee», ha sottolineato Saitta. Il mercato azionario non considera il rischio di un’uscita dall’eurozona dei tedeschi: la correzione sulle Borse che c’è stata a febbraio e marzo è da imputarsi alla fiammata protezionistica impressa da Donald Trump e alla volatilità che aumenta insieme all’incertezza. Alla vigilia della stagione dei conti trimestrali, le potenzialità del mercato azionario europeo restano invariate: secondo il consensus degli analisti di Thomson Reuters nei primi tre mesi 2018 la crescita degli utili è stata del 3,4% per le aziende quotate comprese del paniere Stoxx Europe 600.

I fondi azionari Europa che da inizio 2018 hanno resistito meglio alla correzione e alla volatilità sono quelli che hanno uno stile di gestione growth (Categoria Morningstar: Azionari Europa Large Cap Growth) che punta su imprese che stanno crescendo rapidamente e costantemente e che, in teoria, si comporta meglio in fasi di mercato Toro, ma ci sono eccezioni, come in questo primo trimestre 2018.

La top ten dei fondi azionari Europa che hanno resistito meglio alla correzione

ProdottoRendimento YTDRendimento 1y
Parvest Flexible Equity Europe Privilege-Capitalisation12,98%15,24%
Man GLG Pan-European Equity Growth Class D C EUR5,54%16,55%
Jupiter Global Fund - Jupiter European Growth Class L EUR Acc0,86%9,47%
Mirova Euro Sustainable Equity classe R Dis0,36%1,98%
Hermes European Alpha Equity Fund Class R USD Accumulating0,20%0,11%
CamGestion Actions Croissance R0,10%6,07%
Seilern Stryx Europa EUR U C-0,08%-0,23%
Echiquier Major-0,08%1,92%
Carmignac Portfolio Grande Europe Classe E-0,21%2,94%
Jpm Europe Strategic Growth D (acc) - Eur-0,39%6,81%
Nella tabella i fondi azionari Europa a stile growth che investono in azioni a grande capitalizzazione che hanno reso di più da gennaio ad aprile 2018. Rendimenti % in euro. Fonte: Morningstar.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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