Per raggiungere gli obiettivi internazionali legati al cambiamento climatico e favorire la transizione energetica e digitale, sono necessarie infrastrutture innovative e sostenibili.

Secondo i calcoli dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) gli investimenti attuali non sono in grado di coprire i bisogni stimati da qui al 2040. La ragione? Oggi a livello globale si investono circa 20 mila miliardi in infrastrutture. Ne servono però almeno 50 mila da qui al 2040. La soluzione, secondo ISPI, è un maggiore coinvolgimento del settore privato. Gli obiettivi di spesa espressi dai Paesi del G20 sono già un buon punto di partenza.

La rivoluzione delle infrastrutture nel mondo

Ecco le diverse aree a livello globale che stanno spingendo sulla rivoluzione delle infrastrutture:

  • Gli Stati Uniti con Biden che ha appena dato il via libera al piano Infrastructure and Investment and Jobs Act dal valore di 1.300 miliardi di dollari. L’obiettivo è dotare il Paese di infrastrutture moderne puntando sia sulla manutenzione sia sul nuovo. In particolare, strade e ferrovie americane hanno bisogno di un grande restyling così come i porti. Una grossa voce del piano è destinata all’ammodernamento della rete elettrica e a misure a protezione del clima.
  • La Cina ha varato nel 2020 la Belt and Road Initiative (BRI) che per semplicità è stata ribattezzata Via della Seta. I lavori sono andati a rilento causa Covid-19, ma si tratta di un’opera grandiosa che si sta sviluppando in 68 Paesi tra Asia, Europa e Africa orientale. Il programma coinvolge direttamente il 65% della popolazione mondiale e oltre il 30% del Prodotto interno lordo (PIL) globale. Obiettivo facilitare il collegamento commerciale tra Ovest ed Est del mondo. Il progetto è funzionale al piano China Manufacturing 2025 con cui la Cina vuole diventare il Paese di riferimento a livello globale per il manifatturiero e le infrastrutture sono necessarie.
  • L’Europa ha varato a luglio 2021 Fit for 55, un pacchetto di misure finalizzate a ridurre del 55% le emissioni nette di CO2 entro il 2030. Questo per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. All’interno del pacchetto ci sono 12 proposte di legge che riguardano tanti settori: industria, energia, agricoltura, rifiuti, importazioni da paesi terzi e trasporti (automobili, treni, aerei, navi). Fit for 55 fa parte del più ampio progetto di Green Deal varato dall’UE che guarda alla transizione energetica e digitale. Si allinea al progetto già esistente Trans-European Networks (TEN) dedicato alle infrastrutture con diversi obiettivi: completare i collegamenti non ancora esistenti, ridurre le differenze nella qualità delle infrastrutture tra i diversi Stati membri, armonizzare norme e requisiti operativi nazionali, ridurre le emissioni di gas serra nel settore dei trasporti.

IDEE DI INVESTIMENTO

Questa nuova fiducia nelle infrastrutture catalizzerà gli investimenti pubblici e privati nei prossimi 20 anni.

Secondo le stime del Global Infrastructure Hub, un’unità del G20 dedicata al settore, il mondo avrà bisogno di 82 mila miliardi di investimenti entro il 2040 per favorire la transizione energetica e digitale.

Per investire sul megatrend delle infrastrutture ci sono fondi azionari globali specializzati. Ecco i migliori presenti sulla piattaforma Online Sim:

  • DWS Invest Global Infrastructure NC è un fondo azionario internazionale che investe prevalentemente in società del settore infrastrutture globali. Lanciato nel 2008, il fondo rende il 24,68% da inizio anno (dati Morningstar aggiornati a novembre 2021). Investe il 53% in America e il 16% in Europa occidentale. I settori più pesanti in portafoglio sono utilities ed energia.

dws

  • M&G (Lux) Global Listed Infrastructure Fund Classe A Eur Acc è un fondo azionario internazionale che investe prevalentemente in società del settore infrastrutture globali. Lanciato nel 2017, il fondo rende il 20,53% da inizio anno (dati Morningstar aggiornati a novembre 2021). Investe il 38% in America e il 20% in Europa occidentale. I settori più pesanti in portafoglio sono utilities e beni industriali.

m&g

  • CSIF 2 – CS (Lux) Infrastructure Equity Fund Classe B USD Acc è un fondo azionario internazionale che investe prevalentemente in società del settore infrastrutture globali. Lanciato nel 2017, il fondo rende il 14,67% da inizio anno (dati Morningstar aggiornati a novembre 2021). Investe il 42% in America e il 24% in Europa occidentale. I settori più pesanti in portafoglio sono beni industriali ed energia.

csif

  • Aberdeen Standard Sicav I – Emerging Markets Infrastructure Equity Fund Classe A Usd Inc è un fondo azionario internazionale che investe prevalentemente in società che svolgono gran parte della propria attività nei mercati emergenti. Lanciato nel 2013, il fondo rende il 5,45% da inizio anno (dati Morningstar aggiornati a novembre 2021). Investe il 43% in Asia Emergente. I settori più pesanti in portafoglio sono tecnologia e beni industriali.

abrdn

  • DNCA Invest Beyond Infrastructure & Transition Classe A Eur è un fondo azionario che investe prevalentemente su società che hanno sede legale in Europa e le cui attività si concentrino principalmente sulle infrastrutture. Lanciato nel 2008, il fondo rende il 4,74% da inizio anno (dati Morningstar aggiornati a novembre 2021). Investe l’83% in area euro. I settori più pesanti in portafoglio sono beni industriali e utilities.

dnca

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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