Quando David Bowie si chiedeva, in maniera retorica, se ci fosse vita su Marte non pensava minimamente alla colonizzazione del Pianeta Rosso. La sua era una critica alla società e Marte nel testo della sua canzone era probabilmente la Russia, rossa come il Pianeta. Oggi non ci si chiede più se ci sia vita su Marte perché la vita la si vuole portare direttamente dalla Terra. Su questo scommettono fin dal 1998 aziende e persone comuni che hanno aderito alla Mars Society, un’associazione che ogni anno si riunisce per fare il punto sui progressi della conquista di Marte.

L’edizione 2021 della Conferenza annuale di Mars Society è stata la più concreta di sempre. Dato che ora i lanci di razzi sono a basso costo e cominciano le gite nello spazio. L’obiettivo, secondo quanto riportato da Bloomberg Businessweek, adesso sembra davvero vicino. La NASA e SpaceX di Elon Musk hanno affermato che un atterraggio umano su Marte può diventare realtà entro il 2040. Su Marte si potrà vivere e questo ha scatenato la progettualità di urbanisti, architetti, designer, astrofisici, imprenditori e filosofi. Tutti cimentati nella realizzazione di rendering di città e case marziane.

Non si tratta di progetti tradizionali e queste città non saranno costruite domani. Secondo Lucy Berthoud, professore di ingegneria dei sistemi spaziali presso l’Università di Bristol, sarà necessario costruire una base oltre l’orbita della Stazione Spaziale Internazionale, per aiutare a mettere a punto i processi per completare in sicurezza un viaggio di sei mesi su Marte. Ma non c’è solo questo. Gli scienziati devono ancora mettere a punto una tecnologia necessaria per estrarre ossigeno e acqua dalla CO2 presente su Marte e perfezionare la tecnologia di stampa 3D in modo da costruire città sulla regolite che ricopre Marte.

Vivere su Marte: capsule sterilizzate e stampanti 3D per costruire città

Intanto, ci sono aziende che sperimentano sulla Terra costruzioni a prova di Marte. Una di queste è Interstellar Lab, un’azienda di tecnologia dei biosistemi, che sta costruendo un sistema modulare di cupole gonfiabili e chiuse progettate per l’incubazione di fiori, verdure e insetti. Un giorno potrebbero essere usati per aiutare a nutrire i coloni marziani; per ora Interstellar sta prendendo i preordini dalle aziende che sperano di usarli sulla Terra.

E’ ambientata sulla Terra, Nüwa, una metropoli che prende il nome da una dea che nella mitologia cinese che è stata inserita nella regione Tempe Mensa ricca di scogliere e canyon marziani. Il progetto è degli astrofisici e scienziati di SONet che si sono uniti agli architetti di Abiboo. L’idea è di una città protetta dalle radiazioni dall’ambiente roccioso, ma ancora in grado di ricevere la luce naturale. Potrebbe ospitare 400 mila persone entro il 2065.

Anche la Nasa sta lavorando al suo progetto di habitat marziano. Il prototipo costruito con le società Icon e BIG si trova al Johnson Space Center di Houston. Utilizza una stampante 3D che usa lavacrete, una miscela cementizia la cui consistenza e colore ricorda la regolite marziana. Sotto il tetto a coste dell’habitat c’è un labirinto di piccole stanze per mangiare, divertirsi e dormire. Entro la fine del 2022, quattro persone si chiuderanno in casa per la prima di tre simulazioni di vita su Marte della durata di tre anni. Gli obiettivi immediati del progetto sono duplici: imparare a costruire una casa sul pianeta e imparare a viverci dentro.

IDEE DI INVESTIMENTO

La colonizzazione su Marte non è a prima voce nel business crescente della space economy. Per gli analisti la partita oggi si gioca tutta sull’aumento della domanda e dell’utilizzo dei servizi internet e satelliti e sulla crescita della banda larga (5G e il nascente 6G). L’affare c’è per tutti e l’economia spaziale, che oggi vale quasi 400 miliardi di dollari, potrà arrivare entro il 2040 a 1.100-1.700 miliardi di dollari per Morgan Stanley, a circa 926 miliardi di dollari per UBS e a oltre 2.700 miliardi secondo le stime di Bank of America.

Lo spazio e il suo ecosistema sono l’ultima frontiera dell’investimento, ma anche in questi nuovi territori, saranno sempre cruciali una selezione attenta dei titoli e un approccio responsabile. Questo secondo l’analisi di La Financière de l’Echiquier che ha portato in Italia l’unico fondo azionario tematico europeo che investe specificatamente nel settore. Echiquier Space, nato a luglio 2021, seleziona aziende che svolgono la loro attività nello Spazio, operano tra la Terra e lo Spazio, lavorano a terra per sviluppare l’ecosistema spaziale o vantano tecnologie universali per una nuova conquista dello Spazio e lo fa rispettando criteri ESG.

Per investire sull’economia spaziale, ma ci sono fondi azionari specializzati in tecnologia che dedicano parte del portafoglio a questo trend (Categoria Morningstar Azionari Settore Tecnologia).

La Top 5 dei fondi che investono in tecnologia

ProdottoRendimento YTDRendimento 1y
Threadneedle (lux) Global Technology Classe Au Usd42,40%55,38%
Franklin Technology Fund A (acc) EUR39,92%45,52%
BNP Paribas Disruptive Technology Classe N Eur Acc36,81%45,93%
JPM US Technology A (dist) USD36,00%49,78%
Fidelity Global Technology Fund Classe A Euro (acc)32,18%40,57%
Nella tabella, i migliori fondi azionari che investono in maniera globale sulla tecnologia ordinati per rendimento da gennaio 2021. Dati in euro aggiornati a novembre 2021. Fonte: Morningstar.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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