In America la chiamano The Great Resignation, ovvero la Grande Dimissione. Un termine che ha coniato Anthony Klotz, docente di Management alla Mays Business School del Texas, per fotografare una tendenza globale trasversale a tutte le età. Milioni di persone, sia giovani a inizio carriera o meno giovani con carriere avviate, stanno ripensando al lavoro e alla vita e a come bilanciare meglio le due cose.

The Great Resignation ha portato ad un numero record di lavoratori americani a lasciare il lavoro. Sono più di 24 milioni, secondo dati riportati da Bloomberg Business Week che cita il ministero del lavoro statunitense, e molti non hanno cercato o trovato una nuova occupazione. La tendenza non è però solo americana. Anche in Germania e Giappone, pur con numeri più contenuti, le persone si licenziano anche se non c’è ancora un piano B.

Il nuovo lavoro

Si tratta di un fenomeno sociale, figlio della pandemia e dello smart working che ha fatto riscoprire un mondo fuori dall’ufficio. La tendenza è forte tra i Millennial (nati tra il 1980 e la fine degli anni ’90) e la Generazione Z, ed è arrivata fino in Cina. Nel Paese asiatico si è affermato sui social media il movimento “lie flat”, che incita alla rinuncia come reazione contro un sistema in cui il lavoro ha orari infiniti – dalle 9.00 alle 21.00, sei giorni alla settimana – in particolare in settori come la tecnologia.

Il passaggio dallo smart o home working alle dimissioni di massa è stato rapidissimo. Tornare al lavoro come prima della pandemia non piace a molti. Secondo un sondaggio globale condotto dalla società di consulenza Qualtrics International su un campione di Millennial e Generazione Z, circa 4 intervistati su 10 lascerebbero il lavoro se gli venisse chiesto di tornare in ufficio a tempo pieno, più di qualsiasi altra generazione.

In discussione non c’è soltanto il modello di organizzazione del lavoro, ma il sistema economico che fino a prima della pandemia era la normalità. Oggi la nuova normalità fatta di minacce esistenziali come il virus o la crisi climatica ha fatto cambiare le priorità, specialmente alle giovani generazioni.

IDEE DI INVESTIMENTO

Il nuovo atteggiamento dei Millennial e Generazione Z verso il lavoro è il segno di un cambiamento strutturale che la pandemia ha messo in atto. Secondo l’analisi del libro The Generation Myth di Bobby Duffy, direttore del Policy Institute del King’s College di Londra, si tratta di un trend generazionale irreversibile. Gli under 45 cercano cose diverse dal lavoro. Per esempio, voglio una formazione continua e una gestione del tempo autonoma tra famiglia e lavoro.

Ma non solo. Sono molto attenti all’aspetto ambientale e sono consapevoli che lo smart working, per esempio, è un’opportunità per contenere l’inquinamento del Pianeta. Secondo i dati del World Economic Forum circa il 44% delle persone che lavorano oggi a livello globale possono lavorare da remoto.

In termini di sostenibilità ambientale, si stima infatti che l’applicazione dello smart working ai livelli previsti dopo la pandemia comporterà minori emissioni per circa 1,8 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno, pari all’anidride carbonica che potrebbero assorbire 51 milioni di alberi.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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