Se si guardano i numeri dell’Osservatorio Socially Responsible Investmente (SRI) di EticaNews pubblicati a fine 2017 insieme con la prima mappa del risparmio SRI in Italia, ovvero prodotti accessibili a tutti gli investitori e che seguono criteri socialmente responsabili come strategia di investimento, non c’è dubbio che il fondo SRI stia diventando mainstream: sono oltre 450 i prodotti venduti in Italia per 45 società di gestione del risparmio, italiane e internazionali. I numeri del boom di prodotti si vedono guardando all’ultimo decennio (2007-2017) in cui le società di gestione hanno lanciato 115 nuovi fondi socialmente responsabili, comunque, finora rappresentano il 2% del totale dell’offerta in Italia.

L’accelerazione verso questo tipo di strumenti del risparmio è un trend per tutta l’economia come conferma Peter Bakker, Presidente del World Business Council for Sustainable Development, secondo il quale il mondo degli affari deve diventare sostenibile,  non ha molte alternative infatti se vuole assicurare benessere e ricchezza alla generazione presente e soprattutto a quelle future.

La sigla ESG (Environmental, Social and Governance) da apporre a fianco al nome del fondo è diventata magica e, spesso, uno strumento di marketing. Ecco come capire se un fondo è veramente ESG in 3 passi:

1.
COSA SIGNIFICA LA SIGLA ESG
Cosa vuol dire? Il gestore ha un approccio di investimento di lungo periodo che porta alla costruzione di un asset allocation di portafoglio seguendo particolari criteri di investimento rispettosi prima di tutto dell’ambiente, in secondo luogo dei diritti umani e di genere, e in terzo luogo delle pratiche di governo societarie. Più in particolare, il portafoglio di un fondo ESG è attento a fenomeni e rischi legati al cambiamento climatico, al controllo delle emissioni di CO2, alla deforestazione, alla trasformazione dei processi energetici mondiali, ma anche alle condizioni di lavoro delle persone nel mondo, alle discriminazioni di genere e al comportamento dei vertici delle aziende oltre che al rispetto delle leggi e della deontologia.

2.
QUALI SONO LE TIPOLOGIE DI FONDI RESPONSABILI 
L’acronimo ESG è diventato uno standard nell’industria del risparmio gestito per descrivere l’approccio sostenibile e responsabile nella costruzione del portafoglio. La sigla ESG genera però tipologie di prodotti responsabili differenti a seconda dell’obiettivo.

In particolare:

  • Fondi a responsabilità sociale (SRI) dove la strategia di investimento generalmente esclude determinati settori dal portafoglio come, per esempio, tabacco, gioco d’azzardo, armi, ma questo non porta il gestore a fare valutazioni filosofiche dei criteri ESG e a legare il suo rendimento al raggiugimento di particolari obiettivi ambientali o sociali.
  • Fondi impact investing adottano una strategia di investimento che abbina ai risultati finanziari un beneficio concreto anche per ambiente e società civile. In questo caso il gestore interpreta in maniera attiva i criteri ESG sposando cause legate al clima, per esempio, o ai diritti civili.

3. QUANTO RENDONO I FONDI ESG
La sensibilità dei gestori verso un asset allocation sostenibile ha premiato gli investitori. Lo dimostra a prima analisi di lungo periodo fatta sui rendimenti di questi prodotti curata da Morningstar che ha messo a confronto gli indici azionari sostenibili con quelli tradizionali dal 2009 al 2017. Ben 16 indici su 20 hanno sovraperformato i corrispondenti non ESG. E gli indici sostenibili hanno avuto rendimenti migliori in Europa e Asia, ma non negli Stati Uniti.

 

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

 

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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