A livello globale, ogni anno vengono allevati quasi 70 miliardi di animali per la produzione di carne, latte e uova. Due terzi di questi sono allevati in modo intensivo. Le opinioni espresse dalle aziende alimentari sulla custodia degli animali, e le pratiche e i processi di gestione che adottano sono, quindi, di fondamentale importanza nel determinare il benessere di questi animali. Questo sta diventando un tema chiave per gli investitori che rivolgono sempre più la loro attenzione alle questioni ambientali, sociali e di governance (ESG) nel determinare gli asset in cui investire.

Nonostante la portata dell’impatto dell’industria alimentare sulla sostenibilità, il benessere degli animali da allevamento è ancora un problema non affrontato in maniera organica anche se qualcosa si sta muovendo. Sul fronte normativo, per esempio, in Europa è stata rilanciata a marzo 2021 la proposta di un’etichetta europea del benessere animale.

La prima idea di questa etichetta risale al 2009 e nelle intenzioni della Commissione Europea doveva facilitare il consumatore nell’identificazione dei prodotti ad elevati standard di protezione animale e riconoscere un incentivo economico ai produttori per migliorare il benessere animale. Sono passati 12 anni ed è servita una pandemia di origine animale a far riprendere in mano il progetto.

Ad oggi sono davvero poche certificazioni Ue sul benessere degli animali.

Vediamo quali:

  • C’è un solo sistema obbligatorio di etichettatura sul benessere degli animali a livello dell’UE, riguarda le uova da tavola e si basa sulla legislazione dell’UE in relazione ai diversi metodi di produzione (gabbie, allevamento all’aperto, stalla, e così via).
  • Ci sono anche degli standard di commercializzazione volontari dell’UE per la carne di pollame, che includono riferimenti ai tipi di allevamento.
  • Ci sono norme europee sull’agricoltura biologica che incoraggiano le aziende a un livello elevato di benessere degli animali.

L’etichetta sul welfare animale dovrebbe rientrare nella discussione più generale sulla conservazione delle biodiversità che è un tema di spicco nella nuova politica alimentare dell’UE, la cosiddetta strategia Farm to Fork, che fa parte del piano Green Deal europeo, e sottolinea come tutti gli attori della catena alimentare dovrebbero usare soluzioni tecnologiche e digitali per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.

Molto si sta muovendo anche sul fronte di aziende e gestori del risparmio che stanno facendo la loro parte per sostenere il tema dell’Animal welfare. Tra i più convinti sostenitori di nuove formule di allevamento, a partire dalle galline, si sono schierate alcune delle principali aziende alimentari e multinazionali europee (Barilla, Ferrero, Nestlé, Unilever e Mondelēz) e catene retail (Aldi, Ikea) che vogliono andare incontro alla nuova sensibilità dei consumatori.

Per le società di gestione il tema Animal welfare è al centro del processo di investimento sostenibile. Tra le più attive ci sono BNP Asset Management, Robeco e Schroders che sono tra i firmatari del BBFAW, Business Benchmark on Farm Animal Welfare, da cui è nato un indice su cui misurare le strategie di Animal welfare delle aziende del settore alimentare. Oltre venti case di gestione hanno poi sottoscritto nel 2016 la dichiarazione Investor Statement on Farm Animal Welfare che definisce come all’interno delle scelte di portafoglio ESG l’Animal welfare sia ormai un tema chiave.

IDEE DI INVESTIMENTO

Il Business Benchmark on Farm Animal Welfare guida il pensiero degli investitori su questo tema della sostenibilità che molto complesso da gestire ed è a cavallo tra diversi settori: nutrizione, agricoltura, salute e climate change. Il benchmark misura le politiche, le pratiche e le comunicazioni relative al benessere degli animali da allevamento delle aziende alimentari e consente agli investitori di comprendere questioni come i tassi di mortalità, il tempo impiegato dagli animali per passare dalla fattoria al macello, la percentuale di galline ovaiole nella catena di approvvigionamento di un’azienda avicola che è senza gabbie. L’uso di antibiotici è un altro fattore.

Il benchmark considera anche i fattori di gestione del rischio per il benessere degli animali: politiche aziendali, governance, innovazione. Secondo l’analisi di Bnp Paribas Asset Management, che monitora costantemente il livello di engagement delle aziende verso il tema Animal welfare, le aziende prendono sempre più seriamente questo problema a causa della crescente consapevolezza dei consumatori e dell’enorme rischio reputazionale in cui possono incorrere.

Nei portafogli sostenibili di Bnp AM entrano società che stanno contribuendo a migliorare non solo la qualità del cibo, ma anche la salute delle persone attraverso l’accesso a un’alimentazione di migliore qualità. Sulla stessa linea Robeco che vede opportunità significative nell’agricoltura attraverso la biotecnologia e le sostanze chimiche speciali che possono essere aggiunte all’alimentazione animale per aiutare a contrastare le emissioni del settore, soprattutto dell’allevamento bovino, e combattere il climate change.

Per puntare sull’Animal welfare collegato anche all’agricoltura ci sono sul mercato fondi azionari specializzati che guardano al tema cibo e nutrizione presenti sulla piattaforma di Online Sim:

  • BGF Nutrition Fund Classe E2 EUR è un azionario tematico che investe in azioni emesse da società operanti nella catena del valore del settore agricolo. Il Comparto predilige società operanti nella produzione, nell’imballaggio, nella fornitura e nella fabbricazione di attrezzature agricole. Nato nel 2009, il fondo rende l’11,11% a tre anni secondo dati Morningstar aggiornati a marzo 2021. Beni di consumo e materie prime sono i primi settori in portafoglio, gli Stati Uniti pesano per oltre il 43% in portafoglio.
  • Pictet – Nutrition Classe R Eur è un azionario internazionale che investe in azioni di società agricole (prodotti chimici per l’agricoltura, attrezzature e infrastrutture, prodotti agricoli e alimenti, combustibili biologici, scienze delle colture, terreni agricoli e forestali). Nato nel 2010, il fondo rende il 10,69% a tre anni secondo dati Morningstar aggiornati a marzo 2021. Beni di consumo e materie prime sono i primi settori in portafoglio, gli Stati Uniti pesano per oltre il 45% in portafoglio.
  • DPAM INVEST B Equities Sustainable Food Trends è un azionario internazionale che investe in imprese direttamente o indirettamente impegnate nella catena di produzione e distribuzione del settore agroalimentare e di altri settori connessi e selezionate sulla base di criteri ambientali, sociali e di governance (ESG). Nato nel 2007, il fondo rende il 10,64% a tre anni secondo dati Morningstar aggiornati a marzo 2021. Beni di consumo e materie prime sono i primi settori in portafoglio, geograficamente è ripartito in maniera equa tra America ed Europa.
  • BNP Paribas SMaRT Food Classe Classic Eur Acc è un azionario internazionale investe in azioni emesse da società che svolgono la propria attività nella catena di approvvigionamento alimentare, scelte in virtù delle loro pratiche di sviluppo sostenibile (responsabilità sociale e/o ambientale e/o corporate governance), della qualità della loro struttura finanziaria e/o del potenziale di crescita degli utili. Può investire in Cina anche in azioni di tipo A. Nato nel 2015 il fondo rende il 9,09% a tre anni secondo dati Morningstar aggiornati a marzo 2021. Beni di consumo difensivi e ciclici sono i primi settori in portafoglio, l’America con il 33% è il primo mercato in cui investe il fondo.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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