Nella corsa verso l’obiettivo emissioni zero entro il 2030 l’opzione blue carbon, ovvero trovare soluzioni per decarbonizzare i mari e in particolare gli oceani, sta diventando sempre più popolare. Soprattutto per aziende e governi che sono a caccia di idee innovative.

Tra gli esempi più significativi c’è il progetto a cui sta lavorando Apple, con l’organizzazione no profit Conservation International. L’obiettivo è preservare una foresta di mangrovie di quasi 110 mila chilometri quadrati in Colombia. Da sola è in grado di catturare quasi 1 milione di tonnellate di CO2. Dalla preservazione delle mangrovie è partita anche Procter & Gamble che, con Conservation Alliance, ha lanciato un progetto per salvaguardare 31 specie di mangrovie nelle Filippine.

Le azioni di Apple e Procter & Gamble sono una goccia nel mare delle emissioni di CO2. Ma con il trend è in atto la costituzione della Blue Carbon Buyers Alliance, recentemente annunciata. Questa può dare una spinta creando un mercato dove domanda e offerta di crediti di carbonio blu spinga altre aziende a impegnarsi per preservare la biodiversità del pianeta, finanziando o acquistando crediti da progetti blue carbon di alta qualità.

Obiettivo net zero: i mari coprono il 72% del pianeta

Gli ecosistemi costieri, come le mangrovie e le paludi, agiscono come serbatoi di carbonio profondi. Gli ecosistemi marini invece assorbono e sequestrano i gas serra attraverso il ciclo del carbonio. La cattiva notizia è che sia gli oceani che le coste sono sotto pressione. Perdiamo circa il 2% all’anno di questo ecosistema a causa del riscaldamento atmosferico e marino, della distruzione dell’habitat, dell’inquinamento e dell’impatto della pesca eccessiva e dell’attività industriale.

Secondo un’analisi di Mckinsey, ripristinare il ruolo di spazzini di CO2 degli oceani può aumentare l’assorbimento di carbonio dall’atmosfera. Un ruolo chiave lo hanno le aziende che hanno attività collegate agli oceani, come l’industria della pesca, ma anche i governi. A fare la differenza è un mercato delle emissioni Blu carbon che funzioni.

Come funziona il mercato delle emissioni di CO2

Il mercato del carbonio blu consente di scambiarsi quote di emissioni per raggiungere obiettivi di riduzione CO2. La principale merce di scambio oggi è basata su progetti che proteggono, ripristinano e gestiscono ecosistemi naturali e modificati. L’esempio tipico è la piantumazione di alberi per ripristinare le foreste.

Se guardiamo agli oceani, oggi il mercato del carbonio è basato sulla protezione e il ripristino di mangrovie, saline e praterie di fanerogame. C’è poi una categorie emergente di soluzioni che comprende la protezione e il ripristino delle foreste di alghe, l’estensione delle foreste di alghe e le strategie per ridurre la pesca a strascico.

La preservazione della fauna marina è un altro modo per consentire ai mari di far lavorare al meglio il ciclo del carbonio. In questa categoria, che al momento non è tra quelle previste nel mercato del carbonio ma potrebbe presto entrarci, ci sono soluzioni che hanno l’obiettivo di preservare la barriera corallina.

Per supportare iniziative finanziarie e aziendali, l’azione dei governi è fondamentale. Le leggi che governano i mari non aiutano.

  • Gli oceani sono controllati principalmente dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare e dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente a cui i Paesi devono aderire.
  • Le coste e gli estuari sono soggetti al diritto marittimo nazionale. Le singole nazioni hanno i diritti sulle risorse dei mari fino a 200 miglia nautiche dalle loro coste.

Insomma, il mercato del blu carbon deve superare diversi ostacoli ma è sicuramente promettente nel lungo termine.

A proposito dei progetti di piantumazione di alberi, Online SIM ha realizzato una foresta di 1000 alberi in collaborazione con Treedom. Si tratta di 9 tipologie di alberi piantati in 6 Paesi nel mondo, per un totale di 215.000 kg  di CO2 assorbita.

IDEE DI INVESTIMENTO

I progressi fatti al vertice COP26 di Glasgow sulla stesura dei termini di una struttura futura per i mercati del carbonio ai sensi dell’articolo 6 rivisto dell’accordo di Parigi sono sicuramente un passo avanti per far partire anche il carbonio blu.

Le tecnologie che mangiano emissioni da sole non possono bastare. Il mercato delle emissioni però, secondo Pictet Asset Management, se decollerà deve essere più trasparente. Per esempio, le aziende che acquistano crediti per l’eliminazione del carbonio tramite forestazione non dovrebbero aspettarsi un’applicazione immediata delle compensazioni. Il loro impiego deve riflettere in qualche modo il ritardo tra il momento in cui il carbonio viene rilasciato nell’atmosfera e il momento in cui verrà rimosso da una foresta, altrimenti il gioco è a somma zero.

La ragione? Se la compensazione diventa lo strumento preferito di riduzione del carbonio, non verranno eliminate le attività che causano le emissioni.

Pictet ha un fondo settoriale che investe in foreste, Pictet – Timber Classe R Eur (+16,59% il rendimento annualizzato a tre anni, dati Morningstar aggiornati a maggio 2022) l’unico venduto in Italia.

Pictet - Timber Classe R Eur

Per investire sulla decarbonizzazione, con la massima diversificazione di portafoglio, Online SIM offre un portafoglio modello sul cambiamento climatico che ha un rendimento annualizzato del 9,90% (dati aggiornati a maggio 2022). Il portafoglio è costruito in collaborazione con Main Street Partners, boutique finanziaria inglese specializzata in ESG.

fondi portafogli modello cambiamento climatico

Scopri gli investimenti sostenibili disponibili sulla nostra piattaforma per investire sui trend di lungo termine della sostenibilità ambientale e sociale.

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Articolo precedente

Fondi energia: arriva la spinta del piano Repower EU

Articolo successivo

Dilemma obbligazioni: è l’inizio di una nuova era di rendimento?

Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura, inoltre, la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

Nessun commento

Lascia un commento

Ho preso visione dell'informativa