La corsa globale ai robotaxi non è più una promessa futuristica ma un mercato che sta rapidamente entrando nella fase industriale. Stati Uniti e Cina stanno guidando una trasformazione che potrebbe cambiare radicalmente il settore della mobilità, mettendo al centro intelligenza artificiale, veicoli autonomi e piattaforme digitali. Facciamo il punto.
Secondo l’analisi di Goldman Sachs, il settore dei veicoli autonomi sta passando da concetto sperimentale a realtà commerciale, grazie al miglioramento della sicurezza, alla crescita della domanda e all’espansione dei servizi in nuove aree geografiche tra Stati Uniti, Cina, Medio Oriente ed Europa.
La sfida non riguarda soltanto la tecnologia. In gioco c’è il controllo di un nuovo ecosistema economico che comprende software, dati, infrastrutture urbane, trasporto merci e servizi di mobilità. Da una parte ci sono i colossi americani come Uber Technologies, che puntano su partnership e piattaforme globali. Dall’altra avanzano i gruppi cinesi come Baidu, sostenuti da una strategia industriale integrata e da una rapida diffusione dei servizi nelle città cinesi.
Quanto vale il mercato dei robotaxi
Secondo le stime di Goldman Sachs, il mercato globale dei robotaxi potrebbe raggiungere circa 415 miliardi di dollari entro il 2035. Solo il mercato statunitense dovrebbe arrivare a 48 miliardi di dollari, in forte crescita rispetto ai 19 miliardi attesi nel 2030.
La crescita prevista è impressionante anche dal punto di vista operativo. La flotta mondiale di robotaxi commerciali dovrebbe passare dagli appena 7 mila veicoli attivi dello scorso anno a circa 1 milione di veicoli nel 2030, fino a raggiungere 6 milioni di unità nel 2035.
Per Goldman Sachs il vero motore della crescita sarà la riduzione dei costi. Negli Stati Uniti, il costo operativo per miglio di un servizio robotaxi completamente integrato potrebbe scendere sotto 1 dollaro entro il 2035. A favorire questo calo saranno:
- la diminuzione dei costi dei veicoli;
- premi assicurativi più bassi;
- una maggiore efficienza nella supervisione remota dei mezzi;
- economie di scala nella produzione.
Dalle auto ai camion come cambia la mobilità
L’analisi evidenzia inoltre come il settore dell’autonomous driving possa generare complessivamente fino a 2 mila miliardi di dollari di ricavi entro il 2035 considerando hardware, software e servizi collegati. Di questi, circa 300 miliardi sarebbero direttamente attribuibili alle tecnologie di intelligenza artificiale, come software di guida autonoma e abbonamenti digitali per i consumatori.
Un altro segmento destinato a crescere rapidamente è quello dei camion autonomi. Goldman Sachs stima che il mercato globale dell’autonomous trucking possa raggiungere 560 miliardi di dollari nel 2035. Negli Usa, i camion autonomi potrebbero diventare economicamente più convenienti rispetto a quelli guidati da esseri umani già nel 2028. Il motivo è semplice: il costo totale per miglio di un camion autonomo dovrebbe scendere da oltre 8 dollari nel 2025 a poco più di 2 dollari nel 2035, mentre i costi dei camion tradizionali continueranno a crescere a causa dell’aumento dei salari degli autisti.
Secondo gli analisti di Goldman Sachs, la rivoluzione della mobilità autonoma potrebbe quindi avere un impatto enorme sull’economia reale, coinvolgendo:
- trasporto urbano;
- logistica;
- assicurazioni;
- semiconduttori;
- cloud computing;
- infrastrutture digitali.
Robotaxi: la sfida Uber-Baidu
La competizione tra Uber Technologies e Baidu rappresenta perfettamente le due diverse strategie con cui Stati Uniti e Cina stanno affrontando il mercato dei robotaxi.
Uber ha scelto un modello basato sulle partnership
Dopo aver ceduto la propria divisione dedicata alla guida autonoma nel 2020, la società americana punta a diventare una piattaforma globale capace di integrare tecnologie sviluppate da aziende esterne. La strategia consente a Uber di evitare gli enormi costi di ricerca e sviluppo necessari per costruire internamente sistemi di guida autonoma, mantenendo però il controllo della relazione con il cliente finale e della rete globale di mobilità.
L’azienda ha stretto numerose alleanze strategiche e recentemente ha collaborato con la cinese WeRide per lanciare a Dubai servizi commerciali di robotaxi completamente senza conducente. Il progetto si inserisce nel piano degli Emirati Arabi Uniti di rendere autonomo il 25% degli spostamenti entro il 2030. Il vantaggio competitivo di Uber resta la dimensione della piattaforma: milioni di utenti e una presenza globale che potrebbe consentire una rapida scalabilità dei servizi autonomi una volta che la tecnologia sarà pienamente matura.
Baidu ha adottato una strategia molto più verticale
Attraverso la piattaforma Apollo, lanciata nel 2017, il gruppo cinese ha costruito uno degli ecosistemi più completi nel settore della guida autonoma, integrando software, cloud, infrastrutture intelligenti e veicoli autonomi. Il progetto Apollo Go rappresenta oggi una delle esperienze più avanzate di robotaxi al mondo.
I veicoli senza conducente di Baidu hanno già effettuato milioni di corse in diverse città cinesi, dimostrando progressi importanti nella guida autonoma di Livello 4 in ambienti urbani complessi. L’obiettivo della società è ora espandersi su scala globale, puntando su efficienza dei costi, elevati tassi di utilizzo dei veicoli e produzione di robotaxi progettati specificamente per la guida autonoma.
La sfida tra Uber e Baidu, però, si sta trasformando anche in una collaborazione strategica. Le due aziende hanno infatti siglato un accordo per distribuire i veicoli autonomi di Baidu sulla piattaforma Uber in alcuni mercati dell’Asia e del Medio Oriente. L’intesa mostra come il mercato dei robotaxi possa evolvere in modo meno lineare rispetto ad altre sfide tecnologiche tra Usa e Cina. Più che un confronto diretto con un unico vincitore, potrebbe emergere un ecosistema globale fatto di partnership, integrazioni e leadership regionali differenti.
Il ruolo marginale dell’Europa nella corsa ai robotaxi
Nella sfida globale tra Stati Uniti e Cina, l’Europa appare oggi in una posizione molto più arretrata. Pur avendo una forte tradizione industriale nell’automotive e alcuni centri di eccellenza nella ricerca sulla mobilità intelligente, il continente non sembra ancora in grado di competere alla stessa velocità dei due grandi poli mondiali della guida autonoma.
Il ritardo europeo dipende da diversi fattori. Innanzitutto, manca un ecosistema integrato paragonabile a quello americano o cinese. Negli Stati Uniti, le big tech e i grandi operatori della mobilità possono contare su enormi capitali privati e su una forte leadership nel software e nell’intelligenza artificiale. In Cina, invece, la crescita è sostenuta da una strategia industriale coordinata tra aziende tecnologiche, produttori automobilistici e amministrazioni pubbliche.
L’Europa si trova invece frammentata:
- regolamentazioni differenti tra Paesi;
- minore disponibilità di capitali per progetti ad alto rischio;
- ecosistema tecnologico meno sviluppato rispetto a Usa e Cina;
- forte dipendenza da piattaforme digitali straniere.
Anche sul fronte normativo il continente procede con maggiore cautela. La priorità europea resta la sicurezza, della protezione dei dati e della responsabilità legale in caso di incidenti, elementi che rallentano l’introduzione commerciale su larga scala dei robotaxi.
Questo approccio prudente potrebbe però avere un costo industriale. Il rischio è che l’Europa finisca soprattutto per importare tecnologie sviluppate altrove, perdendo centralità in un settore che potrebbe ridefinire il futuro della mobilità urbana e della logistica.
Non a caso, molte delle iniziative europee più avanzate si basano su collaborazioni con gruppi extraeuropei. Anche l’espansione internazionale di operatori come Baidu e Uber Technologies guarda già ad alcune città europee come potenziali mercati futuri.
IDEE DI INVESTIMENTO
Per gli investitori, il settore dei robotaxi rappresenta uno dei grandi temi strutturali del prossimo decennio. La mobilità autonoma si trova infatti all’incrocio tra alcuni dei megatrend più importanti:
- intelligenza artificiale;
- elettrificazione;
- smart city;
- cloud computing;
- semiconduttori.
Allo stesso tempo, il settore resta altamente competitivo e richiede investimenti enormi. Non tutte le aziende riusciranno a trasformare l’innovazione tecnologica in redditività sostenibile. Per questo motivo, in ottica di portafoglio, il tema può essere affrontato attraverso strategie diversificate che includano non solo i produttori di robotaxi, ma anche tutta la filiera collegata:
- chip e sensori;
- software AI;
- infrastrutture digitali;
- batterie;
- cybersecurity
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