Il nuovo report semestrale di Robeco che dà i voti di sostenibilità a 150 Paesi nel mondo (di cui 23 nel mondo sviluppato), il primo che tiene conto dell’impatto di Covid-19, mette in evidenza come la pandemia abbia provocato battute d’arresto significative in diversi Paesi nella corsa verso obiettivi di sviluppo sostenibile.

Il dato era emerso anche dal rapporto delle Nazioni Unite, Sustainable Development Outlook 2020: Achieving SDGs in the wake of Covid-19. Scenarios for policymakers, che sottolinea come COVID-19 abbia rallentato la crescita economica in media del 5% a livello globale e di conseguenza aumentato la disoccupazione, la povertà e la fame. Secondo il report delle Nazioni Unite il virus ha rallentato la corsa verso gli obiettivi dell’Agenda 2030 soprattutto per quanto riguarda i temi legati alla lettera S (sociale) e G (governance), mentre sul fronte E (ambiente) il Covid ha avuto un impatto positivo: per esempio, le emissioni annuali di CO2 per il 2020 sono inferiori del 4-7% nel 2020 rispetto al 2019, l’aria e l’acqua sono diventate più pulite e in molti luoghi è stata osservata una rinascita della natura.

Le strategie dei singoli Paesi per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 non possono non tenere conto del virus e, secondo l’analisi delle Nazioni Unite, molti Stati hanno adottato misure di emergenza per rafforzare i propri sistemi sanitari, di protezione sociale e di governance finalizzati ad affrontare la crisi.

Lo scenario post-Covid-19 di un Paese dipende da quanto investirà per sostenere queste misure di emergenza nel medio periodo.

In particolare, un Paese ESG virtuoso deve:

  • ridurre al minimo i danni causati dal Covd-19;
  • mettere in atto strategie per recuperare rapidamente i danni;
  • mantenere e sviluppare ulteriormente i cambiamenti positivi introdotti ai suoi sistemi di assistenza sanitaria, protezione sociale e governance durante la pandemia;
  • sostenere e rafforzare i passi avanti relativi alla sostenibilità ambientale durante la crisi COVID-19;
  • rilanciare le strategie verso lo sviluppo sostenibile.

Se i singoli Paesi riusciranno a mettere in atto tutte le misure a loro disposizione, secondo il report delle Nazioni Unite, si potrà recuperare il tempo perso a causa del virus e raggiungere gli obiettivi di sostenibilità stabiliti entro il 2030.

In questa corsa contro il tempo, secondo il report di Robeco aggiornato a gennaio 2021, ci sono Paesi che vanno più veloce. In particolare:

  • i Paesi Nordici (Svezia, Finlandia, Norvegia, Danimarca e Islanda) si confermano leader nella sostenibilità occupando i primi cinque posti in classifica;
  • la Svizzera si posiziona al sesto posto, confermandosi tra i Paesi virtuosi, appena davanti alla Nuova Zelanda, il Paese al di fuori dell’Europa che ha la posizione migliore in classifica;
  • l’Europa mantiene la leadership della sostenibilità a livello globale con ben 11 Stati nei primi 15 post in classifica (Lussemburgo, Olanda, Germania, Irlanda, Austria oltre ai Paesi Nordici e Svizzera);
  • un’anomalia evidente sono gli Stati Uniti dove le criticità delle politiche emerse durante la presidenza Trump hanno portato il Paese a uscire dalla top 20;
  • Australia e Canada completano l’elenco delle nazioni ad alte prestazioni;
  • in fondo alla classifica c’è un gruppo di 22 Paesi che si trovano tutti nell’emisfero meridionale e sono classificati come economie in via di sviluppo a reddito medio-basso;
  • solo 9 su 127 economie emergenti analizzate sono entrate nella categoria media dei migliori. In testa Singapore e Hong Kong.

IDEE DI INVESTIMENTO

Date le loro carenze strutturali, le battute d’arresto sulla strada della sostenibilità sono state e continueranno ad essere più gravi nelle economie emergenti e in via di sviluppo, causando danni e lasciando cicatrici indelebili che avranno un impatto sui profili di performance di sostenibilità dei singoli Stati a breve e lungo termine.

La via ESG che i diversi Paesi hanno a disposizione per finanziare progetti di sostenibilità è l’emissione di green bond e di altri strumenti che promuovono la sostenibilità, come i social bond. Il trend di emissioni è in crescita esponenziale: nel 2020, secondo i dati raccolti dal Climate Bond Iniziative (CBI), ci sono stati 329 miliardi di dollari di emissioni (erano 265,4 miliardi nel 2019) e per il 2021 la stima è di 350 miliardi di dollari nuove emissioni con gli Stati come grandi protagonisti insieme con le singole aziende.

Per investire sulle obbligazioni verdi ci sono fondi obbligazionari che specificatamente dichiarano questo obiettivo di rendimento. Non c’è una categoria di fondi dedicata a questo asset, Online Sim ha selezionato i migliori fondi obbligazionari globali che hanno più del 90% del portafoglio investito specificatamente in green bond:

  • CSIF (Lux) Bond Green Bond Global Blue Classe FBH Eur Acc è un obbligazionario globale in euro e rende il 3,62% a un anno (dati Morningstar aggiornati a gennaio 2021). Partito ad aprile 2019 in portafoglio ha diverse emissioni green statali (Olanda, Irlanda, Germania, Belgio).
  • AXA World Funds – Planet Bonds Classe E EUR Acc è un obbligazionario globale in euro e rende il 3,15% a un anno (dati Morningstar aggiornati a gennaio 2021). Partito nel 2015 investe il 100% del portafoglio green bond emessi da governi, istituzioni e società con sede in qualsiasi parte del mondo.
  • BNP Paribas Green Bond Classe Classic Eur Acc è un obbligazionario globale in euro e rende il 2,32% a un anno (dati Morningstar aggiornati a gennaio 2021). Partito nel 2017 investe il 94% del portafoglio in green bond emessi da governi, istituzioni e società con sede in qualsiasi parte del mondo.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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