Mentre la Banca centrale europea (BCE) ha avvertito l’Italia che se andasse in porto la riforma della legge Fornero sulle pensioni ci sarebbe un elevato rischio di mettere sotto pressione i conti pubblici, il Governo Conte procede verso interventi di aggiustamento che, secondo la tabella di marcia, potrebbero arrivare già entro il 2019. Di cosa si tratta? In dettaglio le novità più rilevanti sono tre:

  • L’introduzione della quota 100 che corrisponde alla somma dell’età anagrafica con quella degli anni di contributi versati. In pratica, avendo versato almeno 30 anni di contributi – in linea con la media della maggior parte dei pensionati italiani – l’età minima per il pensionamento risulterebbe di 70 anni. Con 40 anni di contributi si potrebbe uscire dal lavoro a 60 anni, ma per evitare di gravare troppo sulle casse dello Stato italiano, c’è l’ipotesi di tenere comunque un’età minima di pensionamento di 62 anni a prescindere dagli anni di contributi versati. In questo caso la manovra non è migliorativa rispetto alla Legge Fornero;
  • La seconda novità è l’introduzione della quota 42 che misura gli anni di contribuzione di un lavoratore. Arrivati a questa quota si potrebbe andare in pensione a prescindere dall’età anagrafica. In questo caso la manovra è migliorativa rispetto alla Legge Fornero che nel 2019 porta a 43,3 anni il minimo di contribuzione per gli uomini e 42,3 anni per le donne;
  • Il terzo nodo della riforma è il taglio delle pensioni d’oro ovvero gli assegni netti sopra i 4 mila euro al mese. L’obiettivo è tagliare l’importo dell’assegno che risulta non proporzionato rispetto ai contributi versati. Stando ai dati dell’Istituto di previdenza, infatti, sono 37 mila le pensioni sotto i 7 mila euro lordi, che si avvicinerebbero ai 4 mila euro netti. Ma già si riducono a poco più di 26 mila, se si passa alla classe sopra i 7.500 euro. Mentre il bacino raddoppierebbe, con oltre 70 mila assegni, se ci si fermasse ai 6 mila euro lordi.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

In attesa che il quadro dell’ennesima riforma italiana delle pensioni si delinei più chiaramente, diventa sempre più chiaro che investire in una pensione di scorta puntando sulla previdenza integrativa è fondamentale. In questo senso i fondi pensione sono un’ottima strada rispetto al Trattamento di fine rapporto (TFR): secondo dati Covip, nel 2017 il TFR si è rivalutato, al netto dell’imposta sostitutiva, dell’1,7% contro il 2,6% dei fondi negoziali chiusi e il 3,3% dei fondi aperti. Se si guarda invece il rendimento dal 2017 al 2018 le performance medie annue composte, i fondi pensione hanno battuto il TFR: 3,3% per i fondi negoziali, 3% per i fondi aperti contro il 2,1% del TFR.

L’investimento in fondi pensione deve seguire la logica del ciclo di vita (lifecycle), che segue la strategia di fare scelte più dinamiche quando l’orizzonte temporale che separa dal pensionamento è ancora ampio, riducendo gradualmente l’esposizione al rischio azionario all’avvicinarsi del momento della pensione.
Come ha sottolineato la COVIP nella Relazione annuale 2017 al momento gli italiani non utilizzano in maniera corretta i fondi pensione. Ecco perché:

  • C’è una spiccata tendenza per gli iscritti alle forme di previdenza complementare a rimanere nel comparto di ingresso e a non modificare il portafoglio nel corso del ciclo di vita. Ciò può tradursi in risultati finali non ottimali. Circa il 44% degli iscritti ha un profilo garantito, il 12% obbligazionario, il 38% ha un profilo bilanciato, mentre solo 6% ha scelto profili azionari;
  • Solo il 3,6% degli under 25 ha sottoscritto un fondo pensione, secondo i dati Covip, ed è invece proprio questo segmento di risparmiatori quello che avrebbe più bisogno di costruirsi una pensione integrativa.

In pratica, è come se gli italiani mettessero il pilota automatico con scelte predefinite. Fare delle scelte secondo il ciclo di vita consente di ottimizzare la volatilità dei mercati e la gestione del rischio.

Online SIM , la piattaforma italiana del risparmio gestito, offre ai suoi clienti la possibilità di investire in fondi pensione in completa autonomia scegliendo a zero commissioni di ingresso e con commissioni di gestione molto competitive. Tra i prodotti ci sono:

  • Arca previdenza. Fondo pensione che investe sui mercati finanziari con differenti profili ed offre 4 linee di investimento, diversificate per grado di rischio, dal più alto al più basso, di cui 1 comparto garantito.
  • Seconda Pensione. Il fondo gestito da Amundi Sgr che consente di costruire nel tempo un trattamento pensionistico complementare al sistema obbligatorio investendo i contributi versati nelle differenti possibilità offerte dal fondo pensione. Il fondo è articolato in 5 comparti di investimento, differenziati per grado di rischio dal più dinamico al più prudente, e in 1 comparto garantito.

 

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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