Quando finirà? La domanda gira nella testa delle persone continuamente da quando la maggior parte dei Paesi nel mondo sono in lockdown causa Covid-19. La risposta è un’incognita che dipende dal miglioramento delle condizioni sanitarie e tiene con il fiato sospeso mercati e consumi delle persone. Ma anche se nessuno conosce la data esatta della riapertura seppur graduale delle città, gli economisti hanno già cominciato a ipotizzare che uno dei primi comportamenti socio economici della ripresa è il cosiddetto revenge spending, o anche revenge shopping, ovvero “fare l’acquisto di prodotti per vendetta” contro l’isolamento, il virus e l’immobilità forzata. E secondo diverse analisi si compreranno cose che prima si ritenevano non necessarie.

La ripresa dell’economia partirà dai consumi? Se guardiamo alla Cina dove lentamente le città stanno tornando a vivere, il dato delle vendite al dettaglio conferma questa voglia di rivincita.

Del resto, il revenge spending è un fenomeno nato in Cina subito dopo la rivoluzione culturale della metà degli ’80 del secolo scorso e in parte si era già manifestato nel 2003 dopo l’epidemia da Sars. Oggi però la voglia di spendere sembra più forte rispetto al passato secondo quanto riporta il China Daily e si concentra soprattutto su beni non necessari e di lusso. Ne ha approfittato subito Apple che ha riaperto le sue 42 sedi in Cina, mentre i centri commerciali cinesi cominciano a ripopolarsi di persone. La fiducia sta tornando e i consumatori cinesi nelle ultime settimane hanno speso più del normale per compensare le rinunce fatte durante il periodo di isolamento per l’emergenza da Covid-19. Lusso, ristorazione, intrattenimento e viaggi saranno i settori coinvolti da questa rinascita dei consumi nel post coronavirus.

È improbabile che le spese per vendetta compensino tutti gli acquisti persi. Per esempio nel settore turismo la chiusura dei confini cinesi dovrebbe essere di almeno 40 miliardi di euro nel 2020, secondo un’indagine di Boston Consulting Group e Sanford C. Bernstein, calcolando che sono stati oltre 150 milioni i viaggi dei cinesi nel 2019. E non tutti torneranno al centro commerciale mentre le misure di quarantena si allentano. Ma secondo il consensus degli economisti di Bloomberg, i negozi fisici non subiranno un tracollo: la voglia di acquisto fisico dopo tanto shopping online che ha avuto un boom grazie al coronavirus diventerà quasi un’esigenza, anche se alcuni comportamenti di consumo cambieranno per sempre dopo la fine della pandemia.

IDEE DI INVESTIMENTO

Il revenge spending non è un fenomeno tipico dei Paesi occidentali che stanno sperimentando per la prima una chiusura totale all’acquisto fisico e non è detto che abbia le stesse dimensioni di quello cinese. Secondo un’analisi di Fidelity, la ripresa dei consumi della Cina fa comunque luce su ciò che potrebbe accadere nel resto del mondo quando l’epidemia alla fine raggiungerà il picco, sebbene il ritmo della normalizzazione sarà piuttosto lento. I cinesi potrebbero riprendersi la vetta della classifica dei consumatori globali dopo che le vendite al dettaglio sono crollate del 20,5% nei primi due mesi del 2020 e quasi la metà dei rivenditori quotati in Cina non ha abbastanza denaro per sopravvivere per altri sei mesi, secondo quanto riporta Bloomberg.

Cosa accadrà in Occidente è ancora tutto da immaginare e dipenderà dalla fiducia dei consumatori alla fine della pandemia oltre che dal livello di disoccupazione nei diversi Paesi. Ma una spinta verso il revenge spending potrebbe arrivare dalle giovani generazioni che secondo l’analisi di Accenture, solo negli Stati Uniti, entro il 2020 avranno un potere di acquisto di oltre 40 miliardi di dollari, circa il 40% della spesa totale, mentre in Cina già oggi pesano per il 15% sulla spesa della propria famiglia.

Il consumo generazionale che può essere spinto nel breve termine dal fenomeno del revenge spending è un megatrend di investimento demografico. Per investire su questo megatrend ci sono fondi azionari specializzati:

  • Punta sulla demografia anche Schroder ISF Global Sustainable Growth Classe A USD Acc (che in passato era denominato Schroder Global Demographic Opportunities Classe A Eur Hedged lanciato nel 2011), un azionario internazionale large cap, gestito da Charles Somers e Katherine Davidson (+6,78% il rendimento a tre anni secondo dati Morningstar) che ha allargato il suo universo di investimento considerando la demografia come uno dei fattori della crescita sostenibile. I gestori puntano sull’America come primo mercato e sui settori salute e beni industriali.
  • Fidelity Global Demographics Fund – E-ACC-Euro (Hedged) è un azionario internazionale gestito da Aneta Wynimko e Velislava Dimitrova (+2,39% il rendimento a tre anni secondo dati Morningstar) che puntano su salute e tecnologia e su America ed Europa quasi equamente pesati in portafoglio.
  • Punta decisamente sui consumi dei Millennials ma dà spazio anche alla Gen Z e ai loro consumi, Decalia Millennials Classe A1 Acc EUR (+1,82% a tre anni secondo dati Morningstar) che ha gli Stati Uniti come primo mercato e la tecnologia e i beni di consumo come settori più pesati in portafoglio.
  • Candriam Equities L Global Demography Class C EUR Cap, un azionario internazionale gestito da Johan Van Der Biest e Rudi Van den Eynde (-0,26% a tre anni secondo dati Morningstar) che investono in salute, finanza e tecnologia come primi settori e danno un peso preponderante all’America.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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