L’emergenza globale sanitaria sta cambiando radicalmente le abitudini delle persone. In poche settimane è diventato normale indossare mascherine protettive, fare scorte di beni essenziali, annullare qualsiasi incontro sociale e di affari, dimenticarsi di viaggiare e per i più fortunati riorganizzare il proprio lavoro e i propri studi scolastici e universitari dal salotto di casa. Gli effetti di queste nuove abitudini dureranno a lungo dopo che i lock-down causati dal virus si allenteranno e cambieranno le strategie delle imprese e i consumi globali. Dal lato dell’offerta, per esempio, le imprese saranno costrette a ripensare dove acquistare e produrre i propri beni, il canale digitale degli acquisti che sta avendo un boom imprevisto dovrà ripensare alla logistica che ha dimostrato di non reggere alla domanda, il mondo del lavoro rivaluterà l’opzione smart working come un’alternativa reale andando incontro alle esigenze delle persone anche in tempi “normali”. E’ come se il virus avesse lanciato al mondo un avviso: si può cambiare modo di lavorare, studiare, consumare e perfino di viaggiare da ora in poi.

Secondo gli economisti della Banca del Giappone, nessuno ancora può prevedere quale sarà l’impatto sociale ed economico di questo cambiamento, ma certamente ci saranno effetti microeconomici evidenti che dureranno a lungo come: controlli più rigorosi alle frontiere, una copertura assicurativa più ampia, l’affermarsi di nuovi modelli di lavoro oltre a un inasprimento delle norme igieniche sui consumi e al ripensamento dei modelli sanitari globali. Secondo un’analisi di Bain & Company i governi di tutto il mondo dovranno considerare di mettere a bilancio più denaro per l’assistenza sanitaria per evitare i costi enormi associati alle epidemie, per esempio, e la comunità internazionale dovrà pensare di investire molto di più nella prevenzione nei Paesi poveri. Secondo il consensus degli economisti di Bloomberg, la maggior parte delle aziende, e in particolar modo quelle americane, saranno tentate di tornare alla normalità dopo la fine dell’emergenza ma sarà molto complicato.

La ragione è semplice: ci troviamo all’interno di una tripla convergenza di fattori che impattano su produzione e consumi. La tripla convergenza è data da Brexit, dalla guerra commerciale degli Stati Uniti in Cina e dal Covid-19 ed è destinata a rimodellare le filiere produttive del mondo. Far lavorare i dipendenti da casa, per esempio, potrebbe diventare non più una soluzione di emergenza ma un modello per molte aziende, in particolare in Europa dove lo smart working non ha mai sfondato per ragioni strutturali. Secondo un’analisi di OCSE è possibile farlo per la maggioranza dei lavoratori ad esclusione del 17% degli europei che lavora nel settore manifatturiero, del 14% impiegato nel commercio, del 7% che opera nelle costruzioni e del 5% che lavora negli hotel e nei ristoranti. La tecnologia e l’intelligenza artificiale sono degli alleati in questa fase di emergenza e mai come oggi i Paesi che hanno investito nell’infrastruttura Internet ad alta velocità sono avvantaggiati rispetto ad altri.

IDEE DI INVESTIMENTO

Tra smart working, e-learning, streaming e shopping online è evidente che l’emergenza Coronavirus abbia spinto la vita di tutti verso il digitale convertendo anche i più resistenti alla tecnologia. Si tratta di un cambiamento che ridefinirà i modelli produttivi e i consumi nei prossimi anni esattamente come accaduto in precedenti choc economici. In particolare, secondo un’analisi dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI) la pandemia potrebbe spingere verso una de-globalizzazione del sistema economico:

  • La fragilità del modello di globalizzazione che sia fondato su una dipendenza elevatissima dalla Cina come unico Paese fornitore per molti settori. Il virus ha fatto emergere come l’economia cinese sia ormai diventata indispensabile. Da ora in poi le aziende potrebbero decidere di ridurre l’interdipendenza economica dalla Cina riportando nel proprio Paese le attività manifatturiere, un fenomeno che in parte stava già accadendo con la guerra commerciale.
  • Molte imprese di tutte le dimensioni stanno riorganizzando le proprie catene di fornitura e una volta messo in atto questo processo non torneranno indietro una volta finito il rischio di contagio.
  • Dall’altra parte la Cina, la grande fabbrica del mondo, si è scoperta troppo debole tecnologicamente e vuole ridurre la sua dipendenza tecnologica dagli altri Paesi aumentando la produzione interna.

Per valutare il rischio di portafoglio e bilanciare nella maniera migliore gli asset su cui investire (azioni, obbligazioni, liquidità), questo è il momento ideale per scoprire i vantaggi di un portafoglio modello ben equilibrato.

Note
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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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