In Europa, il rischio politico è stata una variabile costante con cui mercati e investitori hanno dovuto fare i conti nel 2017. Non c’è dubbio, però, che proprio nell’anno in cui l’attenzione verso il rischio politico è stata altissima alla fine i timori si siano ridimensionati dopo l’elezione dei partiti pro-europei nei Paesi Bassi e in Francia. La conferma della solidità dell’area euro è arrivata poi in occasione della crisi spagnola con i separatisti catalani che sono rientrati nei ranghi, proprio quando la nuova coalizione al governo in Germania guidata da Angela Merkel sembra essere in dirittura d’arrivo e offre un ulteriore segnale di stabilità.
Insomma, per l’area euro, come hanno annunciato in maniera quasi compatta gli outlook azionari 2018 delle principali case di investimento è atteso un anno d’oro.

A giocare a favore del mercato azionario europeo c’è la ripresa dell’economia con una crescita del PIL di poco superiore al 2% e, anche se l’inflazione fatica a recuperare terreno, la manovra della BCE decisa a porre fine in maniera graduale al programma Quantitative easing (QE) che dovrebbe portare a un primo rialzo dei tassi nella seconda metà del 2019, dovrebbe spingere ulteriormente la crescita. «In tutta Europa ci sono indicazioni di una continuazione della crescita economica dopo un 2017 all’insegna del vigore», ha detto Philip Dicken, Responsabile azionario Europa di Columbia Threadneedle Investments. «Tanto che nel 2018 la crescita degli utili potrebbe raggiungere il 15%, creando un contesto favorevole per i mercati azionari».

Secondo l’analisi di Dorval, anche il Regno Unito, nonostante l’incertezza dei negoziati sulla Brexit, avrà un 2018 in crescita anche se sarà più lenta di quanto atteso prima del referendum sull’uscita dall’UE, ma il paese non ha subito quel crollo che i pessimisti avevano previsto. E il rischio politico tanto temuto nel 2017? Non fa più così paura., ma guai a sottovalutarlo. «I mercati hanno mostrato una grande tenuta nei confronti dei rischi politici recenti, ma esistono situazioni sulle quali vale la pena soffermarsi in vista del 2018» ha detto Lucy O’Carroll Chief Economist, Aberdeen Asset Management. «L’attuale ripresa della crescita globale, infatti, potrebbe non continuare o non garantire agli investitori una forma di protezione contro gli shock politici e geopolitici». Per l’economista di Aberdeen Asset Management, il recente rimbalzo registrato a livello globale non è ancora all’altezza di quella ripresa solida e inclusiva che potrebbe disinnescare alcune delle tensioni sottostanti all’ascesa dei populismi.

IDEE DI INVESTIMENTO
Il quadro economico favorevole dell’Europa dovrebbe sostenere le performance azionarie, l’ondata populista ha perso popolarità, ma il contesto politico va comunque monitorato per una serie di ragioni:

  • In tutta Europa gli elettori continuano a mettere in discussione le dinamiche politiche centriste. In Germania, per esempio, il movimento populista AfD ha guadagnato posizioni e nonostante l’accordo raggiunto tra Cdu-Csu e Spd per la creazione di una grande coalizione di governo, la Cdu di Angela Merkel, che ha ottenuto una percentuale più bassa di voti alle elezioni del 2017, ha dovuto fare molte concessioni per scongiurare nuove elezioni generali nel 2018.
  • Il populismo è un fattore rilevante anche in Italia, dove sono previste elezioni legislative il 4 marzo 2018. I mercati temono un Governo guidato dal Movimento 5 Stelle. La legge elettorale premia le coalizioni e il rifiuto da parte dei pentastellati di formare coalizioni con altri partiti li costringerebbe a mettersi da parte nel caso avessero meno del 51% dei seggi.
  • Finora i mercati hanno continuato ad avanzare imperterriti nonostante alcune sorprese politiche; l’espansione economica è robusta, l’inflazione è contenuta e la crescita degli utili è ben avviata. Uno choc politico improvviso potrebbe interrompere questo andamento: per esempio, sviluppi negativi sul fronte della Brexit.
  • Anche altri soggetti istituzionali potrebbero essere messi alla prova nel 2018. Le Banche centrali hanno contribuito alla stabilità dei mercati, ma oggi si trovano ad affrontare una crisi di fiducia. Le pressioni inflazionistiche restano su livelli decisamente più bassi del previsto e i mercati si domandano se le Banche centrali siano ancora in grado di comprendere il funzionamento delle rispettive economie o di reagire in caso di choc.

In questo contesto quale strategia adottano i gestori? Dopo una corsa così prolungata dei mercati, adesso la caccia è alle società di qualità ma sottovalutate nei settori industria, tecnologia e servizi al consumatore, con un occhio alle IPO che prevedono di debuttare nel 2018. «In definitiva quindi l’unico effetto che ci si può attendere dalle chiamate politiche è un aumento della volatilità considerando il livello bassissimo su cui ci muoviamo attualmente», ha detto di Massimo Saitta, direttore investimenti di Intermonte Advisory e Gestione. «Da solo non basta per scoraggiare l’investimento specie quando i dati economici continuano ad essere brillanti e gli eventi politici non sono così imminenti. Infine, proprio per la felice congiuntura economica generale, anche eventuali tempi lunghi per la ricerca di una stabilità di governo in situazioni di difficile composizione di maggioranze parlamentari non rappresentano un freno significativo per la crescita dei listini».
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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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