Nessun colpo di scena, nessuna sorpresa. Janet Yellen ha lasciato i tassi di interesse americani invariati – tra lo 0,25% e lo 0,50% – e allo stesso tempo ha tenuto la porta aperta a un possibile nuovo rialzo. Adesso la domanda, esattamente come un anno fa alla vigilia del primo rialzo che ha invertito una tendenza decennale e che ha prodotto sul campo vinti e vincitori, è: “Quando accadrà?”. Sulla data gli analisti sono divisi, secondo i sondaggi e le rilevazioni di Cme group che misura con il Fed watch le probabilità di manovra della banca centrale, monitorando l’andamento dei futures, le probabilità di un rialzo tra 0,25% e 0,50% nella riunione di fine settembre sono pari all’82% mentre scendo al 78% per quella di inizio novembre e crollano al 52% per l’assemblea prevista il 14 dicembre .
Per il consensus degli economisti di Bloomberg, la data di settembre è la più probabile anche se, secondo l’analisi di Mohamed A. El-Erian, chief economic adviser di Allianz, accanto all’andamento dell’economia americana e soprattutto alla ripresa dell’occupazione Yellen sta valutando altre variabili. Gli occhi della Fed, secondo l’economista di Allianz, sono puntati sull’operato delle altre banche centrali e in particolare di quella giapponese dopo che il premier giapponese Shinzo Abe ha annunciato un piano di stimolo da 28.000 miliardi di yen, pari a circa 240 miliardi di euro, per contenere l’effetto Brexit e provare a risollevare l’economia asiatica, preda da anni della deflazione.

Rialzo tassi Fed: Yellen attende le elezioni presidenziali

Non c’è dubbio però che il quadro dell’economia americana sia più roseo di qualche tempo fa, anche se a giugno c’è stato un rallentamento. Il nuovo rinvio del rialzo dei tassi dipende, quindi, dall’incertezza sul futuro dell’economia globale che, a differenza di quella americana, mostra segni di grande debolezza con prospettive poco confortanti. I nodi sono ancora gli stessi: il prolungato rallentamento della Cina e l’apatia della crescita dell’Europa, a cui si è aggiunta Brexit e le trattative per l’uscita dall’Ue della Gran Bretagna che prendono il via il primo ottobre.
Il cammino verso la normalizzazione potrebbe accelerare nei prossimi mesi, anche se alcuni scommettono che Yellen sia propensa ad aspettare il dato delle elezioni americane di novembre prima di fare qualsiasi mossa. La pensa così, per esempio, Robert R. Johnson, presidente e Ceo dell’American College of Financial Services and co autore di “Invest With The Fed” (McGraw-Hill book), che contiene consigli utili su come massimizzare la performance di portafoglio, seguendo i consigli della Banca centrale americana.
Secondo Johnson il rialzo non arriverà prima di metà dicembre, quando si saprà se a guidare il Paese sarà Donald Trump o Hillary Clinton, anche perché non ci sono molte ragioni di alzare i tassi fino a che l’inflazione continua ad andare su, ora è intorno all’1,6% rispetto al valore di riferimento della banca centrale del 2%. Per proseguire sulla strada della normalizzazione, dopo la lunga crisi finanziaria ed economica esplosa nel 2008, c’è tempo. Per questo c’è chi ipotizza anche che i tassi della Fed, resteranno fermi per tutto il 2016, con un nuovo rialzo solo nella prima metà del 2017.

IDEE DI INVESTIMENTO

Per capire quando la Fed deciderà di alzare di nuovo i tassi americani bisogna tenere conto di una serie di fattori:

  • l’andamento dell’economia cinese, la cui frenata è il vero incubo per tutti, analisti, operatori, investitori, banchieri centrali e lo yuan fa di nuovo paura;
  • l’andamento dell’economia europea che continua ad essere molto debole;
  • gli effetti della Brexit nel medio-lungo periodo, con l’avvio dei negoziati per l’uscita di Uk dall’Ue che cominciano il primo ottobre;
  • le performance dell’economia Usa che si spera continuino ad essere più sostenute del previsto, come accaduto negli ultimi tempi;
  • chi sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti.

Quando la Banca centrale americana alza il costo del denaro:

  • le obbligazioni continuano ad essere meno redditizie e, di conseguenza, gli investimenti nell’azionario più attraenti;
  • l’euro dovrebbe continuare a scendere rispetto al dollaro;
  • l’effetto valuta ha un impatto maggiore sui mercati emergenti più esposti al dollaro (Asia e Amerca Latina) anche se in questo settore ci sono occasioni da non perdere come i fondi specializzati in Brasile;
  • il rafforzamento della divisa americana di conseguenza peserebbe sui prezzi delle materie prime che sono espressi in dollari, e in particolare sull’oro, anche se i fondi in materie prime restano i migliori del 2016 e sono stati rilanciati da Brexit.

    Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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