Negli ultimi anni gli investitori hanno avuto a disposizione una scelta sempre più ampia di soluzioni. Fondi dedicati all’intelligenza artificiale, alla robotica, alla cybersecurity, alla longevità, alla transizione energetica, all’acqua, allo spazio. Ogni nuovo trend ha portato con sé nuovi strumenti per investire. Avere più scelta è una buona notizia. Ma non significa automaticamente costruire portafogli migliori. Anzi, il rischio è un altro: continuare ad aggiungere investimenti senza chiedersi quale ruolo avranno davvero all’interno della strategia. Succede un po’ come quando prepariamo una valigia. Chi viaggia poco tende ad aggiungere. Una camicia in più, un secondo paio di scarpe, una felpa “nel caso servisse”. Chi viaggia spesso fa il contrario. Prima decide che cosa gli serve davvero, poi elimina il superfluo. Con gli investimenti dovrebbe funzionare allo stesso modo.
Molti portafogli crescono nel tempo per aggiunte successive: un fondo azionario globale, poi uno dedicato a un’area geografica, uno focalizzato su un settore, un altro su un grande trend di investimento. Ogni scelta, presa singolarmente, ha una sua logica. Il problema è che quasi nessuno si ferma a chiedersi se il nuovo fondo aggiunga davvero qualcosa che il portafoglio non possiede già.
Più fondi non significa più diversificazione
È uno degli equivoci più diffusi tra i risparmiatori. Diversificare non significa avere tanti strumenti. Significa combinare investimenti che svolgono funzioni diverse all’interno del portafoglio. Prendiamo un esempio. Un investitore acquista un fondo azionario globale, poi un fondo dedicato alla tecnologia e infine uno focalizzato sull’intelligenza artificiale. Sulla carta sembrano tre investimenti molto diversi.
In realtà, osservando le principali partecipazioni, è frequente trovare una parte degli stessi titoli presenti in tutti e tre i portafogli. È il fenomeno che Morningstar definisce holding overlap: fondi con strategie differenti possono condividere una quota significativa degli stessi investimenti. Per questo la vera diversificazione non si misura contando i fondi, ma verificando quanto siano realmente diversi tra loro. Il risultato è un portafoglio più complesso da gestire, ma non necessariamente più diversificato.
Quando troppe scelte complicano le decisioni
Perché continuiamo allora ad aggiungere strumenti? Una risposta arriva dalla psicologia. Nel famoso esperimento delle marmellate, le ricercatrici Sheena Iyengar e Mark Lepper scoprirono che uno scaffale con 24 gusti attirava più persone di uno con sei. Ma gli acquisti erano molto più numerosi quando la scelta era limitata. Barry Schwartz trasformò quel risultato nel libro The Paradox of Choice, diventato un classico della psicologia delle decisioni. La sua conclusione è semplice: oltre una certa soglia, avere più opzioni non migliora le decisioni. Le rende più difficili. Lo stesso meccanismo può influenzare anche gli investimenti.
Ogni nuovo fondo richiede di essere monitorato, compreso e inserito nella strategia complessiva. Più il portafoglio cresce senza un progetto preciso, più diventa difficile capire dove sono realmente investiti i propri risparmi e quale rischio si sta assumendo.
Prima viene la strategia, poi i fondi
Quando si parla di investimenti, l’attenzione cade spesso sul prodotto da acquistare. La ricerca di Vanguard suggerisce invece di partire da un’altra domanda. Nel lungo periodo è soprattutto l’asset allocation, cioè la distribuzione del patrimonio tra le diverse classi di investimento, a determinare il comportamento di un portafoglio. La scelta dei singoli strumenti resta importante, ma viene dopo la definizione della strategia. È un cambio di prospettiva. La domanda non dovrebbe essere: “Quale fondo posso aggiungere?” Ma piuttosto: “Quale ruolo avrà questo fondo nel mio portafoglio?” Se la risposta non è chiara, probabilmente quel fondo non aggiunge valore, aggiunge soltanto complessità.
L’errore che molti investitori non vedono
Quando emerge un nuovo tema di mercato, quasi tutti si chiedono come inserirlo nel portafoglio. Pochissimi si chiedono che cosa dovrebbe sostituire. Eppure, ogni investimento dovrebbe avere una funzione precisa: aumentare la diversificazione, migliorare l’equilibrio tra rischio e rendimento oppure offrire un’esposizione che oggi manca. Se svolge esattamente lo stesso ruolo di un fondo già presente, il portafoglio diventa semplicemente più pesante. Proprio come una valigia riempita di oggetti che non verranno mai utilizzati.
IDEE DI INVESTIMENTO
Chi viaggia spesso sa che preparare una buona valigia significa scegliere. Non accumulare. Lo stesso vale per gli investimenti. Un buon portafoglio non si riconosce dal numero dei fondi che contiene, ma dalla chiarezza con cui ciascuno contribuisce agli obiettivi dell’investitore. Questa è la vera lezione della valigia. La prossima volta che penserai di acquistare un nuovo fondo, prova a fermarti un momento e chiediti:
- aggiunge davvero una nuova esposizione al mio portafoglio?
- migliora la diversificazione?
- oppure sto semplicemente comprando qualcosa che possiedo già, con un’etichetta diversa?
Perché investire meglio, a volte, non significa trovare un nuovo fondo. Significa avere il coraggio di lasciare qualcosa a casa.
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Note
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