Il mese di luglio si rivela non solo positivo, ma anche il migliore dell’anno: vede infatti rimbalzi molto diffusi e consistenti – nonché trasversali a tutte le asset class – pur contestualizzati in un trend ancora negativo.

Gli indici azionari

I principali indici azionari mondiali (in valuta) si rivelano in allungo. Degne di nota sono le performance del Nasdaq 100 (+13%), che migliora il rendimento da inizio anno dal -30% del primo semestre al -20%. Notevoli anche gli apprezzamenti degli altri indici USA: lo S&P 500 avanza del 9% e il Dow Jones Industrial quasi del 7%. Nel complesso il mercato statunitense si posiziona bene, in linea con quello europeo: tra le piazze del vecchio continente i Paesi scandinavi avanzano maggiormente rispetto ai mediterranei. Il blocco asiatico occupa invece il fondo del ranking, distanziato solo da India e Giappone, e si muove non lontano dalla parità. Fanalino di coda è Mosca, che crolla di oltre 16 punti percentuali, raddoppiando in un solo mese la perdita da inizio anno.

Il mercato valutario

Anche sul mercato valutario si registrano movimenti rilevanti, in particolare i rimbalzi dell’Euro sul Rublo (+10%) in netto contrasto con il massiccio indebolimento della prima metà dell’anno. Lo scenario generale racconta però di una flessione della moneta unica contro la maggior parte delle altre valute: -1,82% con lo Yuan, -2,40% circa con Sterlina e Dollaro Usa e -4,22% con lo Yen.
L’analisi delle categorie azionarie FIDA conferma il profilo già delineato. Oltre il 90% si muove in positivo, con un rendimento medio del 5% per le specializzazioni geografiche e dell’8% per quelle settoriali. Tra le prime emergono gli Stati Uniti, che beneficiano, oltre che dell’allungo del mercato di riferimento, anche dei movimenti valutari. Emerge con forza la sovraperformance dei mercati sviluppati sugli emergenti. Nel complesso i comparti focalizzati su titoli growth allungano maggiormente, mentre le dimensioni societarie non sembrano rappresentare un elemento dirimente.

I fondi settoriali

Per quanto concerne i fondi settoriali, emerge un’importante rotazione che vede come protagonisti molti prodotti legati a temi di sostenibilità: le energie alternative, le risorse idriche, i tematici ecologia e ambiente, intervallati da alcuni settori innovativi come robotica e IT.
Anche gli obbligazionari regalano soddisfazioni: solo poche categorie esposte all’Estremo Oriente risultano infatti in debole flessione. Il rendimento medio è del 3,5%, il primo dato positivo del 2022, ma ancora insufficiente a riportare in verde lo scenario da inizio anno. Anche qui, correlati con gli asset azionari, ad emergere sono le emissioni a stelle e strisce, seguite da quelle europee, e sono al termine troviamo gli asset asiatici. Bene in generale i bond high yield, convertibili e long term, mentre le duration più contenute scivolano in fondo ai ranking.

Le ragioni dei rimbalzi di questo periodo

Le ragioni alla base dei rimbalzi, che hanno coinvolto ogni classe di attivi, non sono particolarmente limpide, ma si possono avanzare alcune ipotesi:

  • motivazioni di tipo tecnico, legate ai tipici movimenti sinusoidi guidati dalle trendline;
  • lo sconto dei mercati nell’anno in corso, inoltre, ha prevalentemente questioni di policy come input, e la recessione dell’economia reale (giustamente) paventata, ad oggi non trova conferme inopinabili ed incontrovertibili nei dati macro;
  • molti operatori che avevano liquidato i propri portafogli – a fronte della guerra in Ucraina, delle tensioni sulle fonti energetiche, delle fiammate inflazionistiche, dei violenti rialzi dei tassi di interesse, ed oggi dei nervosismi a Taiwan –, oggi stanno rientrando a mercato al primo segnale di miglioramento sul fronte inflazione.

La view di medio periodo

La view di medio periodo rimane ancora orientata al ritracciamento per questioni tecniche, ma il fenomeno di maggior respiro e rilevanza, cioè un riassestamento degli equilibri internazionali e la ridefinizione di rapporti di forze e di dinamiche commerciali, ad oggi non implica necessariamente una recessione dell’economia reale. Un intero semestre di raffreddamento delle borse, prima surriscaldate, potrebbe rivelarsi ex-post un prezzo sufficiente.

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Autore

Monica Zerbinati

Monica Zerbinati

Analista finanziario presso l’Ufficio Studi di FIDA, Finanza Dati Analisi. È specializzata nel risparmio gestito sul quale cura diversi studi periodici. In particolare, si occupa di analisi di scenario di tipo quali-quantitativo combinando analisi macroeconomica, tecnica e fondamentale. Segue inoltre l’evoluzione della normativa in ambito finanziario con un particolare focus sulla compliance nell’ambito della consulenza finanziaria.

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