Il primo trimestre del 2026 si conclude senza lasciare un segno univoco. Vincono le esposizioni legate allo shock delle commodity, alla selezione geografica extra-core e ad alcune nicchie valutarie e obbligazionarie; arretrano invece gli indici azionari dei Paesi sviluppati, le strategie growth, una larga parte dei tematici mainstream e, soprattutto, i portafogli diversificati in euro. La fotografia d’insieme è quella di una ripresa disomogenea, a tratti scomposta, che premia la specializzazione e punisce la gestione pigra.
Commodity: forti divergenze tra energia e materie agricole
La prima evidenza arriva dalle commodity, dove la dispersione è talmente ampia da rendere ostica qualsiasi lettura compatta del comparto. Il petrolio corre di circa il 69%, l’olio di soia sale di quasi il 42%, il grano di circa il 22%. Anche l’oro conferma tonicità, con rialzi nell’ordine del 7-8%, mentre lo stagno supera l’11. Sul fronte opposto, il cacao crolla di circa il 46%, il gas naturale perde oltre il 22% e il caffè arretra di circa il 14%. In altre parole, più che un superciclo indistinto, si osserva una rotazione tra sottocomparti, con l’energia petrolifera e alcune derrate agricole a guidare le classifiche.
Valute: euro debole ma non ovunque
Anche il mercato valutario restituisce un quadro eloquente. L’euro si indebolisce in modo piuttosto diffuso: contro dollaro, yuan, real brasiliano, corona norvegese e dollaro australiano, con flessioni che arrivano fino a circa il 7% contro il real e oltre il 5 contro la corona norvegese. Il movimento, tuttavia, non è universale. L’euro guadagna contro won coreano, rupia indiana, lira turca, baht thailandese e zloty polacco. Non si tratta di una semplice debolezza meccanica dell’euro, ma di una riallocazione verso economie favorite da commodity, differenziali di crescita o dinamiche domestiche più robuste.
Azionario globale: vincitori e vinti
Sui listini azionari globali la mappa dei vincitori e dei vinti è ancora più netta. Gli Stati Uniti chiudono il trimestre in rosso, con Nasdaq a circa -6%, S&P 500 a -5% e Dow Jones a -4%. Anche l’Europa core fatica, pur con l’eccezione britannica, che conferma semmai la regola di una leadership continentale assai debole. Altrove, invece, si vedono numeri di ben altra caratura: Oslo sale di oltre il 26%, il Bovespa di circa il 16%, Bangkok di circa il 15%. L’Asia non si muove all’unisono: Taiwan e Singapore tengono bene, il Giappone resta moderatamente positivo, mentre India e Indonesia soffrono, e Jakarta si schianta con un calo di oltre il 18%. Il trimestre, dunque, non premia “l’azionario globale” in senso astratto, ma solo il posizionamento giusto nei posti giusti.
Fondi azionari: growth in difficoltà, value più resiliente
Gli indici FIDA dei fondi azionari confermano con notevole coerenza questa lettura. Le categorie migliori si concentrano in Asia e nelle aree periferiche favorite da cicli domestici o settoriali specifici. Corea e Taiwan guadagnano circa il 16%, la Thailandia quasi il 12%, la Norvegia oltre il 15%. Anche la Turchia resta in territorio ampiamente positivo. Dall’altra parte del tavolo siedono le strategie europee e statunitensi più esposte ai segmenti growth. I fondi azionari Usa large e mid growth cedono quasi il 9%, quelli globali growth quasi il 5%, mentre l’Europa growth scivola oltre il 6% e le small growth europee arrivano a perdere quasi il 9%. Il value, invece, si difende meglio: negli Stati Uniti resta positivo, in Europa contiene le perdite, a livello globale regge.
Settori e tematici: energia in testa, tecnologia in calo
La segmentazione settoriale e tematica è, se possibile, ancora più significativa. Il comparto energia balza di circa il 33%, le risorse naturali di oltre il 21%, le materie prime e chimiche di circa il 14%, le infrastrutture di oltre il 10% come i metalli e minerali. Sul versante opposto, il fintech perde circa il 18%, la finanza globale ed europea arretra di circa l’8-9%; l’IT globale cede oltre il 4% e quello europeo oltre l’8; l’intelligenza artificiale scende di circa il 4%; la robotica di oltre il 5%; il farmaceutico e sanitario di circa il 6,5%; i beni di consumo secondari, lusso incluso, di oltre il 9%. Anche l’ESG smette di essere una sigla taumaturgica e mostra una forte dipendenza dall’area geografica.
Obbligazionario: meglio fuori dall’area euro
Nel reddito fisso il trimestre non è stato affatto uniforme, ma nemmeno desolante. La performance migliore si concentra dove la componente valutaria aiuta. Le categorie obbligazionarie in dollaro australiano salgono di circa il 4,5-4,6%, quelle in corona norvegese di quasi il 5%, il renminbi cinese di oltre il 3%, mentre il monetario in dollari sfiora il 3%. Bene anche diversi segmenti obbligazionari statunitensi, dai governativi alle strategie breve-medio termine, con rendimenti compresi grosso modo tra l’1 e il 2%. Positivi gli inflation linked globali. L’area euro, invece, continua a pagare una combinazione poco amabile di tassi, curva e cambio. I governativi euro restano negativi lungo quasi tutte le scadenze, con il tratto 5-10 anni attorno a -1%; le corporate euro, comprese le high yield, mostrano perdite diffuse. Nel primo trimestre la protezione obbligazionaria ha funzionato meglio fuori dall’area euro, mentre all’interno dell’unione monetaria ha offerto più frizione che tutela.
IDEE DI INVESTIMENTO
Il trimestre archivia un contesto di mercato in cui la costruzione del portafoglio conta più che negli scorsi anni. Le commodity hanno riaperto il dibattito sulla scarsità e sulla geopolitica, le valute stanno riscoprendo un ruolo indipendente dalle politiche monetarie, gli emergenti non sono un blocco omogeneo e l’Europa ha mostrato una vulnerabilità strutturale. Le aree che hanno funzionato sono quelle legate a energia, risorse naturali, infrastrutture, alcuni mercati asiatici, Brasile, Norvegia e segmenti obbligazionari extra-euro. Il periodo ha premiato chi ha selezionato sulla base delle rapide evoluzioni geopolitiche e macroeconomiche, meno chi si è adagiato su allocazioni standard.
Scopri come investire al meglio e migliorare il tuo investimento con i nostri portafoglio modello.
NOTE
Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Nessun commento