Il conto alla rovescia per il referendum Brexit con cui gli inglesi devono decidere se divorziare dall’Unione europea ormai si fa sulle dita di una mano sola. E i mercati, soprattutto europei, dopo un mese di forte pressione hanno cominciato a rialzare la testa, quasi tirando un sospiro di sollievo. La ragione? La morte di Jo Cox, giovane deputata emergente del Labour impegnata contro la Brexit e per i diritti dei migranti, uccisa selvaggiamente giovedì 16 giugno ha inferto un colpo mortale anche al partito dei Leave, gli euroscettici, e ha dato modo a quello dei Remain, i pro Ue, di rimontare nei sondaggi. Nella media Sky di tutti i sondaggi, Leave – in ascesa prima del delitto Cox – adesso mantiene un solo punto di vantaggio: 45% a 44% su Remain. Il mercato, però, crede nella rimonta e nella vittoria finale dei Remain. La prova è la risalita delle Borse europee, nella discesa del prezzo dell’oro e nella risalita di quello del greggio. La prudenza è d’obbligo perché il risultato è davvero incerto e il procedimento di divorzio dall’Unione europea sarà lungo: occorrono almeno due anni per portare a compimento tutte le procedure previste dall’articolo 50 che norma l’uscita dall’Ue e almeno una decina per assorbire il contraccolpo economico. Anche nel caso in cui vinca il Remain, il seme separatista ha ormai invaso l’Unione europea: non a caso si parla già di Scoxit, ovvero dell’uscita della Scozia che potrebbe emulare immediatamente la Gran Bretagna, e di Nexit, dove la “N” sta per Netherlands (Olanda) che vuole indire un referendum come in Gran Bretagna, mentre il 16 giugno la Svizzera ha ritirato ufficialmente la sua domanda di adesione all’Ue che aveva presentato il 25 maggio 1992 congelandola in seguito alla contrarietà espressa dai cittadini elvetici tramite proprio un referendum.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

Per chi investe, in attesa del voto, si aprono gli scenari possibili attaccati ai Leave e ai Remain e quelli attaccati al no che incidono entrambi sugli stessi asset. Una strategia in questo momento di mercato potrebbe essere quella scelta da George Soros che adotta uno stile contrarian.  In attesa del voto, il consensus degli analisti sentiti da Bloomberg consiglia di restare liquidi in attesa del responso del 23 giugno. Le case di investimento, intanto, hanno calcolato cosa può succedere ad azioni, obbligazioni, valute e materie prime in caso di vittoria dei Leave o in caso di vittoria dei Remain:

  • Azioni: secondo i calcoli di Bank of America Merrill Lynch, in caso di vittoria dei Leave le Borse europee potrebbero calare del 15%; mentre se la vittoria andasse ai Remain ipotizza un rialzo delle azioni europee del 6%. A livello settoriale, i settori più colpiti in negativo e, viceversa, in positivo sono i finanziari, banche e asset manager, i titoli del settore immobiliare, l’automotive e il suo indotto e il comparto telecomunicazioni e hi-tech che si è schierato contro la Brexit insieme con la City.
  • Obbligazioni: gli spread sui titoli obbligazionari britannici (Gilt), secondo i calcoli di Goldamna Sachs, potrebbero allargarsi fino a 50 punti base in caso di Leave, mentre se la vittoria andasse ai Remain lo spread potrebbe essere contenuto in 20 punti base. In ogni caso il titolo decennale inglese resterebbe ai minimi storici sotto l’1,1%. L’effetto Brexit si è già fatto sentire sul Bund, il titolo decennale tedesco, che per la prima volta ha espresso rendimento sotto zero, e sullo spread con il Btp: in caso Leave, lo spread potrebbe allargarsi oltre i 150 punti base, mentre potrebbe restare intorno ai 140 in caso di Remain. Ma i rendimenti sui titoli di Stato area euro restano comunque negativi e spingono ad alzare il rischio investendo in corporate bond che possono beneficiare dell’effetto Draghi.
  • Valute: è la sterlina la principale valuta colpita dal referendum e secondo Columbia Threadneedle Investments, potrebbe indebolirsi nei confronti del dollaro di un ulteriore 10% mentre il rafforzamento sarebbe minimo in caso di vittoria dei Remain. Per Goldman Sachs, anche l’euro potrebbe essere travolto con una perdita del 4% contro dollaro, mentre a guadagnare sarebbe lo yen con un aumento atteso del 14%, in controtendenza rispetto ai desiderata del premier nipponico Shinzo Abe.
  • Materie prime: a salvarsi in ogni caso sono l’oro gli altri metalli preziosi, argento in testa. Per tutte le altre materie prime la vittoria dei Leave è un fattore negativo. L’effetto Brexit è già evidente sul Bloomberg Commodity Index che dopo una crescita del 20% da gennaio a giugno 2016 ha ripiegato nelle ultime 4 settimane, per poi restare stabile dopo il 16 giugno. È quanto accaduto anche alle quotazioni del greggio che erano riuscite a superare 50 dollari per poi ripiegare abbondantemente sotto i 40 dollari. In caso di Brexit ma anche di Brexin, l’oro e i metalli preziosi restano ancora la scommessa migliore sulle materie prime. Tanto che Jp Morgan e Bnp Paribas ipotizzano un rialzo delle quotazioni dell’oro a 1400 dollari l’oncia entro la fine del 2016.

 

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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