La ripresa post pandemia non colpisce solo il settore energetico. Molti analisti pensano che il 2021 sarà ricordato come l’anno della crisi dei chip che sta creando grandi difficoltà a diverse industrie. Dall’automotive fino agli smartphone. La domanda di chip è più alta rispetto all’offerta e ha già costretto a fermare la catena di montaggio delle auto con gravi ripercussioni sulle consegne e sui prezzi che, ovviamente, sono saliti al rialzo.

Ma non c’è solo l’auto. A inizio ottobre il gigante delle telecomunicazioni Apple ha annunciato di non riuscire a consegnare ai suoi clienti i nuovi smartphone iPhone 13 Pro e iPhone 13 Pro Max, venduti a settembre 2021. I telefoni di nuova generazione non arriveranno prima di metà novembre. Questo perché manca la materia prima per assemblarli e si teme che le vendite di Natale 2021 possano essere compromesse.

La crisi dei chip: come è nata?

Come siamo arrivati a questo punto? Vediamo come è nata la crisi dell’industria dei chip. Ecco le sei principali cause:

  1. La pandemia da Covid-19 è l’origine e l’amplificatore della crisi che parte dal settore auto. Nel 2020 quando il virus ha fermato le produzioni, l’industria automobilista ha rivisto le stime di vendita future abbassandole drasticamente. Questo ha portato a rivedere il meccanismo domande e offerta.
  2. I produttori auto usano la formula just in time rinegoziando costantemente il contratto di fornitura dei chip così da avere sempre le scorte vicine allo zero e ridurre al minimo i costi. Per diversi mesi questa negoziazione è rimasta ferma e quando è ripartita a inizio 2021 la domanda ha superato l’offerta.
  3. La crisi dell’offerta è stata amplificata dal progresso tecnologico trainato dal 5G che si serve di chip per i nuovi apparati di telecomunicazioni. Per riallineare l’offerta di chip serviranno 12- 18 mesi secondo l’analisi di Bloomberg.
  4. La pandemia ha fatto crescere in maniera esponenziale la domanda di device tecnologici che ha costretto i produttori della tecnologia a rivedere al rialzo le stime di vendita e la domanda di chip.
  5. Nella crisi dei chip c’è da tenere conto anche di un fattore geopolitico. La maggioranza dei produttori di chip si trova a Taiwan e sono due le aziende forti di semiconduttori nel mondo: Tsmc di Taiwan e la coreana Samsung. Taiwan si deve difendere dall’attacco, finora pacifico, della Cina che vuole riunificare l’isola al Paese dopo 72 anni di autonomia.
  6. Nella guerra dei chip non c’è solo il duello Cina contro Taiwan, ma anche quello Cina contro Stati Uniti che hanno perso la leadership di questo mercato da circa 500 miliardi di dollari. Le americane Intel e Qualcomm non riescono a competere con le aziende asiatiche soprattutto sui chip di fascia bassa. Hanno anche difficoltà di approvvigionamento delle materie prime necessarie come le terre rare che si trovano principalmente in Cina e Africa.

IDEE DI INVESTIMENTO

La crisi dei chip è la punta dell’iceberg della corsa a diventare leader mondiali della produzione di tecnologia. In corsa ci sono Cina e Stati Uniti, ma è la Cina ad avere in mano le carte migliori al momento. Sarà una lunga battaglia che il presidente americano Joe Biden ha cominciato a combattere con un disegno di legge specifico che si chiama Chips for America Act.

Questo mira a fornire incentivi per consentire la ricerca e lo sviluppo di chip e semiconduttori ed è stato finanziato con un pacchetto da 50 miliardi di dollari. Per Goldman Sachs, la tensione su domanda e offerta di chip e semiconduttori, potrebbe migliorare entro fine 2021, ma questa è solo una battaglia di una guerra che è appena cominciata.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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