Per Daniel Yergin, uno dei più importanti analisti energetici e autore di The New Map: Energy, Climate and the Clash of Nations, la crisi energetica che il mondo sta vivendo in queste settimane è il chiaro avvertimento che la transizione energetica verso un mondo a emissioni zero non sarà rapida e indolore.

L’elettricità sta guadagnando terreno nei confronti del petrolio che non è più il padrone incontrastato dell’alimentazione del trasporto automobilistico. Il prezzo del passaggio definitivo a nuove energie, secondo Yergin, genererà continue crisi e grande volatilità sui mercati che andranno di pari passo con la ridefinizione del potere geopolitico dell’energia.

La mappa geopolitica dell’energia

Vediamo la mappa dell’energia tracciata da Yergin:

  • La Cina è destinata a diventare leader mondiale dell’energia nel lungo termine. A discapito di Russia e Medio Oriente che sono i più grandi esportatori di petrolio. Questo non prima però del 2035. La ragione è semplice: la Cina oggi importa circa il 75% del petrolio di cui ha bisogno. Detiene la maggior parte dei metalli impiegati nella costruzione di veicoli elettrici e le turbine eoliche. In particolare, è cinese il 50% dell’acciaio del mondo e proprio l’acciaio può dare una spinta per la transizione energetica.
  • Gli Stati Uniti giocano una partita di rincorsa. In America la transizione energetica è cominciata prima. Puntano sullo shale oil che ha contribuito a far scendere le emissioni di CO2 ai livelli degli anni 90. Hanno dimezzato l’elettricità prodotta dal carbone e aumentato di tre volte quella che deriva da gas naturale. L’obiettivo di Biden è decarbonizzare il settore americano dell’energia elettrica entro il 2035 portando gli Usa a zero emissioni nette entro il 2050.
  • L’Europa si candida a leader del processo di transizione energetica grazie al Green Deal che ha stanziato risorse preziose per finanziarie eolico, solare e idrogeno. La Germania guida la pattuglia dei Paesi europei grazie a un sistema di incentivi mirato. L’Europa dipende ancora troppo dal gas che oggi vale circa il 25% del consumo di energia. Lo importa dalla Norvegia, fuori dall’Unione Europea, e copre il 24% del fabbisogno di gas dell’UE. I giacimenti norvegesi non basteranno e qui potrebbe entrare in gioco la Russia.
  • Il vero traguardo è portare i Paesi emergenti allo stesso livello dei Paesi energeticamente più sviluppati. In India, per esempio, milioni di persone non hanno ancora accesso a una qualsiasi forma di energia.
  • La politica che prova a riordinare il sistema energetico mondiale verso un mondo a zero emissioni di anidride carbonica dovrà fare i conti con un’enorme massa di debiti che serviranno per finanziarla. Secondo i dati OCSE aggiornati al 2020 al momento il debito a livello globale è già pari a 17 mila miliardi di dollari che sono serviti per far fronte alla crisi pandemica.

La crisi energetica

Le carenze che scuotono i mercati del gas naturale e dell’elettricità dal Regno Unito alla Cina si stanno manifestando proprio mentre la domanda torna salire post dalla pandemia. Non si tratta della solita crisi energetica perché oggi le economie più ricche stanno rivedendo i loro sistemi. Non si è ancora trovato un modo economicamente vantaggioso per immagazzinare l’energia generata da fonti rinnovabili.

La transizione energetica richiederà decenni ed è un megatrend di investimento che vivrà di alti e bassi con dei sicuri vincitori solo nel lungo termine. Secondo l’analisi di Schroders, la transizione energetica è un’opportunità di investimento strutturale su tanti settori. La generazione di energia rinnovabile, la fornitura di equipaggiamenti (turbine eoliche, pannelli solari), operatori delle reti di energia e i fornitori di equipaggiamento elettrico per la distribuzione e trasmissione, stoccaggio di energia.

La transizione energetica è un punto qualificante nel processo di investimento per salvare il Pianeta secondo il Big Book of Climate investing di Robeco, che affronta il tema del finanziamento del cambiamento. Secondo l’analisi di Robeco, il sistema finanziario dovrebbe favorire, piuttosto che penalizzare, la transizione energetica. Un esempio è quello di garantire che le banche allineino le loro politiche creditizie agli obiettivi di riduzione del carbonio fissati dai governi, nel rispetto dell’Accordo di Parigi del 2015.

IDEE DI INVESTIMENTO

Per investire sul megatrend della transizione energetica a lungo termine ci sono fondi azionari che investono a livello globale.

Ecco i migliori fondi disponibili nella nostra piattaforma:

  • BGF Sustainable Energy Fund Class E2 EUR è un fondo azionario internazionale e ha un rendimento del 12,77% da inizio anno (dati Morningstar aggiornati a ottobre 2021). Investe almeno il 70% del patrimonio in azioni di società operanti nel settore delle energie alternative e tecnologiche. Partito nel 2001 ha come primi settori in portafoglio tecnologia e beni industriali, investe equamente in America ed Europa.

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  • Pictet – Clean Energy Classe R Eur ha un rendimento del 5,22% da inizio anno (dati Morningstar aggiornati a ottobre 2021). Si tratta di un azionario tematico che investe in maniera globale. Partito nel 2007 investe in società di tutto il mondo che contribuiscono e beneficiano della transizione a livello globale verso una produzione e un consumo di energia meno basati sulle energie fossili. Tecnologia e utilities sono i primi settori in portafoglio, a livello geografico il 62% è investito sull’America.

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  • Vontobel Future Resources Classe C è un fondo azionario internazionale che investe a livello globale e ha un rendimento del 4,40% da inizio anno (dati Morningstar aggiornati a ottobre 2021). Da agosto 2021 ha cambiato denominazione in Vontobel Energy Revolution. Investe nel tema della transizione dal carbone all’energia rinnovabile, principalmente attraverso le azioni di società con un potenziale di crescita a lungo termine. Rivolge particolare attenzione a energia alternativa, idrogeno, celle a combustibile e batterie oltre a materiali collegati. Nato nel 2008 si focalizza su beni industriali e tecnologie, il portafoglio è equamente diviso tra America e Europa.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura, inoltre, la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

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