C’è molta attesa per il report che sarà pronto a febbraio 2022 a cura del Gruppo Intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici nato in seno alle Nazioni Unite. Il report torna dopo sette anni dall’ultimo datato 2015, proprio l’anno dell’accordo sul Clima di Parigi. Bisognerà andare verso le emissioni a zero.

Secondo le indiscrezioni, il report mette nero su bianco gli impatti irreversibili del cambiamento climatico, con cui la generazione nata nel 2021 dovrà fare i conti quando avrà 30 anni. La vita non sarà la stessa di oggi: carenza d’acqua, malattie più diffuse, caldo insopportabile. Queste sono solo alcune delle conseguenze derivanti da decenni di inquinamento da carbonio e per IPCC sono inevitabili a breve termine.

In particolare, secondo gli esperti di IPCC, qualunque sia il tasso di riduzione delle emissioni di gas serra, l’impatto del riscaldamento globale – temperature costanti sopra 1,5 gradi centigradi – sarà evidente entro il 2030. Le indiscrezioni sul report IPCC sono emerse a pochi mesi dalla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26) di Glasgow. Dopo un anno di grandi decisioni politiche per salvare il Pianeta e puntare a emissioni zero entro il 2030. 

A che punto siamo? Guardando le decisioni politiche importanti per i mercati finanziari in tema di ambiente l’obiettivo non sembra raggiungibile tra 9 anni, ma entro il 2050.

Gli obiettivi per salvare il Pianeta

  • L’Unione Europea con il piano Green Deal lanciato a gennaio 2020 punta a raggiungere la neutralità alle emissioni di carbonio (CO2) entro il 2050. Prevede un aumento degli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030 (dall’attuale 40% fino a un minimo del 50% e un massimo del 55%). Questo spingendo su investimenti pubblici e privati per clima e ambiente: 260 miliardi di euro l’anno. Una spinta ulteriore è arrivata luglio 2021 con Fit for 55 la direttiva con l’UE spinge sulla transizione energetica e della mobilità.
  • Gli Stati Uniti dopo l’arrivo alla presidenza di Joe Biden a novembre 2020, sono rientrati nell’Accordo di Parigi e ad aprile 2021 è stato lanciato American Jobs Plan. Questo ha come punto di forza l’energia pulita. Il maxi-piano da 2000 miliardi di dollari riguarda i settori delle infrastrutture, dei trasporti e del lavoro nell’ottica di mitigare gli effetti del riscaldamento globale. Il punto di forza del piano è il Clean Electricity Standard con cui Biden pensa di decarbonizzare l’energia elettrica americana entro il 2035. Portando così gli Usa a zero emissioni nette entro il 2050.
  • La Cina di Xi Jinping a settembre 2020 punta entro il 2030 a ridurre l’intensità di carbonio per unità di Prodotto Interno Lordo (PIL) oltre il 65% rispetto al 2005. Aumenterà anche la quota di combustibili non fossili consumo di energia al 25% entro il 2030 (rispetto all’attuale obiettivo del 20%). La Cina vuole accelerare sulla transizione energetica come altre economia asiatiche.
  • Il grande assente è l’India, terzo paese al mondo per emissioni annuali di gas serra. Infatti sta ancora lavorando a un piano statale con obiettivo di emissioni zero al 2050 che dovrebbe rivoluzionare il Paese dal punto di vista tecnologico ed energetico. Nel 2015 l’India aveva promesso di ridurre le emissioni di Co2 del 33-35% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005. L’unica vera iniziativa green del Paese è stata la grossa spinta alla mobilità elettrica avvenuta qui prima che nei Paesi industrializzati.

L’analisi dei programmi di decarbonizzazione e la valutazione della loro credibilità è fondamentale per indirizzare gli investimenti. Per puntare verso Paesi e aziende che stanno veramente dando il loro contributo al cambiamento dell’economia mondiale.

IDEE DI INVESTIMENTO

L’appuntamento di novembre 2021 a COP26 è sicuramente decisivo per decidere i destini climatici del Pianeta. Dal punto di vista finanziario il tema climate change è il più importante nell’ambito degli investimenti ESG ed è quello che conta il maggior numero di fondi specializzati che si sono impegnati nella gestione del rischio climatico.

Nella costruzione di un portafoglio a tema clima ci sono alcuni punti chiave di cui tenere conto:

  • Secondo l’analisi di Schroders, i prezzi delle aziende dei settori più importanti per il clima, per esempio le energie alternative, si sono surriscaldati nell’ultimo anno e per questo diventa ancora più importante selezionare con attenzione gli investimenti azionari con le prospettive migliori.
    Per Schroders, la costruzione di un buon portafoglio azionario climatico deve guardare alle aziende che godono di un vantaggio competitivo chiaro e sostenibile e i migliori settori su cui investire saranno quelli in cui resterà un numero ragionevole di competitor.
  • Per Thomas Leys, investment manager di Aberdeen Standard Investments per promuovere reali progressi verso emissioni zero, gli investitori devono evitare di concentrarsi esclusivamente sulle attuali emissioni delle aziende, perché ciò che veramente conta è la traiettoria delle emissioni future. Secondo Leys, eliminare dal portafoglio le società ad alte emissioni può produrre un certo successo nell’immediato. Preclude però l’accesso a certi settori e spesso non riduce le emissioni nel mondo reale.

Per investire sul cambiamento climatico con la massima diversificazione di portafoglio Online Sim offre la possibilità di investire in un portafoglio modello sul cambiamento climatico che ha un rendimento annualizzato del 22,81% (dati aggiornati a luglio 2021) ed è costruito in collaborazione con Main Street Partners, boutique finanziaria inglese specializzata in ESG.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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