Il 2050 è la data obiettivo per raggiungere emissioni CO2 zero secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). Scopo mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi centigradi, meglio se sotto 1,5 gradi centigradi. Sembra una data lontanissima, in realtà, è troppo vicina se guardiamo alle tecnologie che abbiamo a disposizione per raggiungere l’obiettivo.

Lo sottolinea la relazione sulle prospettive delle tecnologie energetiche Energy Technology Perspectives 2020 di International Energy Agency (IEA). Questa evidenzia che per soddisfare circa il 75% delle riduzioni di emissioni necessarie per raggiungere lo zero netto non abbiamo tecnologie pronte. Raccomanda anche una combinazione di investimenti pubblici e privati per sviluppare innovazioni in bioenergia, decarbonizzazione dei trasporti, edilizia, agricoltura.

Per raggiungere l’obiettivo, secondo i calcoli di IEA, serve uno sforzo finanziario importante, stimato in un range tra 1.000-2.000 miliardi di dollari di investimenti all’anno per sviluppare nuove tecnologie che facilitino il cambiamento in particolare in tre direzioni:

  • Elettrificazione dell’economia. La decarbonizzazione passa dalla ricerca di combustibili alternativi oppure dalla riduzione delle emissioni catturandole nell’atmosfera prima di eliminarle. In entrambi i casi servono nuove tecnologie. Negli ultimi decenni sono stati fatti grandi passi avanti tecnologici nel settore elettrico. Il prezzo dell’energia eolica e solare è sceso a livelli competitivi rispetto all’energia convenzionale a gas in molte località. Ma siamo ancora all’inizio: il report di Irena dal titolo Global Energy Transformation che spiega come da qui al 2050 l’elettricità, dato un utilizzo sempre maggiore per trasporti e riscaldamento, dovrà soddisfare il 50% del fabbisogno energetico globale contro il 20% di oggi.
  • Bioenergia per eliminare la CO2. Per l’industria pesante l’elettrificazione non è un’opzione percorribile. In questo caso servono tecnologie per la cattura e l’utilizzo del carbonio (CCU) dovrebbero essere utilizzati esclusivamente in quei settori che non possono decarbonizzare attraverso l’elettrificazione. La CCU prevede tecniche chimiche che estraggono la CO2 dai gas di scarico di un processo industriale per trasportarla nel sottosuolo o utilizzarla per altri fini. La maggior parte degli scenari IPCC per contenere la temperatura entro 1,5 gradi centigradi si basa su tecnologie a emissioni negative per eliminare la CO2 dall’atmosfera, attraverso la bioenergia e la cattura e lo stoccaggio del carbonio (BECCS) o la cattura diretta dell’aria.
  • L’idrogeno verde energia del futuro. Molti piani di rilancio post Covid-19 stanno puntando sul settore dell’idrogeno verde. L’Agenzia internazionale per l’energia (IEA) sostiene che l’idrogeno sia adatto per le attività che non possono essere elettrificate.

IDEE DI INVESTIMENTO

Cresce la schiera dei fondi azionari e obbligazionari che investono in maniera globale puntando sulla transizione energetica.

Sul fronte obbligazionario la scelta migliore per puntare sulla transizione energetica è scegliere tra i migliori fondi obbligazionari che investono in green bond.

Sul fronte azionario abbiamo guardato su cosa puntano i migliori fondi azionari che investono sulla transizione energetica disponibili sulla piattaforma di Online Sim:

  • BNP Paribas Energy Transition Classe N Eur Acc è un azionario globale lanciato nel 2013. A un anno rende il 137,47% (dati Morningstar aggiornati a giugno 2021). Investe nella transizione energetica con un portafoglio azionario molto concentrato composto da 40-60 società europee, asiatiche e statunitensi, che stanno determinando cambiamenti su tre temi principali: decarbonizzazione, digitalizzazione e decentramento. In portafoglio non solo in energie alternative, ma anche materie prime. Il primo settore in portafoglio sono i beni industriali (27%) seguiti dalla tecnologia (26%). Gli Stati Uniti (58%) sono il Paese più pesante.
  • RobecoSAM – Smart Energy Equities Classe D Eur ha un rendimento del 55,87% a un anno secondo dati Morningstar aggiornati a giugno 2021. Il fondo è stato ridenominato nel 2020 e ha come obiettivo di investimento sostenibile promuovere la trasformazione e la decarbonizzazione del settore energetico globale. Questo attraverso investimenti in fonti di energia pulita, prodotti e infrastrutture efficienti dal punto di vista energetico. Oltre che attraverso l’elettrificazione dei settori industriale, dei trasporti e del riscaldamento, investendo principalmente in società che avanzano i seguenti Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (UN SDGs). La tecnologia (57% è il primo settore in portafoglio, il mercato Usa il più pesante (47%).
  • Allianz Smart Energy Classe AT USD Acc ha un rendimento del 51,82% a un anno secondo dati Morningstar aggiornati a giugno 2021. Il fondo lanciato nel 2019 investe sulle aziende impegnate nell’area della transizione dell’utilizzo dell’energia in conformità con la strategia SDG. L’Europa è il primo mercato e i beni industriali il settore più pesante (35,45), la tecnologia pesa solo l11% del portafoglio.
  • BGF Sustainable Energy Fund Classe C2 EUR Acc rende a un anno il 43,73% secondo dati Morningstar aggiornati a giugno 2021. Partito nel 2002 investe a livello mondiale almeno il 70% del patrimonio in azioni di società del settore energie alternative e tecnologia. Il portafoglio è equamente diviso tra Usa e Area euro, la tecnologia è il primo settore (35%).
  • Vontobel Clean Technology Classe B ha avuto un rendimento del 38,77% a un anno secondo dati Morningstar aggiornati a giugno 2021. Si tratta di un fondo azionario globale nato nel 2008 che si focalizza su beni industriali (45%) e tecnologia (32%) investendo in energia e materie prime. Il 47% del portafoglio è investito in America. Il fondo investe a livello mondiale nel campo delle tecnologie pulite, principalmente in azioni di società innovative che forniscono soluzioni per acqua potabile, energia pulita, mobilità futura, edilizia intelligente, utilizzo efficace delle risorse e riciclo.
  • Pictet – Clean Energy Classe R Usd ha un rendimento del 34,05% a un anno secondo dati Morningstar aggiornati a giugno 2021. Si tratta di un azionario settoriale che investe in maniera globale ed è denominato in dollari. Partito nel 2007 il fondo investe in società di tutto il mondo che contribuiscono e beneficiano della transizione a livello globale verso una produzione e un consumo di energia meno basati sulle energie fossili. Il settore tecnologia (52%) è il più pesante in portafoglio e il Paese più rappresentato è l’America (59%). Per i gestori del fondo la rapida innovazione tecnologica permetterà una maggiore elettrificazione di trasporti, edilizia e fabbriche, mentre eolico e solare saranno le principali fonti di energia elettrica. I driver sono una maggior consapevolezza sui cambiamenti climatici e la necessità di accelerare la transizione energetica, che si esprimono nel forte impegno di Europa, Stati Uniti, Giappone, Regno Unito e Cina verso la neutralità di carbonio.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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