Il mese si settembre 2021 si è rivelato particolarmente difficile per tutte le asset class. Delle categorie azionarie Fida solo il 20% risulta in attivo. Le variazioni mensili sono comprese tra il +5 ed il -10% circa, con un rendimento medio che si attesta intorno al -1,50%, il dato più basso da ottobre 2020.

Dal punto di vista geografico l’Asia è l’area meglio posizionata, grazie ad Indonesia, Giappone ed alle A shares cinesi. L’elevata capitalizzazione è un elemento di successo. Seguono Usa, soprattutto con le small cap, ed Europa. Ovunque sono le large cap ad posizionarsi meglio. In fondo alla classifica scivola il Brasile, che trascina l’America Latina.

Energie tradizionali (+9%), risorse naturali (+2%) e finanza (+1,40%) sono le uniche specializzazioni settoriali in attivo. A cedere pesantemente sono ancora una volta i metalli preziosi (-9,60%). In media gli indici settoriali cedono quasi il 3%: è necessario volgere lo sguardo al marzo del 2020 per individuare ritracciamenti peggiori.

Anche tra le categorie obbligazionarie le correzioni sono diffuse. Solo il 36% delle categorie è in positivo: il peggior dato dell’anno dopo febbraio. Gli indici si muovono nel range tra +2% e – 4,25%. Tra i bond i risultati migliori sono registrati dalle emissioni Usa, specie se governativi e con breve duration, ma anche i corporate high yield regalano risultati apprezzabili.

Europa ed emergenti si alternano nella seconda parte della classifica. Coerentemente con il quadro sull’azionario, i convertibili cedono in misura significativa. Fanalino di coda sono le emissioni in sterlina inglese, soprattutto governativi, probabilmente sull’onda dei timori circa un rallentamento della BoE nell’acquisto dei titoli.

Analisi di mercato: atteso un rallentamento nel terzo trimestre

Anche il focus sul terzo trimestre mette in luce un rallentamento dei mercati finanziari. Sul piano azionario si riscontra un ancora un peggioramento rispetto al periodo precedente. Protagonista è l’Asia, grazie a India, Indonesia e Giappone, che avanzano rispettivamente del 14%, 13% e 8,5% circa.

Anche le economie emergenti dell’Europa Orientale conquistano buoni risultati. Ad eccezione di Indonesia e Turchia, la top ten degli indici azionari è caratterizzata anche da bassa rischiosità. L’Asia compare però anche in fondo alle classifiche, con i corposi ritracciamenti di Cina (-14%), Hong Kong (-10%) e Corea (-7%).

Tra le specializzazioni settoriali – delle quali circa la metà è in allungo – è la finanza a dominare i ranking, seguita dalle risorse idriche e dall’IT. Energie tradizionali, robotica ed immobiliare Usa si confermano tra le migliori categorie.

Anche sull’obbligazionario si riscontra un lieve peggioramento rispetto al secondo trimestre. In verde troviamo principalmente le categorie sul debito in dollari Usa, soprattutto se high yield e short term. Seguono le categorie esposte all’euro, dove invece sono le duration elevate a sovraperformare, mentre l’Asia chiude le classifiche.

L’overview da inizio anno mette in luce mercati che si confermano ancora complessivamente tonici ma in via di peggioramento. India, Russia ed Italia si confermano tra i migliori indici del 2021, insieme ad energia, finanza, ed immobiliare sul piano settoriale. Piuttosto stabili anche i ranking obbligazionari, dove gli high yield corporate USA consentono ritorni del 9%.

Nel complesso possiamo quindi affermare che la rapida ripresa che ha coinvolto sostanzialmente tutte le asset class nell’ultimo anno e mezzo è di portata tale per cui le più recenti correzioni ancora non hanno determinato un’inversione di tendenza, e la componente azionaria di portafoglio si conferma quella maggiormente redditizia.

Tuttavia, assumendo come ipotesi di base di non assistere ad ulteriori lockdown e rallentamenti della produzione come quelli dello scorso anno, occorre monitorare le attività delle principali banche centrali che, da più parti, iniziano a considerare seriamente l’opportunità di alzare i tassi o comunque di rendere meno accomodanti le politiche monetarie, anche e soprattutto nel tentativo di non vedere l’inflazione inasprirsi.

La rotazione settoriale che si è verificata nel 2021 impone inoltre di adottare un’elevata diversificazione soprattutto all’interno di quei portafogli concepiti in ottica di pianificazione finanziaria.

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Note

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Autore

Monica Zerbinati

Monica Zerbinati

Analista finanziario presso l’Ufficio Studi di FIDA, Finanza Dati Analisi. È specializzata nel risparmio gestito sul quale cura diversi studi periodici. In particolare, si occupa di analisi di scenario di tipo quali-quantitativo combinando analisi macroeconomica, tecnica e fondamentale. Segue inoltre l’evoluzione della normativa in ambito finanziario con un particolare focus sulla compliance nell’ambito della consulenza finanziaria.

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