Nella sigla ESG che definisce gli investimenti sostenibili il fattore G di governance è senza dubbio il più difficile da afferrare anche perché in molti casi si intreccia con obiettivi primari della lettera E e della lettera S. Per investire come ESG comanda e costruire portafogli di investimento di fondi comuni secondo la lettera “G” della sigla richiede da parte dei gestori una grande attenzione a come Stati e aziende costruiscono il processo decisionale, ovvero la governance, e a quanto peso danno all’indipendenza dei membri del consiglio d’amministrazione, al trattamento degli azionisti di minoranza, ai criteri remunerativi degli amministratori e ai contributi politici.

La gestione del fattore G consente di gestire il rischio governance andando a caccia di opportunità con iniziative che riguardano la diversità di genere, la battaglia contro la povertà, la salute e il benessere delle persone, per citare i fattori più rilevanti. Contenere i rischi porta a cogliere opportunità che derivano dalle decisioni sostenibili di aziende e governi.

Contenere il rischio governance in questa fase significa:

  • valutare i fattori di governance racchiudono il complesso delle strutture, delle regole e delle strategie che presiedono alla guida di un’azienda o di uno Stato: strategia fiscale, remunerazione dei dirigenti, donazioni e pressioni politiche, corruzione, diversità e struttura di governo aziendale e statale;
  • la governance si riferisce a una serie di regole o principi che definiscono diritti, responsabilità e aspettative tra le diverse parti interessate nella governance delle società;
  • un sistema di governo societario ben definito può essere utilizzato per bilanciare o allineare gli interessi tra le parti interessate e può fungere da strumento per supportare la strategia a lungo termine di un’azienda;
  • la governance può anche riferirsi a standard di governo delle nazioni che puntino a diminuire le disuguaglianze.

IDEE DI INVESTIMENTO

I fattori di governance comprendono il contributo che un’azienda o un Paese può dare al cambiamento attraverso bune pratiche di governo che hanno una ricaduta diretta su persone e territorio. Per costruire portafogli che soddisfano i criteri della lettera G i gestori individuano storie e trend di lungo periodo che soddisfino gli obiettivi generali del tema.

Le storie più forti in questo momento sono l’uguaglianza di genere o diversità di genere e la lotta alla povertà economica e culturale.

L’uguaglianza di genere o diversità di genere, influisce direttamente sullo sviluppo delle economie e della società e ha un impatto sulla crescita, la competitività e la disponibilità futura delle economie e delle imprese in tutto il mondo.

  • Secondo il World Economic Forum servono 95 anni per colmare il divario di genere nella rappresentanza politica (nel 2019 le donne detenevano il 25,2% dei seggi parlamentari e il 21,2% delle posizioni ministeriali).
  • Secondo Morgan Stanley Research, a livello globale, le aziende che hanno adottato un approccio olistico nei confronti della parità di genere hanno reso in media il 3,1% all’anno negli ultimi otto anni. Investire sulle aziende che puntano sulle donne, dunque, in media rende di più.
  • Il Paese che investe di più sulle donne è l’Islanda che detiene il primato della parità di genere. La classifica dei Paesi si trova all’interno del Global Gender Gap Report 2020 ed è un mezzo efficace per creare consapevolezza sulle sfide poste dalle disparità di genere.

Lotta alla povertà economica e culturale attraverso un approccio integrato che vede il benessere delle persone connesso alla salute degli ecosistemi naturali. L’obiettivo è legato anche al cambiamento climatico, ma la governance territoriale agisce anche sul sistema socio-economico, sulle attività produttive, sulle infrastrutture e sulle persone grazie a incentivi fiscali e finanziari per portare reddito e creare di posti di lavoro.

  • Il Coronavirus ha amplificato la povertà: secondo i dati della Banca mondiale per causa del virus ci sono tra 70 e 100 milioni i nuovi poveri, costretti a vivere con meno di 1,90 dollari al giorno.
  • In Nigeria, India e Repubblica Democratica del Congo, vive un terzo di tutti i poveri del mondo. In tutti questi Paesi, ad eccezione dell’India, la crescita prevista della popolazione è maggiore rispetto a quella del Pil pro capite.
  • Secondo l’ultimo rapporto SOFI 2020 a cura delle Nazioni Unite, la pandemia di Covid-19 potrebbe portare alla fame cronica 130 milioni di persone in tutto il mondo entro la fine del 2020.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

 

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura, inoltre, la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

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