L’America intende rialzare i tassi, nonostante l’inflazione debole, l’Europa intende tenere i tassi bassi, nonostante l’inflazione debole. Due direzioni diverse un obiettivo comune: vedere l’indice dei prezzi stabilizzarsi attorno al 2%, sintomo di una crescita economica sana. Questo target per la Banca centrale americana (FED) potrebbe essere raggiunto presto e per questo a dicembre i tassi americani saranno rivisti al rialzo dalla struttura guidata da Janet Yellen. Il segnale che gli americano hanno stanno dando al mondo finanziario che la ripresa economica continua ma è incompleta.

Mario Draghi, governatore della Banca Centrale Europea (BCE), ha scelto proprio l’America e la riunione del FMI a Washington per ribadire la posizione opposta dell’Unione Europea in fatto di tassi. Draghi ha assicurato che il costo del denaro resterà basso a lungo, più dell’orizzonte temporale del Quantitative easing (QE) perché il mercato de lavoro, e in particolare i salari, non sono sui livelli di una crescita sana. E anche per Draghi il mantra è uno solo: avere “pazienza, persistenza e prudenza” in attesa che i prezzi salgano verso il target del 2%.

IDEE DI INVESTIMENTO

Il rialzo dell’inflazione  ha un effetto differente su azioni e obbligazioni. Se si decide di investire in base all’andamento dell’indice dei prezzi, esistono strumenti finanziari specifici. Ci sono i titoli di Stato inflation linked, obbligazioni corporate indicizzate il cui valore nominale cresce insieme con l’inflazione. Lo strumento principe anche per diversificazione è il fondo indicizzato all’inflazione. Ma vale davvero la pena inseguire l’inflazione? Paul Read, Co-Head del team del reddito fisso di Invesco non ama i titoli legati all’inflazione perché funzionano bene solo in caso di uno choc inflattivo veramente marcato. «Abbiamo qualche posizione, ma la liquidità può essere scarsa, l’impatto della duration è più consistente di quanto si pensi» ha detto. Non c’è dubbio però che un indice dei prezzi inferiore alle attese, ma abbastanza alto da rendere negativi i rendimenti reali di molti titoli obbligazionari nell’area euro abbia spinto i gestori verso i bond indicizzati. Eppure i titoli inflation linked sono particolarmente convenienti in questa fase di mercato secondo l’Osservatorio Titoli Indicizzati di Marzotto Sim da cui emerge come i titoli italiani sono i migliori rispetto agli equivalenti francesi, spagnoli e tedeschi.

Se si guarda ai rendimenti delle diverse categorie di fondi inflation linked, la migliore da inizio anno è la Categoria Morningstar Obbligazionari Altro Inflation Linked dove sono presenti diversi fondi che investono sui mercati emergenti e guardano anche all’inflazione.

 

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura, inoltre, la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

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