Il grande caldo di queste ultime settimane che ha colpito l’Europa, ha riportato alla memoria la storica ondata di calore che ha devastato il Vecchio Continente nell’estate del 2003 uccidendo migliaia di persone. Molti erano anziani, con mobilità limitata, e alcuni già soffrivano di malattie croniche, ma i cambiamenti climatici che stanno facendo diventare quasi la norma le temperature estreme presto non saranno un problema solo per anziani e malati. Basta leggere le stime dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS): tra il 2030 e il 2050 il cambiamento climatico causerà 250 mila decessi all’anno a causa di malnutrizione, malaria, diarrea e stress da calore.

Il climate change deve essere considerato un problema sanitario oltre che ambientale. Il rapporto pubblicato a dicembre 2018 da Lancet intitolato The 2018 Report of the Lancet Countdown on Health and Climate Change: Shaping the Health of Nations for Centuries to Come che mette insieme i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Organizzazione meteorologica mondiale, è una fotografia completa di come l’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute riguardi tutti in tutto il mondo: ogni singola persona, ogni singola popolazione. Nessun Paese è immune.

Il rapporto ha rilevato che milioni di persone in tutto il mondo sono vulnerabili alle malattie legate al calore e che le popolazioni in Europa e nel Mediterraneo orientale sono particolarmente sensibili, molto probabilmente perché hanno più anziani che vivono nelle aree urbane. Gli adulti di età superiore ai 65 anni sono particolarmente a rischio, così come quelli con malattie croniche (cardiovascolari o diabete). E molto dipende dall’urbanizzazione del Pianeta: i luoghi in cui gli esseri umani tendono a vivere sono esposti a un cambiamento di temperatura medio che è più del doppio della media globale con un amento medio di 0,8 gradi contro gli 0,3 gradi Celsius dei luoghi meno popolati.

Le temperature sono più alte e questo è un fatto, ma soprattutto secondo quanto rileva il rapporto di Lancet ogni persona nel mondo è esposta per un periodo più lungo alle ondate di calore: in media 1,4 giorni in più all’anno dal 2000 al 2017. Potrebbe non sembrare molto, ma osserva il rapporto, per un over 65 con problemi renali, un giorno in più di caldo intenso fa la differenza tra la vita e la morte. L’emergenza sanitaria colpisce anche gli under 65 e l’effetto sulla popolazione attiva è un calo della produttività a causa delle temperature afose. Un esempio? Nel 2017 sono andate perse 153 miliardi di ore di lavoro – di cui l’80% in agricoltura – a causa dell’eccessivo calore, secondo Lancet.

Nessuna area del mondo è immune, ma ci sono anche luoghi particolarmente vulnerabili: India, Asia sud-orientale, Africa sub-sahariana e Sud America. La prima fase dell’impatto del calore è il disagio, ma arriva un punto in cui è semplicemente troppo caldo perché il corpo funzioni. Per esempio, sudare pesantemente senza reintegrare l’acqua può causare una malattia renale cronica. I Paesi più ricchi in questa fase possono evitare gli effetti peggiori a causa di un migliore accesso all’acqua potabile e, nel caso di lavori interni, del condizionamento dell’aria. Ma queste soluzioni alla lunga potrebbero diventare troppo costose e non bastare.

La minaccia alla salute per effetto del cambiamento climatico arriva anche dal cibo. La sicurezza alimentare, infatti, è a rischio perché è strettamente collegata con la trasformazione del settore agricolo che si trova nel mezzo di una rivoluzione industriale sostenibile. Come uscirne? Secondo il rapporto di Lancet, ci sono dei punti positivi da cui partire:

  • Nel 2015, 30 dei 40 paesi intervistati dall’OMS hanno riferito di avere piani per ripensare il sistema della salute adattando le soluzioni anche in base ai cambiamenti climatici;
  • il 65% delle città ha intrapreso (o sta intraprendendo) valutazioni del rischio che affrontano le minacce alle infrastrutture di salute pubblica;
  • ma la spesa mondiale per l’adattamento alla salute è ancora inferiore al 5% di tutte le spese per l’adattamento climatico. E i finanziamenti non hanno raggiunto il livello promesso nell’Accordo di Parigi che dovrebbe entrare in vigore nel 2020.

IDEE DI INVESTIMENTO

Il clima globale sta cambiando a un ritmo senza precedenti, guidato in gran parte da maggiori emissioni di anidride carbonica che stanno costantemente riscaldando la Terra. Le tendenze al riscaldamento in tutto il mondo stanno contribuendo allo scioglimento delle calotte polari, all’innalzamento del livello del mare, al peggioramento dell’inquinamento atmosferico globale, al peggioramento delle condizioni di siccità e all’incremento della frequenza e della gravità degli eventi meteorologici estremi. Come documentato nel Rapporto speciale COP24 del 2018 dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) intitolato Salute e cambiamenti climatici,  i cambiamenti climatici influenzano indirettamente anche la salute umana:

  • attraverso cambiamenti ecologici che minano la biodiversità e compromettono la sicurezza di cibo e acqua;
  • promuovono la diffusione di malattie infettive e acuiscono i fenomeni di migrazione dei popoli e degli animali;
  • aumentano l’esposizione umana a sostanze chimiche tossiche e aumentano la tossicità chimica.

Per investire sul miglioramento del clima del Pianeta e sulla salute ci sono diverse soluzioni:

  • Secondo i calcoli dell’Onu gli interventi per attenuare il degrado della Terra potrebbe far risparmiare almeno 1,3 miliardi di dollari al giorno che potrebbero essere investiti nell’istruzione, nell’uguaglianza e nell’energia pulita in modo da ridurre la povertà, i conflitti e le migrazioni ambientali. Su questi temi puntano i fondi impact investing, che hanno come obiettivo fare del bene offrendo un ritorno economico, e sono ancora un numero limitato sul mercato italiano;
  • È più grande la pattuglia dei fondi azionari globali (Categoria Morningstar Azionari Globali Large cap con rating low carbon) presenti sul mercato italiano che hanno come obiettivo il miglioramento del clima, puntando su società che sviluppano energie rinnovabili, forme di trasporto ecologiche e un’agricoltura più sostenibile.

I migliori fondi azionari low carbon

ProdottoPerformance YTD
Raiffeisen Azionario Sostenibile Classe R25,67%
Mirova Global Sust Eq RE/A EUR NPF24,56%
Allianz Global Sustainability CT EUR24,39%
MFS Meridian Global Concntr W1 GBP24,31%
DPAM Invest B Equities World Sustainable23,98%
MFS Meridian Global Equity A1 GBP23,49%
RobecoSAM Gender Equality Impact B EUR23,21%
UniInstitutional SDG Equities21,86%
SLI GS II Global Equity Impact D EUR Acc19,68%
Fidelity FIRST ESG AllCntryWld A-Acc-EUR19,56%
THEAM Quant-Eq World DEFI C EUR Cap16,58%
SSGA State Street MultiFac Glb ESG Eq I16,34%
BL-Sustainable Horizon BR EUR15,35%
Stewart Investors Wldwd Sustbl A Acc USD14,49%
Etica Azionario Classe R12,02%
PARVEST HUMAN DEVELOPMENT Classe Classic EUR11,98%
Nella tabella, i migliori fondi azionari globali che investono secondo una strategia low carbon ordinati per rendimento da gennaio a luglio 2019. Fonte: Morningstar Direct. Dati di performance % in euro disponibili al 5 luglio 2019. Sustainability rating al 30 aprile 2019.

Per fare il check-up di portafoglio e scoprire come migliorare il tuo investimento in fondi, visita il sito Online SIM.

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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