Il 2018 si è chiuso con una forte volatilità sui mercati azionari ed è solo l’antipasto di quanto ci aspetta nel 2019. Il nuovo anno, secondo quanto riportano i principali outlook 2019 delle case di investimento mondiali consultati da Online SIM, sarà ancora favorevole alle Borse grazie alla solidità dei fondamentali societari e alla crescita degli utili e grazie, soprattutto, all’onda lunga di un ciclo positivo che dura dal 2008 ma che comincia a mostrare i primi segnali di rallentamento a livello globale. I dati parlano chiaro: nel 2018 la crescita economica dei Paesi chiave è stata notevole: negli Stati Uniti si dovrebbe arrivare al 2,9% – il massimo dal 2006 a oggi – la Cina dovrebbe superare l’obiettivo del 6,6% che era impensabile a inizio 2018, mentre nell’area euro, che ha sofferto di più nel corso dell’anno, è attesa una crescita dell’1,9%.

Per i gestori sarà difficile battere questi risultati nel 2019. La ragione? I contraccolpi del protezionismo innescato dal Donald Trump, l’aumento dei tassi cominciato dalla banca centrale americana (FED) insieme alla fine della spinta sugli utili societari dovuta alla riforma fiscale di Trump, porteranno l’economia Usa verso un rallentamento graduale stimato al 2,3% nel 2019 e che è atteso più forte nel 2020. La Cina soffrirà per i dazi imposti da Trump e il PIL potrebbe rallentare con una crescita di poco superiore al 6% nei prossimi due anni, mentre l’area euro continuerà a soffrire più degli altri anche a causa della fine degli stimoli monetari (Quantitative easing) da parte della BCE e l’inizio atteso per fine 2019 del rialzo dei tassi in Europa.

Gli elementi di incertezza sono tanti. L’unico punto fermo per i gestori è che il 2019 sarà caratterizzato da un aumento della volatilità, perché non è ancora chiaro se ci troviamo o meno nella fase finale del ciclo economico che ha caratterizzato gli ultimi dieci anni e, soprattutto, nessuno è in grado di prevedere quando ci sarà il punto di svolta anche se, per la maggior parte dei gestori, bisognerà attendere il 2020. I mercati si stanno comportando di conseguenza e il risultato è che il rischio è aumentato per chi sceglie di puntare sull’azionario e la diversificazione a lungo termine su aree geografiche e settori è la raccomandazione più presente negli outlook 2019 dei gestori.

IDEE DI INVESTIMENTO

Ecco le linee guida delle principali case di investimento globali (Aberdeen Standard Investments, Allianz Global Investor, Amundi, Axa Investment Managers, BlackRock, Columbia Threadneedle Investments, Credit Suisse, Dorval, Dws, Goldman Sachs Asset Management, Hermes, Invesco, JP Morgan, Morgan Stanley, Natixis Investment Managers, NN Investments, Nomura, Pictet, Schroders, Templeton, UBS asset management, UPB) per investire in fondi azionari nel 2019:

  • L’Europa cresce piano, resta il rischio politico. Le fragilità politiche, in combinazione con un ritmo di crescita più stagnante, hanno caratterizzato il 2018 dell’area euro e non sarà diverso nel 2019 secondo l’analisi di JP Morgan: questi fattori potrebbero limitare la capacità della BCE di aumentare i tassi d’interesse nella seconda metà dell’anno, in linea con le sue attuali indicazioni. In tal caso, i tassi d’interesse negativi continueranno a costituire una minaccia per la redditività delle banche europee ancora per qualche tempo. Per il consensus dei gestori, in ogni caso, l’economia dell’Eurozona è in buone condizioni e la recente discesa del prezzo del petrolio favorisce l’Europa: la crescita nel 2019 potrebbe attestarsi da un minimo dell’1,5% a un massimo dell’1,9%. In sintesi l’Europa correrà meno del resto del mondo ma sul mercato azionario le occasioni ci sono soprattutto sui titoli value. Resta il rischio politico e sono ancora tutte da valutare le conseguenze della Brexit.
  • L’America verso una crescita stabile. La correzione del settore tecnologico ha spinto al ribasso gli indici americani nell’ultima parte del 2018 e ha innescato timori di un’inversione del ciclo al rialzo delle azioni. Passata la paura, secondo il consensus dei gestori, il 2019 di Wall Street è atteso con rendimenti positivi, ma inferiori alla media grazie alla combinazione di una crescita degli utili a un valore medio del rapporto prezzo/utile (P/E) stabile. Secondo l’analisi di Natixis Investment Managers, per l’indice S&P 500, le stime di crescita degli utili nel 2019 sono dell’8%. Le prospettive per l’economia americana rimangono buone con una crescita 2019 attesa fino a un massimo del 2,9%, in linea con il 2018. A sostenere la crescita ci sono i consumi privati, mentre a frenarla potrebbero essere le mutate condizioni di finanziamento potenzialmente più restrittive: la FED dovrebbe fare cinque rialzi dei tassi entro la fine del 2019 e il tasso di interesse per finanziarsi salire dal 3,25% al 3,5%.
  • Il ritorno dei mercati emergenti. Su queste aree i mercati corrono più veloci rispetto ai Paesi sviluppati. Nel 2018 il passo non è stato così veloce come nel passato: le economie emergenti sono ancora riuscite a crescere solo del 4,8% nel 2018, più del doppio del tasso dei mercati sviluppati, ma si tratta pur sempre della crescita più debole vista in questi mercati rispetto alle nazioni sviluppate. L’andamento lento del 2018 dovrebbe tradursi in un passo più sostenuto nel 2019 secondo gli analisti di Morgan Stanley che ipotizzano un ritorno in grande stile dei mercati emergenti. Secondo il consensus dei gestori è l’Asia (Cina, India, Filippine, Indonesia) l’area geografica da preferire perché mostra una buona combinazione di fondamentali societari, valutazioni e solidità macroeconomica, ma bisogna mettere in conto una forte volatilità e fare i conti con il fatto che le crisi in questi Paesi sono un classico ciclico.
  • Si appanna la stella del Giappone. Era stato il mercato dell’anno 2018, non sarà così nel 2019. Per il Giappone, secondo i calcoli di Schroders, la crescita economica è attesa all’1% nel 2019, poco mossa rispetto al 2018. L’inizio dell’anno dovrebbe essere solido, sostenuto dalla spesa per la ricostruzione dopo i danni di terremoti, inondazioni e tifoni di quest’anno. Tuttavia, l’IVA dovrebbe salire al 10% dall’8% a ottobre e in precedenza questi rialzi hanno avuto un impatto notevole sull’attività economica. Resta il piano di riforme economiche avviato da Shinzo Abe che, secondo il consensus dei gestori, è destinato a dare frutti nel lungo periodo per chi investe su questo mercato.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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