Per Reinhold Messner che raggiunge la vetta dell’Everest nel 1978, le immagini di una fila interminabile di alpinisti, in coda come alla cassa del supermercato, in attesa di scattarsi la foto sulla della montagna più alta del mondo è una visione inaccettabile e il segno che anche l’alpinismo è diventato una merce del turismo di massa, dove tutto o quasi può entrare in un pacchetto vacanze, con buona pace della sicurezza e soprattutto dell’ambiente. Ma l’Everest è solo la punta di un fenomeno molto più ampio che da Venezia fino alle spiagge non più incontaminate della Tailandia pone la questione del turismo come uno dei principali fattori inquinanti del Pianeta. La prova arriva da uno studio dell’Università di Sidney pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, secondo cui il turismo rappresenta circa l’8% delle emissioni mondiali di gas serra (CO2).

Fermare il turismo non è possibile, ma è invece auspicabile cambiare il modo di viaggiare. Il numero crescente di persone che viaggiano anche a livello internazionale e nazionale ogni anno pone sfide crescenti  non solo collegate alle emissioni di gas a effetto serra. Da mettere in conto ci sono perdite economiche, gestione delle risorse o impatto sulle comunità locali e beni culturali. Una nuova idea di turismo può dare un contributo positivo allo sviluppo sostenibile e attenuare i potenziali effetti negativi in linea con l’Agenda 2030 per Sviluppo sostenibile. Del resto il concetto non è nuovo. Una trentina di anni fa l’Organizzazione Mondiale del Turismo ha coniato la definizione di turismo sostenibile che insiste su due fattori chiave: non altera l’ambiente (naturale, sociale ed artistico) e non ostacola lo sviluppo di altre attività sociali e economiche.

La definizione di turismo sostenibile è banale ma non è facile da applicare concretamente. Prendiamo, per esempio, l’Europa. Il Vecchio Continente è il più grande mercato turistico del mondo: solo nel 2018 ha accolto oltre 700 milioni di visitatori internazionali (+8% rispetto al 2017), secondo l’Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite, di cui oltre la metà nelle città europee. Il giro d’affari del settore turistico a livello globale vale 1.340 miliardi di dollari e oltre il 50% degli arrivi ha come destinazione l’Europa secondo dati UNWTO. Venezia è una delle punte di diamante: nel 2018 ha fatto il record di visitatori, ma l’altra faccia della medaglia è il degrado ambientale e la distruzione della vita locale con uno spopolamento sempre più evidente: i turisti aumentano e i veneziani cambiano residenza. Questo non è un fenomeno solo italiano: Barcellona e Amsterdam, per esempio, vivono gli stessi problemi.

Cosa fare? La strada per un turismo sostenibile è stata tracciata dal volume Tourism and the Sustainable Development Goals – Journey to 2030 a cura del World Tourism Organization and United Nations Development Programme (UNWTO) che mira a sviluppare conoscenze, responsabilizzare e ispirare le parti in causa a intraprendere le azioni necessarie per accelerare il passaggio a un settore turistico più sostenibile allineando politiche, operazioni commerciali e investimenti. La pubblicazione evidenzia i legami tra turismo e principi della sostenibilità e traccia una strada verso il 2030.

IDEE DI INVESTIMENTO

Da qui al 2030 saranno quasi 2 miliardi i viaggiatori in giro per il mondo. Due miliardi di valigie, di spostamenti con ogni mezzo inquinante (treno, aereo, macchina e così via), di rifiuti prodotti. L’industria turistica ricorda un treno ad alta velocità, pieno zeppo di passeggeri con biglietti economici in tasca. Tanto che la Divisione statistica delle Nazioni Unite (UNSD) e l’UNWTO hanno lanciato l’iniziativa Towards a Statistical Framework for Measuring the Sustainability of Tourism (MST) con l’obiettivo di sviluppare un quadro statistico internazionale per misurare il ruolo del turismo nello sviluppo sostenibile secondo dimensioni economiche, ambientali e sociali e fornire soluzioni valide e coerenti con l’Agenda 2030.
Per chi investe, il turismo sostenibile è uno dei segmenti all’interno del macrotrend della sostenibilità che coinvolge le aziende di tutti i settori rispettose dei principi ESG. Secondo un’analisi di Pictet Asset Management, le società che rispettano i principi ESG registrano performance migliori e più stabili nel tempo, beneficiano di un costo del capitale inferiore e di rating creditizi più elevati. Le società che non sono in grado di gestire i rischi ambientali, invece, hanno costi di indebitamento in media superiori del 20%. Esiste inoltre una correlazione positiva tra la performance finanziaria e le credenziali di sostenibilità. Che cosa implica questo per gli investitori? Secondo lo studio The Impact of Corporate Sustainability on Organizational Processes and Performance a cura della Business School di Harvard, ogni dollaro investito in società sostenibili nel 1993 nel 2010 valeva 22,6 dollari, contro i 15,4 dollari delle concorrenti meno attente ai criteri ESG.

Per investire sulla sostenibilità e a prova di ambiente ci sono diverse soluzioni:

  • Sul mercato obbligazionario fondi che investono in bond attenti ai criteri ESG che puntano in maniera decisa anche sui green bond.
  • Sul mercato azionario ci sono i fondi impact investing, che hanno come obiettivo fare del bene offrendo un ritorno economico, e sono ancora un numero limitato sul mercato italiano e una serie di prodotti azionari globali (Categoria Morningstar Azionari Globali Large cap con rating low carbon) presenti sul mercato italiano che hanno come obiettivo il miglioramento del clima, puntando su società che sviluppano energie rinnovabili, forme di trasporto ecologiche e un’agricoltura più sostenibile.

I migliori fondi azionari low carbon

ProdottoPerformance YTD
Raiffeisen Azionario Sostenibile Classe R25,67%
Mirova Global Sust Eq RE/A EUR NPF24,56%
Allianz Global Sustainability CT EUR24,39%
MFS Meridian Global Concntr W1 GBP24,31%
DPAM Invest B Equities World Sustainable23,98%
MFS Meridian Global Equity A1 GBP23,49%
RobecoSAM Gender Equality Impact B EUR23,21%
UniInstitutional SDG Equities21,86%
SLI GS II Global Equity Impact D EUR Acc19,68%
Fidelity FIRST ESG AllCntryWld A-Acc-EUR19,56%
THEAM Quant-Eq World DEFI C EUR Cap16,58%
SSGA State Street MultiFac Glb ESG Eq I16,34%
BL-Sustainable Horizon BR EUR15,35%
Stewart Investors Wldwd Sustbl A Acc USD14,49%
Etica Azionario Classe R12,02%
PARVEST HUMAN DEVELOPMENT Classe Classic EUR11,98%
Nella tabella, i migliori fondi azionari globali che investono secondo una strategia low carbon ordinati per rendimento da gennaio a luglio 2019. Fonte: Morningstar Direct. Dati di performance % in euro disponibili al 5 luglio 2019. Sustainability rating al 30 aprile 2019.

Per selezionare i fondi più indicati per te ricerca tra le società di gestione presenti su Online SIM.

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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