Quando l’Apollo 11 atterrò sulla Luna il 20 luglio 1969 fu un successo tecnologico e umano che sembrava difficile da uguagliare. Cinquanta anni dopo lo sbarco sulla Luna appare come la preistoria dell’economia spaziale che, da allora, ha fatto passi da gigante anche se esplorare i pianeti resta sempre un sogno futuristico. La crescita dell’industria spaziale non si è mai fermata e, secondo i calcoli di Morgan Stanley Research, la cosiddetta space economy vale 350 miliardi di dollari nel 2019 con un potenziale di crescita esponenziale da qui al 2040: può arrivare a un valore compreso tra 1.100 e 1.700 miliardi di dollari. Ed è una grossa occasione di investimento nel lungo termine con diverse sfaccettature.

Tra i primi ad aver creduto nelle potenzialità dell’economia dello spazio c’è Richard Branson che ha annunciato la quotazione a Wall Street della sua Virgin Galactic, la società specializzata nel turismo spaziale, entro la fine del 2019 con l’obiettivo di raccogliere oltre 800 milioni di dollari che serviranno per potenziare le navicelle. Il suo concorrente principale è Jeff Bezos: con la sua Blue Origin vuole portare turisti sulla luna entro il 2024,  ha ricevuto quasi 4 milioni di dollari dalla NASA nel 2009 per lo sviluppo di concetti e tecnologie per supportare future operazioni di volo spaziale umano ma non è ancora riuscito a mandare nessuno in orbita. Nella partita tra miliardari con la passione per il cosmo c’è anche Elon Musk che ha Marte come obbiettivo: la sua SpaceX pianifica la prima missione cargo sul pianeta rosso nel 2022, con una missione di equipaggio antro il 2024.

La strada per investire nella space economy sembra proprio essere quella di pensare che sia un segmento della grande industria dei trasporti, che va molto oltre il turismo spaziale, con diversi sotto settori: fornitori di componenti (satelliti, sensori, parti aerospaziali), trasporto merci (logistica, estrazione mineraria), trasporto passeggeri (logistica, turismo) e infrastrutture di supporto (raccolta rifiuti). Tutte queste componenti della space economy sono temi di investimento validi nel lungo periodo, secondo Morgan Stanley, che nel breve-medio termine vede le opportunità più significative nella gestione via satellite dei Big Data e dell’accesso Internet a banda larga.

La tecnologia satellitare e l’esplorazione dello spazio offrono, inoltre, una nuova frontiera anche per gestire il cambiamento climatico e investire sulla sostenibilità. Le tecnologie nano satellitari, infatti, potrebbero consentirci di avere una visione globale dei dati climatici e delle scienze ambientali e questa è già considerata la nuova space economy che abbraccia i campi più disparati: dal monitoraggio dei gas serra fino alla sicurezza alimentare, dall’ottimizzazione della gestione delle energie rinnovabili al monitoraggio dei rischi ambientali per la salute.

IDEE DI INVESTIMENTO

Di fatto, Morgan Stanley Research crede che la sostenibilità possa essere uno dei sottodomini più ad alta crescita e sottovalutati della space economy che punta sempre di più sui servizi. Perché man mano che la nuova economia spaziale si sviluppa, si sovrappone sempre più alla sostenibilità in aree quali l’osservazione della Terra, l’energia e le comunicazioni. Queste tecnologie in via di sviluppo da parte di aziende pubbliche e private potrebbero presto diventare una nuova strada per gli investitori interessati a perseguire l’obiettivo di sostenibilità e di rendimento.
Ecco in breve quali sono i driver della space economy che sta sposando la sostenibilità e che sono già investimenti sulla Terra:

  • La sicurezza alimentare. L’osservazione della Terra dai satelliti può aiutare a monitorare l’agricoltura e la pesca, migliorare la tracciabilità dei prodotti e a supportare modelli predittivi per l’approvvigionamento di cibo in tutto il mondo. Combinare le immagini con il tempo, la temperatura o la pressione dell’aria potrebbe ottimizzare i raccolti agricoli e aiutare gli agricoltori a migliorare l’efficienza.
  • Monitoraggio dei gas serra. Aziende e governi utilizzano i satelliti e la spettroscopia per monitorare i dati sulle emissioni, contribuendo a rilevare le emissioni di CO2 e le fughe di gas naturale da una serie di fonti, tra cui pozzi petroliferi, discariche, operazioni industriali e aziende agricole. Sono tutte azioni che aiutano a combattere il climate change che è sempre di più un’emergenza sanitaria.
  • Ottimizzazione e accesso alle energie rinnovabili. I satelliti stanno aiutando le utility a ottimizzare le infrastrutture energetiche rinnovabili, utilizzando modelli predittivi di luce solare e copertura nuvolosa per individuare le installazioni dei pannelli solari e monitorare i modelli di utilizzo dell’energia per bilanciare il carico tra fonti di generazione rinnovabili e non rinnovabili. La tecnologia satellitare potrebbe anche consentire un maggiore accesso alle energie rinnovabili e preservare il capitale naturale del Pianeta, come l’acqua.
  • Accesso a Internet per miliardi di persone. Lanciare in orbita costellazioni di satelliti può facilitare l’accesso al Web alle persone che oggi non sono in Rete perché vivono in regioni in cui l’installazione di un’infrastruttura di accesso a Internet tradizionale è antieconomica o irrealizzabile. Tra i Paesi più disconnessi da Internet c’è l’Africa che la nuova frontiera da conquistare.
  • Ottimizzazione dei trasporti merci e persone. I dati satellitari possono aiutare a monitorare la catena di approvvigionamento globale, tra cui l’estrazione mineraria, il trasporto terrestre, la spedizione e l’attività portuale. E l’esplorazione dello spazio profondo potrebbe offrire vantaggi ai settori collegati, come la tecnologia delle celle a combustibile a idrogeno, la robotica la propulsione, l’hardware e il software del computer, l’assistenza sanitaria e altre discipline.

 

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Note

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