Non c’è transizione digitale senza un mercato dei semiconduttori che funzioni. La ripresa post pandemia ha messo ben in evidenza che oggi la domanda è più alta dell’offerta. Senza i chip le catene di montaggio delle industrie si fermano. Per questo sullo scacchiere geopolitico della transizione digitale tutti i Paesi stanno facendo mosse importanti per vincere la partita.

L’ultima a muovere è stata l’Unione Europea che ha varato a febbraio 2022 il Chips Act. Questo è il piano che vuole far decollare la produzione europea di semiconduttori grazie a un investimento di 43 miliardi di euro da qui al 2030. L’obiettivo dell’UE è raddoppiare la quota di mercato europea dei chip che vale oggi il 10% a livello globale. Soprattutto vuole attirare fabbriche di semiconduttori in Europa.

Sono cinque le aree chiave su cui il Chips Act UE intende agire:

  • Rafforzare la capacità di ricerca e innovazione in Europa.
  • Garantire la leadership europea nella progettazione e nella produzione.
  • Adeguare le norme sugli aiuti di Stato per consentire il sostegno pubblico – per la prima volta – a impianti di produzione europei unici nel loro genere.
  • Migliorare la capacità di anticipare e rispondere alle carenze e ai problemi di approvvigionamento nell’area.
  • Sostenere le imprese più piccole e innovative.

La corsa dei chip a livello globale

La mossa Europea è una goccia nel mare della competizione globale dei semiconduttori. Nel 2022 il 60% della produzione globale di semiconduttori è fatta in Asia (Taiwan, Cina, Corea del Sud). Il 20% è in Giappone, mentre Europa e Usa valgono il 10% ciascuno.

Vediamo quali sono state le azioni degli altri Paesi:

  • L’Asia, già leader mondiale nella produzione di chip, non intende perdere la leadership economica e tecnologica che vede Taiwan come il Paese più avanzato. Lo dimostrano i piani messi in campo dalla Cina. Negli ultimi 5 anni ha investito 150 miliardi di dollari e continuerà su questa linea con il piano Made in China che destina una larga parte dei fondi a ricerca e sviluppo tecnologico. La Corea del Sud ha varato un piano di investimenti da 450 miliardi di dollari da qui al 2030.
  • Negli Stati Uniti a novembre 2021 è stato proposto in Senato il Chips for America Act, un massiccio programma di sussidi governativi pari circa 50 miliardi di dollari. Potrebbe generare 150 miliardi di investimenti nella produzione e ricerca di chip e la creazione di una decina di nuovi siti produttivi. Il piano è stato approvato dalla Camera americana a febbraio 2022 e il varo dovrebbe arrivare a breve.
  • Il Giappone che ha una quota di mercato del 20% dei semiconduttori a livello globale ha in programma di varare un piano di aiuti di Stato entro il 2024. Questo punterà in particolare su ricerca e sviluppo.

infografica transizione digitale chip

IDEE DI INVESTIMENTO

La domanda di semiconduttori a livello globale continua a crescere in maniera costante. Secondo dati della Semiconductor Industry Association (SIA) nel 2021 le vendite hanno superato i 1.000 miliardi di dollari, una cifra record mai raggiunta finora. Le vendite sono cresciute di più in America (28,7% rispetto al 2020), in Europa (26,3%), in Asia Pacifico (22,2%), in Cina (21,4%) e in Giappone (19,5%).

A trainare la domanda è soprattutto il settore automotive. Secondo l’analisi di Deloitte, oggi la componente elettronica che si basa sui semiconduttori pesa per il 40% sulla produzione di auto. Diventerà la parte più importante entro il 2026. L’elettronica è l’altro macro settore interessato dalla corsa ai chip che non si trovano soltanto nei computer, ma sono presenti anche nella tecnologia indossabile, nei prodotti Internet-of-Things , negli smartphone. Secondo l’analisi di Columbia Threadneedle Investments, l’industria dei chip è maturata e si è stabilizzata. Ci sono occasioni anche nel settore delle attrezzature per semiconduttori.

In particolare, secondo Columbia Threadneedle Investments, a muovere il comparto dei semiconduttori sono:

  • Le auto elettriche che stanno avendo una crescita fulminea;
  • Una forte spinta sia verso i telefoni 5G sia nella costruzione dell’infrastruttura 5G. Recentemente è stata introdotta una maggiore velocità WiFi (Wifi 6 e 6e);
  • La domanda dell’e-commerce che continua a crescere. Come quella dello streaming di video e di musica e il gaming;
  • Il Software as a Service continua a registrare una forte richiesta da parte delle aziende;
  • La domanda di personal computing e di software e i data center in cloud che si stanno rapidamente espandendo per gestire il crescente traffico internet;
  • L’internet of things (IOT) che sta crescendo rapidamente. Sempre più attrezzature industriali e prodotti di consumo hanno visto aumentare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e hanno una accresciuta capacità di comunicazione.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura, inoltre, la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

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