Value, growth o blend? Sono tre stili di investimento che descrivono il modo in cui un gestore seleziona le società in portafoglio. Nessuno è sempre migliore degli altri: tutto dipende dalla fase del ciclo economico, dai tassi di interesse e dal sentiment dei mercati.

Il primo semestre 2026 ne è stato un esempio. Dopo un primo trimestre caratterizzato da volatilità, rotazione settoriale e maggiore attenzione ai titoli difensivi, il secondo trimestre ha visto un ritorno dell’appetito per il rischio, senza però cancellare il vantaggio accumulato dagli approcci più equilibrati. Il risultato è stato un semestre in cui value e blend hanno generalmente ottenuto performance migliori rispetto ai fondi growth, dimostrando ancora una volta quanto sia importante comprendere gli stili di gestione prima di scegliere un investimento.

Vediamo quindi cosa significano davvero value, growth e blend, perché si alternano nel tempo e quali indicazioni arrivano dall’andamento dei fondi nei primi sei mesi del 2026.

  • Cosa significano davvero value, growth e blend
  • Perché gli stili si alternano: cosa fa vincere value o growth
  • Primo semestre 2026: cosa ci dice la rotazione di stile
  • I migliori fondi value del primo semestre 2026
  • I migliori fondi blend del primo semestre 2026 
  • I migliori fondi growth del primo semestre 2026 
  • Come usare value, growth e blend in portafoglio
  • Domande frequenti

Cosa significano davvero value, growth e blend

Quando si parla di fondi azionari si tende spesso a guardare solo ai rendimenti. In realtà uno degli elementi più importanti è lo stile di investimento adottato dal gestore.

Fondi value

I fondi value investono in società considerate sottovalutate rispetto al loro valore reale. In genere cercano aziende con:

  • valutazioni contenute;
  • utili stabili;
  • flussi di cassa solidi;
  • dividendi interessanti.

Molto spesso appartengono a settori maturi come finanza, energia, industria o materie prime.

L’obiettivo è acquistare titoli che il mercato potrebbe rivalutare nel tempo.

Fondi growth

I fondi growth seguono una filosofia quasi opposta.

Il gestore privilegia imprese che mostrano prospettive di crescita degli utili superiori alla media, anche se le valutazioni sono elevate. È il caso, ad esempio, di molte società tecnologiche, sanitarie o legate ai consumi innovativi.

Questi fondi tendono ad avere maggiore volatilità, ma possono offrire rendimenti elevati quando il mercato premia la crescita futura.

Fondi blend

I fondi blend rappresentano una via intermedia.

Il gestore combina titoli value e growth cercando un equilibrio tra crescita, qualità e valutazioni. Non seguono un’unica filosofia, ma possono modificare progressivamente il portafoglio in base alle condizioni di mercato.

Per molti investitori costituiscono una soluzione più diversificata e meno dipendente dalla leadership di un singolo stile.

Perché gli stili si alternano: cosa fa vincere value o growth

Uno degli errori più comuni consiste nel pensare che uno stile sia sempre superiore agli altri.

In realtà la value vs growth performance cambia continuamente perché ogni fase economica favorisce caratteristiche diverse delle aziende.

Generalmente:

  • i titoli growth tendono a fare meglio quando i tassi d’interesse sono bassi, l’economia accelera e gli investitori sono disposti a pagare multipli elevati per la crescita futura;
  • i titoli value sono spesso favoriti quando i tassi restano elevati, l’inflazione è più persistente oppure il mercato torna a privilegiare utili solidi e valutazioni contenute;
  • lo stile blend tende invece a comportarsi meglio durante le fasi di transizione, quando nessun fattore domina chiaramente il mercato.

Negli ultimi anni queste rotazioni sono diventate sempre più rapide. Le decisioni delle banche centrali, le tensioni geopolitiche, le revisioni degli utili e perfino gli sviluppi dell’intelligenza artificiale possono modificare rapidamente le preferenze degli investitori.

Per questo motivo scegliere un fondo soltanto sulla base delle performance dell’ultimo anno rischia di essere fuorviante.

Primo semestre 2026: cosa ci dice la rotazione di stile

Il primo semestre 2026 è stato caratterizzato da due fasi molto differenti.

Primo trimestre: difesa e selettività

Nei primi mesi dell’anno i mercati hanno dovuto fare i conti con:

  • volatilità elevata;
  • incertezza sui tassi;
  • tensioni geopolitiche;
  • revisione delle aspettative sulla crescita economica.

In questo contesto gli investitori hanno privilegiato società con bilanci solidi, valutazioni più contenute e maggiore capacità di generare utili anche in uno scenario meno favorevole.

I fondi value hanno quindi beneficiato della rotazione verso i comparti finanziario, industriale ed energetico, mentre molti fondi growth hanno registrato prese di beneficio dopo le forti performance degli anni precedenti.

Secondo trimestre: ritorno del rischio

Con il progressivo miglioramento del sentiment e una maggiore visibilità sul quadro macroeconomico, il secondo trimestre ha riportato interesse verso i titoli più orientati alla crescita.

Il rimbalzo del comparto tecnologico ha consentito ai fondi growth di recuperare parte del terreno perso, ma non abbastanza da colmare il divario accumulato nei mesi precedenti.

Nel complesso, il semestre ha confermato come gli approcci value e soprattutto blend abbiano mostrato una migliore capacità di attraversare entrambe le fasi del mercato.

Value, growth o blend: qual è lo stile migliore nel 2026

Categoria MorningstarRendimento primo semestreRendimento 1yRendimento 3y
Global Large-Cap Value Equity11,29%23,40%14,21%
Global Large-Cap Blend Equity10,81%20,50%13,69%
Global Large-Cap Growth Equity9,83%16,03%12,18%
Fonte: Morningstar Direct. Dati in euro. I rendimenti a tre anni sono annualizzati.

Il dato più interessante non riguarda tanto il vincitore del semestre quanto la velocità con cui la leadership è cambiata nel corso dell’anno. È un promemoria importante: costruire un portafoglio affidandosi a un solo stile può aumentare il rischio di attraversare lunghi periodi di sottoperformance.

I migliori fondi value del primo semestre 2026

La Top 3 dei fondi azionari internazionali e stile value

ProdottoPrimo semestre 2026Rendimento 1 yRendimento 3 y
Anima Valore Globale Classe A eur22,04%37,01%16,39%
Anima Global Equity Value21,77%37,17%16,46%
T. Rowe Price Funds Sicav - Global Value Equity Fund Classe A USD20,82%42,04%19,85%
Fonte: Morningstar Direct. Dati in euro. I rendimenti a tre anni sono annualizzati.

Tra i migliori fondi azionari value, il semestre ha premiato soprattutto i gestori capaci di individuare aziende con fondamentali solidi e valutazioni ancora interessanti, beneficiando della rotazione verso i settori più tradizionali.

Oltre al rendimento, è utile confrontare anche:

  • livello di rischio;
  • composizione geografica;
  • concentrazione settoriale;
  • stile di gestione;
  • continuità delle performance nel tempo.

I migliori fondi blend del primo semestre 2026

La Top 3 dei fondi azionari internazionali e stile blend

ProdottiRendimento primo semestreRendimento 1yRendimento 3y
Algebris Global Equity Select Fund30,31%32,95%15,97%
DWS Invest StepIn Global Equity High Conviction28,15%49,85%24,23%
AZ Fund 1 - AZ Equity - Momentum25,17%33,53%19,83%
Fonte: Morningstar Direct. Dati in euro. I rendimenti a tre anni sono annualizzati.

I fondi blend hanno tratto vantaggio dalla loro flessibilità.

La possibilità di combinare società value e growth ha consentito ai gestori di adattare gradualmente il portafoglio durante la rotazione dei mercati, limitando l’impatto delle fasi più volatili.

Per molti investitori rappresentano una soluzione adatta quando il quadro macroeconomico rimane incerto e non emerge ancora uno stile chiaramente dominante.

I migliori fondi growth del primo semestre 2026

La Top 3 dei fondi azionari internazionali e stile growth

ProdottiRendimento primo semestreRendimento 1yRendimento 3y
Polar Capital Funds Artificial Intelligence Fund60,23%89,63%39,40%
Capital Group Future Generations Global Opportunities29,04%42,49%---
Heptagon Future Trends Equity Fund28,41%34,12%11,22%
Fonte: Morningstar Direct. Dati in euro. I rendimenti a tre anni sono annualizzati.

Nonostante un semestre più complesso rispetto agli altri stili, diversi fondi growth hanno comunque registrato risultati interessanti.

I gestori che hanno privilegiato aziende con elevata redditività, leadership tecnologica e crescita degli utili sostenibile hanno beneficiato del recupero osservato nel secondo trimestre.

Anche all’interno della categoria growth, tuttavia, le differenze tra un fondo e l’altro sono risultate molto marcate, a conferma dell’importanza della selezione del gestore.

Come usare value, growth e blend in portafoglio

Più che chiedersi quale stile sia il migliore, può essere utile capire come combinarli.

Ogni approccio risponde infatti a esigenze differenti:

  • value per chi cerca società con valutazioni contenute e maggiore esposizione ai settori tradizionali;
  • growth per chi punta sul potenziale di crescita degli utili nel lungo periodo accettando una volatilità più elevata;
  • blend per chi desidera una maggiore diversificazione tra i due approcci.

In un’ottica di lungo periodo, costruire un portafoglio che includa più stili può contribuire a ridurre la dipendenza da una singola fase di mercato.

Naturalmente la scelta dovrebbe sempre essere coerente con l’orizzonte temporale, il profilo di rischio e gli obiettivi dell’investitore, evitando di modificare continuamente l’allocazione inseguendo lo stile che ha performato meglio negli ultimi mesi.

Domande frequenti

Meglio value o growth nel lungo periodo?

Non esiste uno stile sempre vincente. Nel lungo periodo value e growth tendono ad alternarsi, spesso per diversi anni consecutivi. Per questo molti investitori preferiscono combinarli oppure scegliere fondi blend che integrano entrambe le filosofie di investimento.

Perché nel primo semestre 2026 alcuni fondi growth hanno sofferto di più?

Il primo trimestre è stato caratterizzato da una rotazione verso titoli con valutazioni più contenute e utili più stabili. L’aumento della volatilità e le incertezze macroeconomiche hanno penalizzato soprattutto le società growth con multipli più elevati. Il recupero del secondo trimestre ha ridotto solo in parte questo divario.

Ha senso combinare value e growth nello stesso portafoglio?

Sì. Affiancare fondi value e fondi growth può aumentare la diversificazione e ridurre il rischio di dipendere dalla performance di un solo stile. In alternativa è possibile utilizzare fondi blend, che integrano già entrambi gli approcci all’interno dello stesso portafoglio.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Competenze:
Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Per Online SIM scrive di scenari e storie di mercato, megatrend e idee di investimento, educazione finanziaria.

Esperienza:
É stata caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

Formazione:
Ha una laurea in lingue e letterature straniere e una specializzazione in giornalismo.

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