La parità di genere è spesso raccontata come una battaglia culturale o sociale. Il nuovo rapporto della Banca Mondiale Women, Business and the Law 2026 la riporta invece al centro dell’economia reale. Il documento, che analizza 190 economie con dati aggiornati a ottobre 2025 grazie al contributo di oltre 2.600 esperti, misura le opportunità economiche delle donne lungo dieci dimensioni chiave: sicurezza, mobilità, lavoro, retribuzione, matrimonio, genitorialità, assistenza all’infanzia, imprenditorialità, patrimonio e pensioni. Il messaggio è diretto: anche quando le leggi esistono, spesso non funzionano. E quando non funzionano, l’economia cresce meno.

Per chi investe, il tema non è astratto: se metà del capitale umano globale non può esprimere pienamente il proprio potenziale, la crescita potenziale si riduce. E con essa le opportunità di rendimento di lungo periodo come ha sottolineato Goldman Sachs nel suo report Womenomics – 25 Years of quite revolution, leggi l’approfondimento.

Un indice globale mostra il vero problema: l’applicazione

Il rapporto assegna un punteggio medio di 67 su 100 alle leggi formali che tutelano l’uguaglianza economica femminile. Ma quando si passa dall’enunciazione alla pratica, il quadro peggiora sensibilmente: l’applicazione delle leggi scende a 53, mentre l’adeguatezza dei sistemi di supporto (tribunali, politiche pubbliche, servizi) si ferma a 47. In altre parole, il problema non è solo scrivere buone regole. È farle funzionare.

Questo scarto tra “diritto sulla carta” e realtà operativa ha conseguenze concrete. Se una norma garantisce parità salariale ma non esistono meccanismi di controllo efficaci, la disparità persiste. Se la legge tutela il lavoro femminile ma mancano servizi per l’infanzia accessibili, molte donne saranno costrette a ridurre o abbandonare l’attività lavorativa. Per i mercati, questo significa una perdita di produttività strutturale. E la produttività, nel lungo periodo, è uno dei principali motori di crescita degli utili aziendali e dei rendimenti azionari.

Dove le barriere sono più alte (e il potenziale più grande)

Le aree del mondo che avrebbero più bisogno di una maggiore partecipazione femminile alla forza lavoro sono Africa subsahariana, Asia meridionale e Medio Oriente e Nord Africa. E sono anche quelle dove persistono le barriere legali e applicative più rilevanti.

Si tratta di regioni con popolazioni giovani e in forte crescita. Nei prossimi anni milioni di ragazze entreranno in età lavorativa. Ma se il quadro normativo e istituzionale non cambia, il cosiddetto dividendo demografico rischia di trasformarsi in un’occasione mancata.

Dal punto di vista dell’analisi macro, questo è un elemento cruciale per chi investe in fondi globali o nei mercati emergenti. Le economie che sapranno rimuovere le restrizioni e rafforzare le istituzioni potranno aumentare il proprio tasso di partecipazione al lavoro, ampliare la base produttiva e migliorare la stabilità sociale. Al contrario, laddove le riforme restano incomplete, il potenziale di crescita rimane compresso.

Anche le economie avanzate non sono arrivate al traguardo

Nei principali Paesi occidentali i punteggi legali sono più elevati. Le restrizioni formali al lavoro femminile sono in gran parte rimosse e la parità salariale è riconosciuta a livello normativo. Eppure, nemmeno queste economie hanno raggiunto la piena uguaglianza economica. Le carenze emergono soprattutto su due fronti: sicurezza e assistenza all’infanzia. Senza sistemi di childcare adeguati, anche nei Paesi più avanzati molte donne riducono le ore lavorate o interrompono la carriera. E senza tutele efficaci contro la violenza, la partecipazione al lavoro ne risente. Per gli investitori orientati a strategie ESG o tematiche, questi aspetti non sono secondari. La qualità delle istituzioni e delle politiche di inclusione incide sulla resilienza economica di lungo periodo. Mercati più inclusivi tendono a essere anche più stabili e innovativi.

I segnali di progresso e le prospettive

Il quadro non è statico. Tra ottobre 2023 e ottobre 2025, 68 economie hanno introdotto 113 riforme per ampliare le opportunità economiche delle donne. Paesi come Egitto, Madagascar, Somalia, Oman, Giordania e Kirghizistan hanno rimosso restrizioni lavorative, rafforzato la parità retributiva e ampliato i congedi parentali. Il dato è importante perché dimostra che il cambiamento è possibile. Ma il rapporto è chiaro: le riforme devono essere completate e soprattutto applicate. Senza enforcement e senza istituzioni solide, anche le migliori leggi restano dichiarazioni di principio.

IDEE DI INVESTIMENTO

In una fase storica caratterizzata da crescita moderata e pressioni demografiche, con popolazioni che in molte economie avanzate invecchiano rapidamente, aumentare la partecipazione femminile al lavoro non è solo una questione di equità. È una leva di politica economica. Più occupazione significa più reddito, più consumi, più contributi fiscali e previdenziali, maggiore sostenibilità dei sistemi pensionistici.

La parità di genere, dunque, non è un tema accessorio. È una variabile strutturale della crescita futura. E per sostenere davvero l’uguaglianza economica, come sottolinea la Banca Mondiale, serve più di una buona legge: serve un cambio di regole che funzioni nella pratica.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Competenze:
Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Per Online SIM scrive di scenari e storie di mercato, megatrend e idee di investimento, educazione finanziaria.

Esperienza:
É stata caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

Formazione:
Ha una laurea in lingue e letterature straniere e una specializzazione in giornalismo.

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