La tecnologia corre talmente veloce che ci sono innovazioni di cui si parla da così tanto tempo che sembrano già presenti ma che, in realtà, non lo sono. E la cui realizzazione non è nemmeno così vicina. L’esempio di scuola è l’auto senza pilota: smart road, guida autonoma e connessa sono ormai termini di uso comune, anche se non c’è ancora una macchina che ci trasporti tutti i giorni al lavoro sfrecciando su strade di ultima generazione. Per averla, serviranno almeno altri 20 anni di sperimentazione e per l’uso diffuso almeno 25.
Allo stesso modo, il lungo percorso di trasformazione energetica globale che va verso l’utilizzo esclusivo di fonti rinnovabili richiede almeno altri 50 anni di transizione e non arriverà mai al 100%, così come serviranno anni di transizione e coabitazione uomo-macchina prima di vedere una fabbrica totalmente 4.0 guidata totalmente da sistemi di intelligenza artificiale.

Guida autonoma: l’era della Passenger economy

Non c’è dubbio però che siamo entrati nell’era della tecnologia Advanced Driver Assistance Systems (ADAS) in grado di rilevare la presenza di oggetti, classificarli, segnalare al conducente eventuali condizioni pericolose della strada, monitorare i punti ciechi, aiutare nel cambio di corsia e, soprattutto, controllare il grado di attenzione alla guida dell’automobilista.
L’uomo però resta ancora al centro del processo. Lo sanno bene al MIT di Boston dove stanno elaborando un sistema che consenta alle auto a guida autonoma di cambiare corsia nelle autostrade trafficate come fanno le persone. Adesso le auto che montano intelligenza artificiale non lo sanno fare. I ricercatori del MIT hanno sviluppato un algoritmo che permette alle auto a guida autonoma di cambiare le corsie in maniera molto più simile a come fanno gli umani, rispettando la sicurezza stradale. E mentre le case automobilistiche studiano sistemi di guida avanzati, la cosiddetta Passenger Economy, che abbraccia lo scenario di guidatori di auto retrocessi al ruolo di passeggeri perché a trasportarli c’è un sistema di intelligenza artificiale, può valere fino a 7 mila miliardi di dollari secondo uno studio di Intel, più del doppio di quanto può arrivare a valere la tanto celebrata sharing economy. Ma accadrà non prima del 2050.

Energia: l’obiettivo 100% rinnovabile

Sebbene la diffusione dell’energia solare e di quella eolica stia aumentando, non c’è da aspettarsi che il pianeta arrivi ad alimentarsi completamente a energia pulita. Secondo i dati del New Energy Outlook 2017 di Bloomberg New Energy Finance, solare ed eolico subiranno un’impennata entro il 2040. La prova è che, entro quella data, oltre il 70% dei 10200 miliardi di dollari spesi per la produzione di energia elettrica nel mondo saranno investiti in nuovi impianti eolici e fotovoltaici. La transizione verso le nuove energie è guidata dai grandi Paesi asiatici come Cina e India: Pechino pesa il 28% sugli investimenti in energie rinnovabili globali e Mumbai pesa l’11%. Ma anche l’Arabia Saudita gioca un ruolo chiave insieme con il Giappone.

Industria 4.0: in fabbrica solo robot

L’automazione sta cambiando il mondo del lavoro e genera paura. Un recente rapporto di McKinsey & Company sostiene che ben 800 milioni di posti di lavoro potrebbero svanire entro il 2030. La ricerca condotta su 46 Paesi però non certifica che un quinto della forza lavoro mondiale scomparirà, anzi. Indica che si dovrà affrontare un importante processo di transizione che porterà a far cessare alcuni impieghi, a modificarne altri e a farne nascere di nuovi. E la prospettiva di una fabbrica totalmente robotizzata resta ancora confinata ai libri di Isaac Asimov. Oggi i robot più intelligenti sono impiegati a raccogliere articoli da un contenitore e se devono fare azioni più complesse devono confrontarsi con i colleghi umani. Non ci sono dubbi però che il Manufacturing stia cambiando profondamente e che il termine Industria 4.0 sia ormai entrato nel linguaggio comune e suggerisca una produzione industriale sempre più automatizzata e interconnessa. Ma, nell’analisi di Mckinsey, tutto ciò non stravolgerà il sistema produttivo che si è andato sviluppando per più di un secolo: si tratta in questo caso di “evoluzione”, non di “rivoluzione”.

IDEE DI INVESTIMENTO

La trasformazione digitale ha dato il via a un insieme di trend che stanno trasformando consumi e abitudini delle persone e su cui i gestori hanno da tempo riposizionato i portafogli. Sono diverse le strade possibili per cavalcare questi trend. L’ottica di investimento consigliata per chi sceglie un prodotto del risparmio gestito è di almeno 5 anni.

  • La trasformazione del settore automotive verso le nuove forme di mobilità sostenibile e automatizzata può essere cavalcata con un fondo azionario globale che ha una quota significativa del settore in portafoglio;
  • Per investire sul tema della trasformazione energetica verso le rinnovabili a livello globale, la scelta migliore è un fondo specializzato nel settore energie alternative;
  • Per puntare sulla trasformazione industriale dettata da Machine learning e Big data, la strada è un fondo azionario specializzato in tecnologia che sia capace di individuare le tendenze e cavalcarle.

 

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Note

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