Mettere il mondo della finanza al servizio del pianeta, trasformandolo nel paladino della lotta al cambiamento climatico: è l’obiettivo della proposta presentata il 24 maggio dalla Commissione Ue che spingerà più investimenti in direzione delle attività sostenibili e verdi attraverso nuovi obblighi per le società finanziarie. Il documento di proposta di regolamento sulla sostenibilità (Regulation of the European Parliament and of the council on disclosures relating to sustainable investments and sustainability risks and amending Directive (EU) 2016/2341) era atteso dal mercato finanziario, in un momento in cui la sigla ESG (Environmental, Social and Governance) è diventata un efficace strumento di marketing.

Le misure proposte dalla Commissione europea erano attese e puntano a creare prima di tutto una tassonomia della sostenibilità, ovvero una serie di regole per arrivare a definire quali asset siano effettivamente “verdi” e soprattutto mirano a chiarire agli investitori istituzionali (ad esempio asset manager, assicurazioni e fondi pensione) come poter integrare gli obiettivi ESG nei processi di governance, advisory e investimento. Cosa cambia? In pratica, se guardiamo ai prodotti finanziari, non si potrà più semplicemente apporre una sigla ESG al fianco di un fondo o di una polizza, ma si dovrà dimostrare in che modo il processo di investimento utilizzato per la costruzione del prodotto sia in linea con gli obiettivi ESG.

L’ambiente, ovvero la E della sigla, è il primo obiettivo per la Commissione Ue e non solo in ordine di apparizione. La ragione è semplice: tra il 2007 e il 2016 le perdite nel bilancio Ue a causa di disastri ambientali sono aumentate dell’86%, secondo dati forniti dalla Commissione europea. E non a caso nel documento di proposta si stressa in particolare il fattore Environmental e meno i processi di sostenibilità legati al Social e alla Governance. Per gli asset manager si apre dunque una nuova stagione che coincide anche con un megatrend di investimento che fa della biodiversità un valore chiave.

Proteggere la biodiversità equivale a salvare il pianeta. I dati raccolti dall’Università del Queensland per la FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, ci dicono che il 90% delle zone protette nel mondo presenta segni di degrado e che la biodiversità è gravemente minacciata: per esempio, il capitale naturale rappresentato dai parchi è a grave rischio e molti territori sono stati disboscati per consentire un’agricoltura intensiva. Il Continente africano è una delle zone più a rischio e l’impoverimento del capitale naturale mina anche la fauna provocando l’estinzione di specie animali.

IDEE DI INVESTIMENTO

La tassonomia della sostenibilità ha una ricaduta diretta non solo sul processo di investimento degli asset manager e quindi nella definizione delle strategie di portafoglio, ma anche sul rapporto di fiducia che lega gli asset manager e gli investitori finali. In pratica, chi decide di investire rispettando il pianeta delega al proprio gestore il compito di farlo. Questo mandato fiduciario e essere socialmente responsabili ha aperto un dibattito profondo, anche di natura etica, tra gli asset manager. Un’analisi del Financial Times ha messo in evidenza le due facce della medaglia ESG per i gestori: da una parte c’è quella positiva che dà la possibilità di dare all’investimento anche un risvolto morale ed etico, ponendo fine all’idea ormai popolare che “valore” per gli azionisti significhi investire solo in relazione al ritorno; il rovescio negativo della medaglia è il rebranding a cui andranno incontro molti prodotti e il rischio che quella ESG venga trasformata solo in un’opportunità da parte della gestione attiva per giustificare la propria esistenza rispetto agli asset manager passivi. Resta il fatto, come fa notare il quotidiano economico inglese, citando dati di Pictet Asset Management, che il tasso di crescita annuo composto di tutte le attività ESG come quota del patrimonio gestito globale oggi sia pari al 15,5% e dovrebbe raggiungere il 50% entro la fine del 2018. Il megratrend è appena cominciato.

Per misurare il processo di investimento degli asset manager relativamente al rispetto dell’ambiente, Morningstar ha lanciato il Portfolio carbon risk score che valuta i rischi relativi all’esposizione alle fonti fossili e alla mancata transizione verso un sistema produttivo meno inquinante.
Nella tabella i migliori fondi socialmente responsabili per rendimento a tre anni misurati per carbon risk score.

Migliori fondi azionari Low carbon per rendimento

ProdottoRendimento 3yCarbon risk scoreCarbon Risk classificationFund Fossil Fuel Involvement
Oddo BHF Avenir CR-EUR11,14%8,11Low Risk0,00%
Investec GSF American Equity A Inc USD8,06%2,97Low Risk0,00%
Janus Henderson Horizon Fund - US Growth Fund Classe A2 Acc Usd6,43%7,75Low Risk0,00%
BL-Equities America B USD6,04%6,44Low Risk0,97%
Comgest Growth America USD Acc5,55%3,09%Low Risk0,99%
Allianz Global Sustainability A USD3,94%6,07%Low Risk3,94%
Lazard Equity SRI C3,56%6,79Low Risk1,39%
AXAWF Fram Human Capital F Cap EUR3,17%10,78Medium Risk5,01%
Comgest Growth Europe EUR Acc2,97%3,64Low Risk0,00%
DPAM Invest B Equities World Sustainable2,96%5,57Low Risk1,87%
Parvest Equity Germany C C2,83%10,29Medium Risk4,60%
Vontobel Emerging Markets Equity B2,59%9,15Low Risk1,25%
DPAM INVEST B Equities Europe Sust B Cap2,56%6,25Low Risk3,86%
NEF Emerging Market Equity R Acc2,54%9,15Low Risk1,26%
BL-Equities Horizon B EUR1,94%5,35Low Risk0,00%
Fonte: Morningstar Direct. Performance % in euro a tre anni annualizzate al 30 aprile 2018. Carbon risk score, Fossil fuel involvement e Low carbon designation ad aprile 2018. Sono stati considerati i fondi azionari con 5 globi di Morningstar Sustainability rating e Low carbon designation. Per ciascuno è stata presa solo la classe più anziana, escludendo gli istituzionali e i fondi con soglia minima di ingresso superiore ai 10 mila euro.

Per fare il check-up di portafoglio e scoprire come migliorare il tuo investimento in fondi visita il sito Online SIM.

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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