Si chiama Immuni la App di contact tracing made in Italy per tracciare i contatti da Covid -19 e monitorare la diffusione del virus. La App non arriverà prima di giugno 2020 e la sua gestazione è stata più lunga del previsto perché c’erano da superare una serie di scogli legati alla privacy delle persone.

La condivisione dei Big Data, soprattutto sanitari, pone da sempre un tema di privacy che in uno scenario di pandemia è stato affrontato in maniera decisa da tutti i governi. La prova è la quantità di App di contact tracing che sono nate nel primo trimestre 2020 e che hanno visto scendere in campo i grandi della tecnologia come Apple, Facebook e Google. Fin dall’inizio il MIT di Boston ha analizzato queste App che presuppongono da parte degli utenti una grande operazione di fiducia verso i Paesi che le propongono. Il risultato dell’analisi è stato inserito in uno studio che promuove la App Immuni in tema di privacy.

L’analisi del MIT sulle 25 App esistenti finora prende in considerazione cinque parametri chiave per valutare la conformità dei sistemi alle norme sulla privacy digitale in vigore. I parametri sono:

  • la volontarietà nello scaricare la App;
  • i confini definiti dell’utilizzo dei dati;
  • la durata della conservazione e della distruzione dei dati;
  • la quantità delle informazioni richieste agli utenti;
  • la trasparenza nella gestione dei dati.

In base a questi parametri, il MIT ha bocciato il sistema cinese che invade in maniera importante la privacy delle persone così come il sistema adottato in Iran. In Europa, secondo il MIT hanno seri problemi di privacy anche il sistema francese, turco e irlandese, mentre sono promosse a pieni voti le soluzioni tecnologiche messe in campo da Austria, Repubblica Ceca e Norvegia. Tra le App migliori secondo il MIT ci sono quelle di Australia, Islanda, Israele e Singapore.

Ecco perché la App Immuni è stata promossa dal MIT di Boston:

  • Il suo utilizzo sarà volontario e non obbligatorio. Ha lo scopo di tracciare i contatti tra persone che restano anonime, e quindi i possibili contagi, agevolando la mappatura del virus.
  • Utilizza una tecnologia bluetooth che consente di individuare lo smartphone ma lo geolocalizza come avverrebbe se utilizzasse una tecnologia GPS. Consente quindi solo di stabilite se c’è stato un contatto con il virus ma non dice dove.
  • Il sistema tiene traccia dei contatti tra smartphone su cui è installata la App, della distanza a cui è avvenuto il contatto e della durata. Se uno dei due possessori di smartphone risultasse positivo al Covid-19 l’altro utente che è entrato in contatto sarà avvisato. Non saprà però chi è il positivo e dove è avvenuto il contatto.
  • Le informazioni inserite nella App saranno visibili al Ministero della Salute e saranno criptati. Si prevede che i dati siano distrutti entro la fine del 2020.

IDEE DI INVESTIMENTO

La gestione dei Big Data in campo sanitario ma non solo è uno dei megatrend delle tecnologia su cui puntano i gestori globali.

Secondo l’analisi di Columbia Threadneedle Investments, l’epidemia potrebbe accelerare le tendenze tecnologiche di lungo periodo che stanno cambiando industria e consumi (cloud computing; 5G; veicoli elettrici; streaming e cybersecurity).

Secondo l’analisi di Pictet asset management, il comparto tecnologico vivrà un costante aumento dell’utilizzo di smartphone, che attualmente rappresentano il 79% dei telefoni cellulari installati e oltre a essere sempre più utilizzati anche come carta di credito, saranno il mezzo privilegiato per il tracciamento della pandemia. A guadagnare quote di mercato nel lungo periodo saranno diversi sotto settori della tecnologia legata ai Big data come: e-commerce, videogiochi online, pubblicità online, software interattivi, fintech, strumenti di analisi di big data, informatica sanitaria, sistemi in cloud).

Per investire in tecnologia la migliore diversificazione di portafoglio e dei rischi è possibile con un fondo azionario globale settoriale (Categoria Morningstar: Azionari Settore Tecnologia). Per mediare l’ingresso nel fondo una buona alternativa è investire con un Piano di accumulo (PAC) che consente di utilizzare la volatilità come alleata.

La Top 5 dei fondi che investono in tecnologia

ProdottoRendimento YTDRendimento 1y
BGF World Technology Fund Classe E217,03%30,76%
Jpm Us Technology D (acc) - Usd16,07%25,38%
Franklin Technology Fund A (acc) EUR14,59%24,14%
Polar Capital Funds PLC - Polar Capital Global Technology Fund Income EUR12,93%25,23%
Janus Henderson Horizon Fund - Global Technology Fund9,73%25,86%
Nella tabella, i migliori fondi azionari che investono in maniera globale sulla tecnologia ordinati per rendimento da gennaio 2020. Dati in euro aggiornati a maggio 2020. Fonte: Morningstar.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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