La fine dell’estate e delle vacanze sui mercati è arrivata con il messaggio del presidente della Federal Reserve (FED), Jerome Powell, che ha detto chiaramente di voler aumentare i tassi di interesse più a lungo del previsto in una dolorosa lotta contro l’inflazione.

Il messaggio è il segnale di una nuova stagione di volatilità sui mercati in un momento in cui ci sono altri catalizzatori importanti a destabilizzare gli investitori (la chiusura del principale gasdotto Nord Stream verso l’Europa per manutenzione, i dati cruciali sul lavoro negli Stati Uniti, la speculazione sulle elezioni italiane).

Per il presidente della FED la febbre da inflazione va curata con la medicina dei tassi al rialzo, nonostante i timori di una recessione globale. E già a settembre potrebbe arrivare un rialzo dei tassi di 75 punti base. Le dichiarazioni di Powell hanno disorientato il mercato: il consensus degli analisti i Bloomberg si attendeva un ritorno a tassi in discesa già a inizio 2023.

L’inflazione comincia ad abbassare la testa grazie a due fattori

Il percorso di raffreddamento dell’inflazione è cominciato grazie a:

  • Rallentamento della crescita economica: i prezzi delle principali materie prime (petrolio, rame e grano in particolare) si sono raffreddati nelle ultime settimane, riducendo la pressione sui costi dei manufatti e degli alimenti.
  • Sta diventando più economico trasportare le cose, poiché le catene di approvvigionamento si stanno riprendendo lentamente dalla pandemia.

Ma è un fatto che l’inflazione sia destinata a rimanere troppo calda per i gusti dei banchieri centrali mondiali. Dopo il peggior shock dei prezzi degli ultimi decenni, la velocità con cui arriveranno i soccorsi varia a livello geografico, con l’Europa in particolare ancora in difficoltà. Sono attesi rialzi dei tassi di interesse a settembre in Usa, Europa e Gran Bretagna.

Quanto pesa l’azione delle banche centrali sull’inflazione

La cura delle banche centrali sta dando i primi effetti. Per gli analisti di JPMorgan Chase & Co l’inflazione dei prezzi al consumo scenderà al 5,1% nel secondo semestre 2022 a livello globale, circa la metà di quella vista nel primo semestre 2022. La discesa più importante è negli Stati Uniti, mentre l’inflazione nell’area dell’euro accelererà oltre il record di luglio dell’8,9%. Questo secondo Citigroup che prevede potrebbe superare il 18% nel Regno Unito, in parte perché è stato appena revocato un tetto alle bollette energetiche.

Nessuno ipotizza un ritorno all’inflazione contenuta di cui godeva gran parte del mondo prima del Covid-19 e della guerra in Ucraina o la fine della stretta monetaria in tempi brevi. Anzi, secondo l’analisi di Pimco, l’era della bassa inflazione è finita e le banche centrali cercheranno di impedire questa transizione secolare, anche a costo di una recessione, ma non possono ostacolare i cambiamenti strutturali.

Su un punto però gli analisti concordano: il peggio dell’attuale episodio inflazionistico è passato per molte economie. Permangono però i dubbi su quanto sarà veloce il declino economico e quanto lontano andrà.

IDEE DI INVESTIMENTO

L’inflazione ha un impatto maggiore sui mercati obbligazionari. Alcuni dei maggiori investitori obbligazionari del mondo affermano che il mercato ha torto nell’aspettarsi che le banche centrali ottengano una vittoria a lungo termine nella guerra contro l’inflazione. Vediamo i punti chiave di questo ragionamento:

  • Non c’è dubbio che gli aumenti dei tassi di interesse negli Stati Uniti e in Europa ridurranno gli aumenti dei prezzi al consumo dal ritmo più veloce degli ultimi decenni, rallentando la crescita economica o innescando recessioni.
  • L’era della globalizzazione con materie prime a buon mercato e basso costo del lavoro hanno contribuito a tenere a bada l’inflazione. Ora questo trend sta iniziando a invertire.
  • I prezzi di petrolio e gas sono elevati poiché diversi Stati hanno interrotto i rapporti con la Russia a causa della guerra in Ucraina.
  • Le aziende devono mettere a bilancio tensioni politiche mentre ricostruiscono catene di approvvigionamento provate dal Covid-19.
  • Mercati del lavoro rigidi stanno dando ai lavoratori il potere di spingere per una retribuzione più alta in particolare in America e questo può far rialzare la testa all’inflazione.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura, inoltre, la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

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