Conviene destinare il TFR al fondo pensione oppure lasciarlo in azienda? La risposta dipende soprattutto dall’orizzonte temporale, dalla propensione al rischio e dalle caratteristiche del fondo scelto. Le due opzioni, infatti, seguono logiche molto diverse: il TFR lasciato fuori dalla previdenza complementare ha una rivalutazione stabilita per legge, mentre quello versato in un fondo pensione viene investito sui mercati finanziari e il risultato dipende dal comparto scelto.

A cambiare nel 2026 sono anche le regole di adesione. Dal 1 luglio 2026, per i lavoratori dipendenti del settore privato alla prima assunzione dopo il 30 giugno è entrato in funzione un nuovo meccanismo di adesione automatica al fondo pensione, con 60 giorni di tempo per rinunciare e scegliere una diversa destinazione del TFR.

Vediamo allora quando il TFR nel fondo pensione conviene, quali sono vantaggi e rischi e cosa cambia con le nuove regole.

Cos’è il TFR e quali scelte hai

Il Trattamento di fine rapporto (TFR) è una quota della retribuzione che viene accantonata ogni anno e liquidata al termine del rapporto di lavoro. L’accantonamento annuo corrisponde, in linea generale, alla retribuzione utile divisa per 13,5.

Per un lavoratore dipendente del settore privato, il TFR maturando può seguire due strade principali:

  • restare nel regime previsto dall’articolo 2120 del Codice civile, quindi presso l’azienda o, quando previsto dalla legge, presso il Fondo di Tesoreria INPS;
  • essere destinato a una forma di previdenza complementare, dove concorre alla costruzione della futura pensione integrativa.

La scelta riguarda il TFR futuro, mentre l’eventuale trasferimento al fondo del TFR già maturato segue regole differenti.

Dal 1° luglio 2026 è cambiato il meccanismo per i nuovi assunti del settore privato: per chi entra per la prima volta nel mercato del lavoro dopo il 30 giugno 2026 opera l’adesione automatica, salvo rinuncia entro 60 giorni.

TFR in fondo pensione conviene?

Per capire se sia meglio il TFR in azienda o nel fondo pensione bisogna confrontare rendimento potenziale, fiscalità, costi, disponibilità del denaro e rischio.

TFR in azienda contro TFR in fondo pensione: cosa conviene

CaratteristicaTFR in aziendaTFR in fondo pensione
Rivalutazione/rendimentoRivalutazione annua pari all'1,5% + 75% dell'inflazioneDipende dall'andamento degli investimenti e dal comparto scelto
TassazioneTassazione separata sulla base dell'aliquota media IRPEF prevista dalla normativaIn genere 15%, riducibile fino al 9% in funzione degli anni di partecipazione
DisponibilitàLiquidato normalmente alla cessazione del rapporto; anticipazioni secondo le condizioni previste dalla leggeAnticipazioni e riscatti possibili solo nei casi e nei limiti previsti
CostiNon ci sono costi di gestione di un prodotto finanziarioSono presenti costi di adesione e/o gestione, diversi da fondo a fondo
RischioRivalutazione determinata dalla leggeIl valore della posizione può salire o scendere in funzione dei mercati
Insolvenza del datore di lavoroSono previste tutele tramite il Fondo di Garanzia INPS nei casi stabiliti dalla leggeEsiste una tutela INPS anche per contributi omessi dal datore di lavoro nelle condizioni previste dalla normativa
Nella tabella, cosa accade nelle diverse voci più significative se si lascia il TFR in azienda o si versa nel fondo pensione. Fonte: Online Sim Blog.

La rivalutazione del TFR mantenuto secondo il regime ordinario è quindi prevedibile: ogni anno il capitale viene rivalutato dell’1,5% più il 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo ISTAT.

Il fondo pensione non offre invece un rendimento predeterminato. Nel lungo periodo può beneficiare dell’andamento dei mercati finanziari, ma può anche attraversare periodi di rendimento negativo. Per questo non basta chiedersi genericamente se il TFR fondo pensione conviene: occorre valutare anche comparto, orizzonte temporale e costi.

I vantaggi del TFR nel fondo pensione

Uno dei principali vantaggi del TFR nel fondo pensione è fiscale. Al momento della prestazione pensionistica, sulla parte imponibile maturata dal 2007 si applica generalmente un’aliquota del 15%, che dopo il quindicesimo anno di partecipazione si riduce di 0,30 punti percentuali per ogni anno successivo, fino al minimo del 9%.

C’è poi un secondo elemento importante: il contributo del datore di lavoro. Nell’adesione collettiva, se il lavoratore versa il contributo minimo previsto dagli accordi, può avere diritto anche al contributo dell’azienda. Questo beneficio va verificato nel proprio contratto collettivo e nelle condizioni del fondo.

Attenzione, però: il TFR conferito al fondo non rientra nel limite di deducibilità. Sono invece deducibili i contributi versati dal lavoratore e dal datore di lavoro e dal 2026 il limite ordinario è salito a 5.300 euro l’anno. Per approfondire puoi leggere la guida Online SIM sulla deducibilità dei fondi pensione.

Infine, cambiare lavoro non significa perdere quanto accumulato. La posizione previdenziale resta intestata all’aderente e può essere mantenuta o trasferita secondo le regole previste. Il trasferimento conserva inoltre l’anzianità maturata nella previdenza complementare.

vantaggi TFR al fondo pensione

Svantaggi e rischi del TFR nel fondo pensione

Gli svantaggi del TFR in fondo pensione sono legati soprattutto alla natura finanziaria dell’investimento.

Il primo elemento da considerare è il rischio di mercato. A differenza del TFR mantenuto nel regime ordinario, che segue la formula di rivalutazione prevista dalla legge, nel fondo pensione il capitale è investito. Un comparto azionario, per esempio, può avere oscillazioni anche significative e registrare perdite in alcuni anni.

Il secondo rischio è scegliere un comparto non coerente con il proprio orizzonte temporale. Chi ha molti anni davanti alla pensione può generalmente sopportare oscillazioni maggiori rispetto a chi è vicino all’uscita dal lavoro. Ma una maggiore esposizione al rischio non garantisce automaticamente rendimenti superiori.

Vanno poi considerati i costi, che nel lungo periodo incidono sul montante finale. Prima di aderire è utile confrontare l’Indicatore sintetico dei costi (ISC) e non guardare soltanto alle performance passate. Infine, il capitale è meno liberamente disponibile rispetto a un normale investimento finanziario: il fondo pensione nasce con una finalità previdenziale e anticipazioni e riscatti sono regolati dalla legge.

Per confrontare rendimento, rischio e costi può essere utile partire dalla guida Online SIM sui migliori fondi pensione per il TFR.

Cosa è cambiato dal 1 luglio 2026

La riforma della previdenza complementare ha modificato diversi aspetti importanti.

  • Adesione automatica e 60 giorni. Per i lavoratori dipendenti del settore privato alla prima assunzione dal 1° luglio 2026 scatta automaticamente l’adesione alla forma pensionistica individuata dagli accordi o contratti collettivi. Il lavoratore ha 60 giorni dall’assunzione per rinunciare, scegliendo un’altra forma pensionistica oppure mantenendo il TFR secondo il regime dell’articolo 2120 del Codice civile. In mancanza di una scelta, l’adesione automatica viene confermata.
  • Il nuovo silenzio assenso TFR 2026 non va quindi confuso con una regola applicabile indistintamente a tutti i lavoratori: interessa in particolare i nuovi ingressi nel lavoro dipendente privato disciplinati dalla nuova normativa.
  • Percorsi life cycle. Le somme derivanti dalle adesioni automatiche non confluiscono più necessariamente in un comparto garantito: dal 1° luglio devono essere investite in percorsi o linee life cycle, che modulano il profilo di rischio tenendo conto dell’età dell’aderente e dell’orizzonte temporale, riducendo progressivamente il rischio nel tempo.
  • Prestazioni più flessibili. La Legge di Bilancio aveva inizialmente previsto di portare dal 50% al 60% la quota del montante ottenibile in capitale al pensionamento. Questa modifica è stata però abrogata prima della sua entrata in vigore dalla legge 112/2026: il limite ordinario resta quindi al 50%.

Dal 1° luglio sono invece disponibili, oltre alla rendita vitalizia, la rendita a durata definita e i prelievi liberamente determinabili. Dal 31 ottobre 2026 sarà possibile anche richiedere l’erogazione frazionata del montante per un periodo non inferiore a cinque anni. Per capire le alternative disponibili al pensionamento puoi leggere l’approfondimento Online SIM sulla liquidazione del fondo pensione al pensionamento.

Fondo di Tesoreria INPS. Dal 2026 è cambiata anche la soglia dimensionale per le imprese tenute a versare al Fondo di Tesoreria INPS il TFR non destinato alla previdenza complementare. Per il 2026 e il 2027 l’obbligo riguarda i datori di lavoro con una media annua di almeno 60 addetti nell’anno precedente; la soglia scenderà a 50 dal 2028 e a 40 dal 2032.

Tassazione del TFR nel fondo pensione

La tassazione del TFR nel fondo pensione è uno degli elementi da valutare nel confronto con il TFR mantenuto nel regime ordinario.

Per le prestazioni pensionistiche riferite agli importi maturati dal 2007 l’aliquota parte dal 15%. Dopo 15 anni di partecipazione si riduce dello 0,30% per ogni anno aggiuntivo, fino al minimo del 9% dopo 35 anni.

Come calcolare la tassazione del fondo pensione

Anni di partecipazioneAliquota
Fino a 15 anni15%
1614,7%
2013,5%
2512%
3010,5%
Oltre 35 anni9%
Nella tabella come cambiano le aliquote fiscali del fondo pensione in base agli anni di permanenza nel fondo. Fonte: Online Sim Blog.

Un esempio chiarisce la differenza. Con 15 anni di partecipazione, su 10.000 euro di base imponibile l’imposta sarebbe pari a 1.500 euro. Con 25 anni, l’aliquota scenderebbe al 12% e, sulla stessa base imponibile, l’imposta sarebbe pari a 1.200 euro.

Il confronto con il TFR in azienda richiede però attenzione: quest’ultimo è soggetto a tassazione separata, calcolata secondo le regole fiscali previste per il TFR e collegata all’aliquota media IRPEF del lavoratore; non è quindi corretto applicare automaticamente a tutto il TFR una delle normali aliquote IRPEF del 23%, 35% o 43%.

Per tutti i dettagli puoi leggere la guida sulla tassazione dei fondi pensione.

Si può prelevare il TFR dal fondo pensione? Anticipazioni e riscatti

Una delle domande più frequenti è: il TFR in fondo pensione si può prelevare? Sì, ma non liberamente in qualsiasi momento.

La normativa permette di ottenere un’anticipazione:

  • fino al 75% della posizione in qualsiasi momento per gravi spese sanitarie;
  • fino al 75%, dopo otto anni di partecipazione, per acquisto o ristrutturazione della prima casa per sé o per i figli;
  • fino al 30%, dopo otto anni, per ulteriori esigenze personali.

Il riscatto parziale o totale segue invece regole specifiche legate, per esempio, a periodi di inoccupazione, invalidità o perdita dei requisiti di partecipazione.

Chi si domanda “TFR fondo pensione: quando posso richiederlo?” deve quindi distinguere tra anticipazione durante la fase di accumulo, riscatto e prestazione al pensionamento.

Per approfondire condizioni e tassazione puoi consultare la guida Online SIM sul riscatto del fondo pensione.

Fondo chiuso o aperto per il TFR

Il TFR può essere destinato a diverse forme di previdenza complementare. I fondi pensione negoziali o chiusi sono legati a specifici contratti collettivi, settori o categorie professionali; i fondi pensione aperti sono invece istituiti da banche, SGR, SIM e imprese di assicurazione e possono essere sottoscritti su base individuale o collettiva.

La scelta va fatta confrontando comparti disponibili, costi, profilo di rischio e possibilità di ottenere il contributo del datore di lavoro. Passando da una forma collettiva a una forma individuale, infatti, si perde di norma il diritto al contributo datoriale previsto dagli accordi collettivi.

Per approfondire puoi leggere il confronto Online SIM tra fondi pensione aperti e chiusi.

Come destinare il TFR al fondo pensione

Le modalità dipendono dalla situazione del lavoratore.

  • Per chi è alla prima assunzione nel settore privato dal 1° luglio 2026, l’iscrizione alla forma pensionistica di riferimento avviene automaticamente. Entro 60 giorni è possibile rinunciare, comunicandolo al datore di lavoro, e decidere di lasciare il TFR nel regime ordinario oppure destinarlo a un’altra forma pensionistica.
  • Chi invece ha già scelto in passato di mantenere il TFR fuori dalla previdenza complementare può successivamente decidere di destinare il TFR futuro a un fondo pensione. Una volta conferito il TFR maturando alla previdenza complementare, la scelta ha natura diversa dal semplice mantenimento in azienda: non è possibile riportare liberamente quel flusso al precedente regime, mentre resta possibile trasferire la posizione tra forme pensionistiche secondo le condizioni previste dalla legge.

Prima di decidere è utile confrontare non solo i rendimenti storici, ma anche orizzonte temporale, rischio, costi, fiscalità e contributo del datore di lavoro. Il TFR è infatti una componente importante del patrimonio previdenziale e la scelta dovrebbe essere coerente con l’intero progetto di pensione integrativa.

Domande frequenti

Se non scelgo nulla entro 60 giorni cosa succede?

Per i lavoratori dipendenti privati alla prima assunzione dal 1° luglio 2026, se entro 60 giorni non viene esercitata la rinuncia prevista dalla legge, si consolida l’adesione automatica al fondo pensione individuato secondo le regole applicabili. Il TFR maturando viene destinato alla previdenza complementare insieme alla contribuzione prevista dagli accordi collettivi.

Posso tornare indietro dopo aver scelto il fondo?

Il TFR futuro destinato alla previdenza complementare non può essere semplicemente riportato in azienda per libera scelta. È però possibile, rispettando le condizioni previste, trasferire la posizione a un’altra forma pensionistica. In generale il trasferimento è consentito dopo due anni di iscrizione e conserva l’anzianità maturata.

Il TFR nel fondo pensione si può prelevare?

Sì, ma solo secondo le regole previste per anticipazioni, riscatti e prestazioni pensionistiche. Le anticipazioni possono arrivare al 75% per spese sanitarie o prima casa e al 30% per altre esigenze, con requisiti diversi a seconda del caso.

Conviene anche se ho 50 anni?

L’età da sola non basta per stabilirlo. A 50 anni l‘orizzonte di investimento è più breve rispetto a quello di un trentenne e diventa quindi ancora più importante valutare il comparto scelto, il livello di rischio, i costi, gli anni mancanti alla pensione, l’eventuale contributo datoriale e i vantaggi fiscali. Anche l’anzianità di partecipazione conta, perché determina la riduzione dell’aliquota fiscale dal 15% verso il 9%.

Cosa succede al TFR se cambio lavoro?

Il capitale già accumulato nel fondo pensione non viene perso. In base alla nuova situazione lavorativa è possibile mantenere la posizione o trasferirla a un’altra forma pensionistica. Il trasferimento non interrompe l’anzianità di partecipazione maturata, elemento importante anche ai fini della fiscalità delle future prestazioni.

IDEE DI INVESTIMENTO

Nel 2026, destinare il TFR a un fondo pensione può essere una scelta conveniente per chi desidera costruire una pensione integrativa solida, approfittando di vantaggi fiscali, rendimento potenziale superiore e disciplina finanziaria. Tuttavia, è una decisione strategica da valutare con attenzione, considerando il proprio profilo di rischio, orizzonte temporale e gli strumenti disponibili sul mercato.

Il fondo pensione è il prodotto ideale per una corretta pianificazione previdenziale. Tra i vantaggi del fondo pensione ci sono: una tassazione favorevole con diverse opzioni di deducibilità fiscale e una gestione flessibile del riscatto delle somme versate.

Il fondo pensione inoltre può anche essere una formula di investimento per il futuro dei nostri figli: un grande regalo considerato il sistema pensionistico italiano.

Online SIM offre ai suoi clienti la possibilità di investire nella previdenza integrativa con fondi pensione aperti. 

Tra i prodotti ci sono:

  • Arca previdenza. Fondo gestito da Arca SGR che investe sui mercati finanziari con differenti profili ed è articolato in 4 comparti di investimento, differenziati per grado di rischio dal più dinamico al più prudente, e in un comparto garantito.
  • Seconda Pensione. Il fondo gestito da Amundi SGR che consente di costruire nel tempo un trattamento pensionistico complementare al sistema obbligatorio investendo i contributi versati nelle differenti possibilità offerte dal fondo pensione. Il fondo è articolato in 5 comparti di investimento, differenziati per grado di rischio dal più dinamico al più prudente, e in un comparto garantito.
  • Anima Arti & Mestieri. È un fondo aperto gestito da Anima SGR a contribuzione differita. Il fondo offre la possibilità di scegliere tra 5 comparti, di cui un comparto garantito. Questi con una composizione di investimento azionaria/obbligazionaria differente a seconda delle esigenze.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

*Articolo pubblicato originariamente a marzo 2023 e sottoposto a successive revisioni e aggiornamenti.

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8 Commenti

  1. Rosanna
    15 Giugno 2023 a 11:42 — Rispondi

    non è chiaro un punto, anche se da Voi appena accennato, se si cambiano più posti di lavoro, viene ogni volta liquidato il TFR lasciato in Azienda con una tassazione in acconto e successivamente l’Agenzia delle Entrate effettuerà la tassazione separata a conguaglio, mentre se si versa il TFR nei fondi questo si accumula e viene tassato solo alla fine?

    • 15 Giugno 2023 a 14:23 — Rispondi

      Buongiorno Rosanna,
      il TFR viene tassato ogni volta che si cambia lavoro (dimissioni, licenziamento) e azienda. Si tratta di una tassazione separata pari alla media dell’IRPEF degli ultimi 5 anni di lavoro: aliquota minima del 23% e aliquota massima del 43%. Se si versa il TFR in un fondo anche se si cambia lavoro non c’è tassazione. Questa si applica solo al momento del riscatto.
      Cordiali saluti.
      Il team di Online SIM

  2. Emilio
    15 Luglio 2023 a 15:01 — Rispondi

    Salve io purtroppo ho perso il lavoro causa chiusura azienda il tfr lo verserà inps ad un fondo pensione che attualmente non ho. Vorrei sapere se dopo averlo aperto e dopodiché inps verserà il mio tfr se potrò ritirare almeno la metà. Grazie

    • 17 Luglio 2023 a 9:46 — Rispondi

      Buongiorno Emilio,
      in caso di licenziamento o cassa integrazione conviene richiedere un riscatto parziale del 50% dopo 12 mesi dalla data di inizio della disoccupazione. Per la richiesta ogni fondo pensione ha una modulistica apposita e va dimostrata l’effettiva perdita del lavoro. Se sono trascorsi 4 anni dall’inizio dalla data del licenziamento, si può procedere al riscatto del restante 50% maturato dal fondo pensione. La tassazione che si applica alle somme riscattate varia da un’aliquota massima del 15% che può scendere dello 0,30% all’anno dopo il quindicesimo anno di partecipazione al fondo fino a un minimo del 9%.
      Cordiali saluti.
      Il team di Online SIM

  3. Paolo
    5 Settembre 2023 a 0:37 — Rispondi

    Buonasera,
    sono un Dirigente di Azienda Commerciale e risulta che nel 2023 sono stati dedotti dal sostituto 9754 Euro versati al Fondo Pensione di categoria.
    Io ho volontariamente versato 4164 Euro al mio Fondo Pensione Aperto ; il mio commercialista che ha preparato il mio UNICO 2023 non vuole portare questi ultimi in deduzione, è corretto? Posso dedurli o no?
    Grazie

    • 5 Settembre 2023 a 14:38 — Rispondi

      Buongiorno Paolo,
      confermiamo quanto fatto dal commercialista. Il limite di deducibilità fiscale per i fondi pensione ammonta a 5.164,57 euro annui, avendo superato tale limite con il versamento TFR, il contributo volontario non è deducibile.
      NB. Chi ha diritto alla deduzione, ma non può dedurre completamente i contributi, per esempio perché eccedono il limite di € 5.164,57, beneficerà di una futura esenzione fiscale.
      Infatti al momento dell’incasso della pensione integrativa, gli oneri non dedotti e quindi già tassati in fase di dichiarazione dei redditi non potranno essere tassati nuovamente. In questo caso non si perde il vantaggio fiscale ma viene rimandato nel futuro.
      Cordiali saluti.
      Il team di Online SIM

  4. Andrea
    17 Maggio 2025 a 14:03 — Rispondi

    Buongiorno,
    in caso di adesione a un fondo di categoria (Cometa) per circa 8 anni; nel caso di nuovo impiego di una categoria diversa e volendo quindi aderire ad un fondo pensione aperto trasferendo l ammontare del maturato, posso beneficiare dello sconto tassazione rendimento degli anni già maturati?
    Grazie

    • 19 Maggio 2025 a 10:41 — Rispondi

      Gentile Andrea,
      in caso di trasferimento da un fondo negoziale di categoria come Cometa a un fondo pensione aperto, potrà mantenere gli anni di adesione già maturati ai fini della tassazione agevolata sulla prestazione finale.
      Questo significa che continuerà a beneficiare della riduzione dell’aliquota fiscale (dal 15% fino al 9%) applicata ai contributi dedotti, calcolata sull’intera anzianità nel sistema di previdenza complementare, anche se cambia fondo.
      Cordiali saluti,
      Il Team di Online SIM

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