La quotazione a Wall Street sul listino Nasdaq dell’azienda Beyond Meat (+600% dal debutto a maggio 2019), che ha come core business alimenti sostitutivi della carne, ha riportato al centro delle analisi di mercato l’economia vegana – il termine vegano è stato coniato nel 1944 dall’inglese Donald Watson, pioniere dell’alimentazione vegetariana – e il suo sviluppo dato il crescente numero di consumatori che, anche se non sono propriamente vegani, hanno deciso di eliminare dalla propria tavola gli alimenti derivati dagli animali sia per la propria salute, sia per il bene del pianeta. Si tratta di un trend sostenibile che sta generando una nuova economia del cibo basata su latte e formaggio, carne di manzo finta, pollo, pesce e maiale e persino cuoio fatto con foglie di ananas o buccia di mela.
Beyond Meat è la prima società di questa economia che è arrivata a Wall Street e ha ottenuto il supporto di Bill Gates che da tempo investe in aziende alimentari che cercano sostitutivi della carne per combattere il cambiamento climatico, può contare su star come Leonardo Di Caprio, Jay-Z, Serena Williams e Katy Perry come grandi investitori e ha raccolto denaro anche da un grande produttore di carne “vera” americano come Tyson Foods.

Dietro al fenomeno Beyond Meat che ha creato un hamburger tutto vegetale – gli ingredienti sono piselli, riso, fagioli indiani verdi, amidi vegetali, olio di cocco e barbabietola rossa – c’è la preoccupazione per il pianeta che sta portando sempre più consumatori a modificare la propria alimentazione. La ragione? Evitare la carne è uno dei modi più efficaci per ridurre il proprio impatto ambientale: un allevamento di bestiame produce circa il 14,5% delle emissioni mondiali di gas serra che alimentano il riscaldamento globale, secondo dati Bloomberg, inoltre gli animali da allevamento contribuiscono in modo determinante alla deforestazione, che riduce la capacità della Terra di assorbire l’anidride carbonica e di conservare la biodiversità. Secondo il rapporto Creating a Sustainable Food Future redatto dall’Onu e dalla Banca Mondiale, entro il 2050, servirà il doppio della carne “vera” prodotta oggi per sfamare la popolazione mondiale (circa 10 miliardi di persone, quasi 2 miliardi in più rispetto a oggi). La conseguenza? Distruggere gran parte delle foreste, compromettere la biodiversità con l’estinzione di migliaia di nuove specie, ed emettere un quantitativo di gas serra che porterà la temperatura della Terra a superare la soglia di sicurezza degli 1,5 gradi centrigradi rispetto alle temperature medie globali pre industriali.

La soluzione, secondo un articolo pubblicato sulla rivista Nature che cita numerose ricerche, è che il consumo di carne “vera” nei Paesi occidentali diminuisca del 90% per tenere sotto controllo le temperature globali. L’altra soluzione è trovare aziende che producano dei sostitutivi della carne pensati per chi non vuole rinunciare al gusto della carne “vera”. Beyond Meat è solo un esempio di questo tipo di aziende, quasi tutte start up che hanno sede nella Silicon Valley, che puntano sull’innovazione del cibo con investimenti in alimenti a base vegetale la cui sicurezza è, però, tutta da dimostrare. Tra i pionieri del settore, per esempio, c’è l’azienda Impossible Foods fondata dal biochimico Patrick O. Brown, che ha creato il primo hamburger vegetariano a base di radici di soia e lievito geneticamente modificato, già venduto nei fast food americani. L’ingrediente segreto si chiama eme ed è una parte fondamentale della carne rossa che contiene ferro, ma non ha ancora il via libera della Food and Drug Administration statunitense per questioni di sicurezza.

IDEE DI INVESTIMENTO

La vendita di proteine ​​alternative alla carne rossa e di pollo valgono già oggi circa 49 miliardi di dollari, ma si prevede che cresceranno di circa il 17% all’anno da qui al 2021, secondo una stima di CoBank riportata da Bloomberg, mentre Barclays prevede che l’industria delle carni alternative crescerà a 140 miliardi di dollari nel prossimo decennio, pari al 10% del mercato globale degli alimenti di derivazione animale.
La carne finta sarà una delle tendenze alimentari più in voga nei prossimi anni anche a causa del numero crescente dei cosiddetti flexitarians, ovvero persone che non vogliono mangiare carne ad ogni pasto. Il trend dell’economia vegana si inserisce nella rivoluzione sostenibile che sta vivendo l’agricoltura, un settore che da solo consuma più acqua di qualsiasi altra attività umana, e di cui circa tre quarti sono destinati agli allevamenti dato che circa un terzo delle terre coltivabili del mondo è usato per produrre mangimi per l’allevamento. Le emissioni derivanti dall’allevamento hanno origini diverse: poco meno della metà deriva dalla produzione di mangimi, e circa il 40% deriva dalla digestione degli animali, specialmente dei bovini. Queste emissioni sono sotto forma di gas metano, un gas serra più dannoso dell’anidride carbonica. Per Pictet Asset Management il consumo di cibi alternativi alla carne è uno dei cinque trend forti della sostenibilità per gli investitori di lungo periodo insieme con la guerra alla plastica, la creazione dicittà intelligentie il ritorno del trasporto solare. Trovare una strada sostenibile per cambiare l’agricoltura è al punto 2 dei 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile SDGs.

La Top 5 dei fondi che investono sul cibo sostenibile

ProdottoRendimento 1yRendimento 3y
Pictet – Nutrition Classe R Eur13,07%10,56%
DWS Invest Global Agribusiness NC8,64%9,54%
Amundi Funds Equity Global Agriculture Classe FU7,87%6,52%
RobecoSAM Sustainable Food Equities D €6,06%6,10%
DPAM INVEST B - Equities Sustainable Food Trends F Cap7,70%7,71%
Nella tabella, i migliori fondi azionari che investono in maniera globale sull'agricoltura ordinati per rendimento a un anno. Dati in euro aggiornati a novembre 2019. Fonte: Morningstar.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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