Transizione è la parola che caratterizzerà tutto il 2022. Se guardiamo alla definizione da vocabolario sembra una cosa semplice: il passaggio da una situazione a un’altra sia in senso dinamico, implicando l’idea di un’evoluzione in atto. Se accanto alla parola “transizione” mettiamo l’aggettivo “economica” diventa tutto più complicato e ampio.

Il 2021 ha messo in moto un meccanismo che diventerà concreto nel 2022 e ci accompagnerà almeno fino al 2027. Questa è la stima dell’Unione Europea che ha varato un fondo per la transizione economica con l’obiettivo che sia giusta. Il fondo è dotato di 19,2 miliardi di euro che servono per sostenere la prima e più importante forma di transizione attesa: il passaggio a un’economia verde.

Questo significa sostenere la transizione verso attività a basse emissioni di CO2 e resilienti ai cambiamenti climatici. Questo con una serie di cambiamenti concreti che l’UE ha riassunto in alcuni punti chiave:

  • creare nuovi posti di lavoro nell’economia verde
  • investire nel trasporto pubblico e sostenibile
  • investire nelle fonti energetiche rinnovabili
  • migliorare la connettività digitale
  • offrire prestiti a condizioni accessibili agli enti locali
  • migliorare le infrastrutture energetiche, il teleriscaldamento e le reti di trasporto

Energia, digitale, infrastrutture e agricoltura: i temi chiave della transizione economica

Gli investitori hanno un ruolo importante per accompagnare la transizione economica che tocca diversi settori e incide in particolare su quattro: energia, digitale, infrastrutture e agricoltura. Secondo l’analisi di Axa Investment Managers, l’impegno attivo delle aziende sui piani di transizione, promozione delle nuove tecnologie e business model che tengano conto dei fattori ESG è centrale per il successo di questo importante cambiamento in atto.

La transizione non sarà indolore. Lo abbiamo visto con l’aumento dei prezzi dell’energia che sono saliti nel secondo semestre del 2021 e sono una delle ragioni per cui è aumentata anche l’inflazione. Secondo l’analisi di Axa investment Managers manca ancora una strategia globale per attribuire un costo alle emissioni e questo potrebbe far salire ancora di più i prezzi dell’energia dando una spinta al settore delle fonti rinnovabili.

Sul fronte delle infrastrutture la transizione si è messa in moto a livello globale. Secondo i dati di Global Infrastructure Hub, un’unità del G20 dedicata al settore, il mondo avrà bisogno di 82 mila miliardi di investimenti entro il 2040 per favorire la transizione energetica e digitale. Secondo l’analisi di Pictet Asset Management, mai come oggi la transizione digitale ha un ruolo fondamentale.

Cop 26 ha impresso un’accelerazione in questo senso con la firma da parte di un gruppo di 40 Paesi (tra cui Usa, Regno Unito, India, Unione Europea e Cina che valgono oltre il 70% dell’economia globale) della Breakthrough Agenda per accelerare e stimolare gli investimenti nelle tecnologie ecologiche, per renderle la scelta più conveniente e vantaggiosa per ciascun Paese entro il 2030.

La digitalizzazione verde

Ecco le cinque le aree principali della digitalizzazione verde:

  • energia elettrica pulita (energie rinnovabili, stoccaggio dell’energia, infrastruttura elettrica)
  • trasporti su strada a emissioni zero (e-mobility e infrastruttura di ricarica)
  • acciaio a basse emissioni (cattura e stoccaggio del carbonio, efficienza energetica)
  • idrogeno a bassa intensità di carbonio (idrogeno green)
  • agricoltura sostenibile e resiliente (agricoltura di precisione, irrigazione smart)

IDEE DI INVESTIMENTO

Per gli investitori la transizione è l’opportunità di sfruttare la crescita derivante dalle dinamiche di cambiamento in tutti i settori interessati.
Per costruire una corretta asset allocation per il 2022 un aiuto arriva dai portafogli modello di Online SIM che contengono diverse asset class e sono sviluppati sulla base di metodologie quantitative. Ogni portafoglio adotta strategie di investimento differenti e predilige l’investimento in determinati settori, strumenti, Paesi.

I portafogli modello consentono di:

  • seguire le strategie di investimento di importanti Società di Gestione
  • incrementare o ridurre la volatilità del portafoglio a seconda delle proprie esigenze e in ogni momento
  • scegliere cosa seguire direttamente e cosa invece delegare (es. la componente azionaria o obbligazionaria)
  • mettere il pilota automatico agli investimenti se non si desidera seguirli costantemente

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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