La startup tecnologica più in voga del momento è il social media Clubhouse che dà voce alle persone. Nato nella Silicon Valley è ancora in versione beta disponibile solo per Iphone. L’ingresso è esclusivamente su invito da parte di chi è già membro del Club.

A fine febbraio il network della voce – attivo anche in Italia – contava già su 6,5 milioni di utenti attivi che passano da una sessione audio all’altra, nella maggior parte dei casi solo ascoltando senza intervenire. Per partecipare basta alzare la mano digitale e ottenere il microfono dal moderatore e si può dire la propria.

Come sempre quando si tratta di start up tecnologiche dietro all’idea avuta dall’imprenditore Paul Davison e dall’ex ingegnere di Google, Rohan Seth, ci sono investitori finanziari che fanno oggi una scommessa in perdita su una possibile quotazione milionaria in futuro o sulla vendita della App a una Big Tech. Clubhouse non fa eccezione e dietro c’è un finanziatore noto alla comunità finanziaria tecnologica: la società di venture capital Andreessen Horowitz.

Andreessen Horowitz ha finanziato la prima volta Clubhouse nel marzo scorso in piena pandemia con un investimento di 12 milioni di dollari e a febbraio 2021 ha investito ancora 100 milioni di dollari sulla App che, a meno di un anno dal via, vale già 1 miliardo di dollari senza ancora aver raggiunto il pubblico di Android. Il percorso di Clubhouse è abbastanza simile a quello compiuto da Instagram, il social media delle immagini, su cui Andreessen Horowitz aveva investito qualche anno fa e che ha reso miliardi di dollari dopo la vendita della App a Facebook.

Come Clubhouse possa fare ricavi non è ancora chiaro: gli eventi sono tutti gratuiti, chiunque può creare una stanza e dare voce alle proprie iniziative anche di marketing. Ma che il business dei social della voce sia cominciato lo dimostra il fatto che Twitter aprirà presto le sue chat room audio dal vivo, note come Twitter Spaces, guarda caso agli utenti su Android che non sono coperti da Clubhouse. In precedenza, l’esperienza era aperta solo a utenti selezionati su iOS dopo il lancio della beta privata del prodotto alla fine di dicembre 2020.

In Clubhouse tutti possono dire tutto e, al momento, non ci sono filtri tranne quello dell’invito per entrare e l’età anagrafica: per iscriversi bisogna avere 18 anni, ma il controllo come per altri social network, vedi TikTok, non è così stringente.

C’è un tema di privacy: la modalità di iscrizione tramite numero di cellulare avvicina Clubhouse più a WhatsApp o Telegram e per poter invitare amici sulla piattaforma Clubhouse chiede obbligatoriamente l’accesso completo alla rubrica telefonica. In questo modo si vede chi tra i propri contatti è iscritto e quanti collegamenti ha, con un incrocio di rubriche e dati personali, cosa che ha destato in Italia l’attenzione del Garante della privacy.

Questo non sembra impensierire i fondatori e finanziatori di Clubhouse che dà anche la possibilità di collegare il proprio account a quello di Instagram e Twitter con un ulteriore incrocio di scambi di dati sensibili. Insomma, una community nella community social che era nata esattamente come tante start up della Silicon Valley per parlare con amici e conoscenti.

Clubhouse all’inizio era fatto di una sola stanza dove i due fondatori, Davison e Seth, intrattenevano conversazioni da nerd provando il prodotto, poi hanno iniziato a invitare più persone e la comunità Clubhouse è cresciuta rapidamente con gruppi diversi per parlare di hobby, culture, carriere e curiosità.

IDEE DI INVESTIMENTO

Clubhouse sembra destinata a un percorso molto simile a quello di tante start up tecnologiche: nel giro di 2-3 anni Clubhouse passerà di mano a Facebook o a qualche altra big di settore, oppure se riuscirà a inventare un sistema di ricavi sostenibile potrebbe tentare la quotazione in Borsa. Non è un caso che questa App sia stata lanciata proprio nell’anno della pandemia in cui social media e piattaforme digitali sono decollate. Le App per smartphone sono uno dei megatrend del settore tecnologia che sta rivoluzionando anche i consumi.

Secondo un’analisi di Pictet Asset Management, a livello globale si prevede un costante aumento dell’utilizzo di smartphone, che attualmente rappresentano il 79% dei telefoni cellulari installati e cominciano ad essere utilizzati anche come carta di credito.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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